Diamo uno sguardo complessivo alla situazione della neve sulle nostre montagne (per il dettaglio rimandiamo al rapporto della Fondazione Cima di cui trovate il link nell’articolo): si conferma il fatto che, nonostante le precipitazioni non manchino, a causa delle temperature elevate la neve fatichi a arrivare e ad accumularsi neve a quote non elevate. E dopo che il 2024 è stato l’anno più caldo registrato a livello nazionale anche il gennaio 2025 risulta tra i più caldi
Ascolta la puntata del podcast in cui Daniele Cat Berro ci ha spiegato il tutto
Manca neve, soprattutto in basso
Ormai alla metà di febbraio dobbiamo dire che l’inverno non sta andando molto bene in fatto di neve, perlomeno nella maggior parte delle zone delle Alpi italiane e degli Appennini.
Cominciamo con i dati che ha diffuso a metà gennaio la Fondazione Cima di Savona che si occupa di tracciare un quadro del contenuto d’acqua della neve a scala nazionale. A breve sarà pubblicato il nuovo aggiornamento, ma la situazione dell’ultimo mese non è granché cambiata. Non in maniera sostanziale.
Un mese fa, a metà gennaio, si parlava di un deficit di circa il 60% a livello nazionale, rispetto alla media del del decennio precedente, della quantità d’acqua stoccata nel manto nevoso.
Effettivamente la prima parte dell’inverno sulle Alpi è stata avara di nevicate, ha piovuto molto in ottobre anche con degli episodi di piena, però con quota neve molto elevata: addirittura in ottobre 2024 talora pioveva ancora sui ghiacciai quindi di neve se ne accumulata poca nulla. Novembre su gran parte delle Alpi è stato molto secco, poi a dicembre e gennaio qualcosa è arrivato, ma non grandi quantità. ,
Ciò che si conferma è la caratteristica che ormai sta diventando sempre più abituale: le precipitazioni non mancano (a parte anni eccezionali), però sono sotto forma di pioggia alle quote basse. Solo al di sopra dei 1000-1300 m bene o male riesce ad accumularsi un manto nevoso che diventa progressivamente più consistente procedendo verso le alte quote. La nevosità alle quote medio-basse, vuoi perché la neve proprio non arriva o perché quando arriva dura poco al suolo, è veramente ridotta in minimi termini.

In apertura: un po’ di neve a fine gennaio a Prali (1450 m circa) in Val Germanasca (foto L. Serenthà/Fatti di Montagna)
Situazione neve sulle Alpi italiane
Sulle Alpi gli spessori rimangono mediamente abbastanza ridotti, salvo in qualche zona come il Monte Bianco o come la Val d’Ossola, a confine tra l’Italia nordoccidentale, la Savoia, la Svizzera, dove le frequenti perturbazioni da ponente hanno scaricato un innevitamento consistente. Sempre, però, sopra i 1300-1500 m.
Situazione neve in Appennino
In Appennino sono arrivate anche delle discrete nevicate. Ad esempio a metà gennaio nell’Appennino meridionale è arrivata talora più di mezzo metro di neve fresca e in un successivo episodio è arrivata molta neve sull’Etna, ma solo sopra i 2000 m.
Oltre a non aver raggiunto quote basse, le dominanti correnti miti dai quadranti meridionali o da ponente hanno fuso rapidamente il manto nevoso.
Manca ancora la coda finale dell’inverno: vedremo che succederà.
Neve sui ghiaccia? C’è tempo perché ne venga ancora. Per alimentare i ghiacciai c’è ancora tempo perchè gli accumuli primaverili sono molto importanti a tal fine come è successo nel 2024, anche se poi il caldo estivo si è portato via tutto. Comandano le temperature alla fine.

Gennaio 2025: continua il trend del riscaldamento
Quello che appena trascorso è stato un gennaio decisamente caldo.
Un caso emblematico è stato quello del 28 di gennaio, con il Libeccio e lo Scirocco, che hanno portato la pioggia battente fin sopra i 2000 m sulle piste dei compressori sciistici delle Alpi centrali, anche in zone interne e solitamente molto fredde come Livigno: a 1800 m ha piovuto a dirotto per diverse ore!
L’aggiornamento uscito pochi giorni fa del CNR ISAC ha collocato gennaio 2025 in terza posizione, tra i più caldi in Italia dal 1800 e questo è un altro dato significativo della tendenza in corso.
Già il 2023 era stato sbalorditivo come anomalia climatica a livello globale, il 2024 l’ha ulteriormente superato collocandosi al primo posto, sia per le temperature dell’atmosfera, sia per le temperature degli oceani. Anche in Italia il 2024 è stato l’anno più caldo mai mai registrato con un’anomalia di +1,4 gradi sempre secondo il CNR ISAC.
Sulle Alpi l’eccezionalità è stata un po’ meno marcata: è stato un anno caldo anche sulle Alpi, ma è rimasto in testa il record del 2022. Il 2024 è stato comunque tra i più caldi: secondo più caldo, in oltre un secolo di misure, all’Osservatorio del Gran San Bernardo; terzo più caldo a Varese; quarto più caldo a Rovereto. Per citare alcuni osservatori dell’area alpina italiana.
Precipitazioni 2024
Il 2024 è stato molto piovoso sulle Alpi. È stato uno degli anni più bagnati dell’ultimo secolo in area alpina, soprattutto con il contributo delle grandi precipitazioni verificatesi tra la primavera e l’inizio dell’estate e poi di nuovo in autunno.
È stato invece molto secco nell’estremo Appennino meridionale e sulle montagne delle isole. In Sardegna e Sicilia, abbiamo avuto una siccità storica, con effetti importanti anche sull’agricoltura, l’allevamento e le foreste.


La nuova app AINEVA
Ci sembra importante parlarne in coda a quest’articolo in cui abbiamo parlato di neve. Per tutti coloro che amano frequentare la montagna invernale, e non aspettano altro che nevichi, segnaliamo che è uscita una nuova app di AINEVA. Ricordiamolo: AINEVA è l’Associazione Interregionale Neve e Valanghe, che possiamo definire come una federazione degli istituti che, a livello regionale, si occupano di neve e previsioni valanghe sulle Alpi Italiane.
Con il supporto di Arpa Piemonte ha realizzato una nuova app che permette comodamente di visualizzare i bollettini della zona di interesse per quanto riguarda le condizioni della neve e del pericolo valanghe. Poi c’è anche un blog con degli approfondimenti periodici che tra l’altro vengono pubblicati non solo d’inverno. Quindi uno strumento in più che abbiamo per frequentare la montagna invernale con le dovute cautele e consapevolezza.
Aggiornamento situazione neve in Italia
Oggi 13 febbraio 2025 è uscito il nuovo aggiornamento sulla quantità d’acqua stoccata nel manto nevoso. In Italia la situazione è un po’ meno peggio (-58%), ma nella sostanza non cambia quanto detto nell’articolo. Ecco l’aggiornamento.
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La Società Meteorologica Italiana è la maggiore associazione nazionale per lo studio e la divulgazione di meteorologia, climatologia e glaciologia. È un’associazione scientifica senza fini di lucro e opera su tutto il territorio nazionale conservando stretto legame con la Società Meteorologica Subalpina che ne è socio fondatore nel territorio alpino occidentale, Francia e Svizzera incluse. SMI promuove ed incoraggia lo sviluppo e la conoscenza delle scienze dell’atmosfera in Italia. Appartiene a UniMet (Unione Meteorologia Italiana) ed all’European Meteorological Society.
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