Serafin come ci aveva promesso ritorna sull’argomento delle folle sui sentieri delle 5 Terre che hanno portato il Parco a sperimentare un tratto di sentiero a senso unico. Ma ovviamente il problema dei sentieri e dei luoghi “calamita” che vengono presi d’assalto dal turismo di massa è un problema che non riguarda solo la Liguria.

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Il Parco Nazionale delle 5 Terre sperimenta il sentiero a senso unico

Tutti in fila e…zitti. Qualcosa di simile può capitare in montagna se camminando su un sentiero si va a incocciare in una comitiva del Cai che ci precede sostando qua e la e costringendoci a restare in coda come in un qualsiasi raccordo anulare o tangenziale nell’esodo ferragostano. Ricordo che l’amico Teresio Valsesia, allora presidente della Commissione escursionistica m’invitava in questi casi a non prendermela. Con Teresio non posso che concordare, ci mancherebbe. Su un sentiero meglio incocciare in tanti educati piuttosto che in pochi e maleducati. E non occorre aggiungere a quale categoria appartengano gli iscritti al Cai (quorum ego).

Ma fosse sempre così. Oggi per mia esperienza sui sentieri delle Cinque Terre in Liguria il campionario dei camminatori è assortito. Davvero vi si trova di tutto. Peggiori sono di sicuro quelli che calzano i sandali infradito incuranti che il percorso sia pieno di piccole insidie, di traversine di legno fissate con grossi spinotti metallici sporgenti, di rovi, di pietre più o meno grosse, più o meno taglienti. 

Il Parco Nazionale delle Cinque Terre e il Soccorso alpino ne sono consapevoli e sempre più devono fare i conti con fiumane di turisti incuranti di mettersi nei guai sui sentieri con le inevitabili infradito ai piedi. Nel 2019, se non sbaglio, si decise di vietare l’accesso ai sentieri delle Cinque Terre a chi è privo di un abbigliamento — vedi soprattutto alla voce calzature — adeguato. 

Ma oggi il Parco è andato ben oltre, oppresso dai flussi di turisti sbarcati im massa al Porto di La Spezia dalle gigantesche e onnipresenti navi da crociera. E vengo al dunque. Per ragioni di sicurezza è stato deciso dal Parco delle Cinque Terre che i sentieri (non tutti) siano a senso unico. Il provvedimento ha in particolare riguardato, come si legge in un comunicato del Parco, dal 22 al 25 aprile, dalle 10 alle 14, l’ingresso al segmento Monterosso-Vernazza del sentiero Verde Azzurro (SVA). 

L’ingresso, e qui viene il bello, è stato consentito esclusivamente con partenza da Monterosso e uscita a Vernazza, “tratto in cui acclività e passaggi a larghezza ridotta possono rappresentare fattori di rischio per i camminatori e causa di ingorghi in coincidenza di flussi elevati”. 

Agli accessi erano presenti Carabinieri forestale, volontari CAI, Associazione Carabinieri, GEV e operatori dell’ATI 5 Terre, per fornire informazioni e verificare abbigliamento e calzature adeguate alla percorrenza del tratto della lunghezza di 4 km, con una difficoltà: EE – per escursionisti esperti e un dislivello positivo di 217 m. Costoro ci diranno com’è amdata.

sensounico copia Sentieri a senso unico: quando si è troppi sui sentieri...

Tornelli e sensi unici alternati di fatto

Che sia un provvedimento senza precedenti questo delle Cinque Terre me lo conferma Francesco Pastorelli, direttore della Commissione per la protezione delle Alpi. Pastorelli mi assicura di non conoscere altre situazioni dove sia stato adottato il senso unico per camminatori. Si sapeva dei tornelli alla chiesetta delle Odle in Val di Funes, che per visitarla bisogna pagare, ma qui siamo decisamente ai polli in batteria per dirla con Pastorelli e questo non è più turismo. 

Si pensava in realtà che i principali utilizzi del senso unico riguardassero le vie cittadine strette e le strade a due carreggiate indipendenti, come le autostrade. E poi, come ben sa chi ha la patente, una variante del senso unico è costituita dal senso unico alternato. Ma si possono applicare a un sentiero queste limitazioni? 

Finora per quanto ne so ci si era limitati a frapporre sui sentieri intasati qualche ostacolo artificiale. Magari rimuovendo qualsiasi agevolazione in certi passaggi che richiedono un certo impegno. Mi riferisco per fare un esempio alle scalette metalliche e alle corde fisse poste lungo una cengia del sentiero 215 che sale al laghetto del Sorapiss nei pressi di Cortina. Lassù si era anche pensato, quale deterrente, di rimuovere due passerelle metalliche posizionate per aggirare nella parte finale alcune asperità. Idea subito bocciata. 

L’assalto al Sorapiss, specie in occasione del ferragosto, continua così a svolgersi in uno scenario a dir poco apocalittico. Si cammina in coda, con le scarpette da tennis, sull’orlo di un precipizio. C’è chi calza scarpe da passeggio. Nessuno zaino, tanto meno il bastoncino per reggersi meglio. Inoltre c’è chi scende mentre noi saliamo e bisogna lasciargli spazio. E la processione si ferma. Si arriva in tal modo al senso unico alternato e forse il Parco delle Cinque Terre ha preso spunto da qui. 

Che fare quando si è troppi sul sentiero?

Eppure la montagna non lesina “dissuasori” naturali. Anzi, secondo il sapiente Kurt Diemberger la montagna si oppone alle citate invasioni barbariche erigendo dovunque una infallibile barriera: quella della fatica.  

Vorrei per concludere ricordare che il progetto SpeciAlps2 della Commissione per la protezione delle Alpi ha sperimentato alcune misure per orientare i flussi turistici. 

Perché tale gestione è sempre più una questione trasversale per la quale molte regioni non dispongono di un ente responsabile, dotandosi di esperti, come sottolinea l’amico Pastorelli. A me viene il dubbio che in casi estremi davvero sia meglio starsene a casa sdraiati sul divano.

Roberto Serafin

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4 Maggio 2023
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MountCity

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