Una interessante chiacchierata con il sociologo Andrea Membretti partendo dal suo “Diventare montanari” (ed. People) in cui cerca di capire chi sono queste persone che scelgono di spostare tutta o buona parte della propria vita in montagna. Membretti lo fa proponendo una lettura che vada oltre la dimensione del singolo. Un libro di facile lettura e rivolto a chiunque che nasce dalle molte ricerche fatte dall’autore sul campo e apre a molte riflessioni sul presente e sul futuro delle terre alte.

Ascolta la chiacchierata con Andrea Membretti

Diventare montanari, le tre classi sociali

Chi sono i “nuovi montanari”? È a questa domanda che la nuova pubblicazione del sociologo Andrea Membretti prova a dare risposta. Il libro “Diventare montanari – Viaggio tra i nuovi abitanti delle terre alte” (ed. People) è frutto di anni di lavoro su questi temi, ma ha un’impostazione narrativa che lo rende di facile lettura da parte di chiunque senza necessità di una formazione specifica. Membretti accompagna le lettrici e i lettori ad incontrare tre classi di persone protagoniste di una migrazione verticale verso le terre altre. L’autore, divide infatti i nuovi montanari in tre classi sociali al fine di, come ci ha spiegato nell’intervista da ascoltare in questa pagina, costruire delle tipologie e andare oltre la dimensione individuale del singolo soggetto che decide di andare a vivere in montagna.

C’è una upper class di persone molto ricche e benestanti, (nel libro si racconta il caso di Crans Montana nel Vallese) che diventano nuovi montanari a partire dal fatto che magari hanno uno chalet o un un loft da qualche milione di franchi svizzeri o o di euro e cominciano a viverci in maniera più o meno permanente, facendo un telelavoro, spostandosi con mezzi privati, qualcuno a volte anche con l’elicottero, per andare in città una volta alla settimana. Persone molto benestanti che in montagna trovano un rifugio, un luogo in cui rinchiudersi

All’estremo opposto c’è quella che Membretti chiama under class: soggetti che stanno addirittura al di sotto e al di fuori della stratificazione della società:i migranti internazionali con pochi o nessun diritto, condizioni abitative e lavorative precarie, i rifugiati, i richiedenti asilo, i migranti lavorativi economici… tutte persone che vanno in montagna, non per scelta, ma per necessità o addirittura per forza nel caso dei rifugiati.

In mezzo c’è la middle class, che in montagna cerca uno stile di vita diverso, vuole fuggire dal surriscaldamento delle città, ma anche da un impoverimento e da un peggioramento delle condizioni di vita materiali. Questa è la classe più variegata nelle motivazioni individuali.

Se manca la dimensione politica…

Una delle riflessioni fatte nella bella chiacchierata con Andrea (che vale proprio la pena di ascoltare!) è partita dalla considerazione che in tutte e tre le classi che emergono dal libro manca la dimensione politica, un riconoscersi all’interno di una collettività. Prevalgono invece le istanze individuali. Ma il rischio è quello, soprattutto per la middle class, di sfuggire da condizioni che vengono definite di infelicità nella vita in città causate molto spesso dall’isolamento individualistico cui spinge la società dei consumi e di ritrovarsi in montagna in un nuovo isolamento. Sembra in molti casi mancare un nuovo patto politico tra i vari attori sul territorio, nuovi e vecchi montanari..

Una maggiore consapevolezza dell’essere una classe sociale la si trova nelle upper class, ma c’è in realtà un totale disinteresse nei confronti della dimensione politica, perché questa classe sociale non ha bisogno della sfera politica e pubblica: agisce per conto proprio e tutela i propri interessi.

Questo è uno (non il solo) dei temi che emergono dalla lettura di questo libro, ma che credo sia di strategica importanza. La dimensione collettiva, nuove comunità che nascono attorno a nuovi patti politici, potrebbero essere uno degli antidoti ad una montagna inaccessibile ai più. La deriva che infatti si intravvede è una montagna oggetto di gentrificazione da un lato, con zone ad appannaggio solo di chi può economicamente permettersela pagandosi tutti i servizi di cui necessita, mentre, dall’altro lato, il resto dei territori montani diventano inabitabili da chiunque perchè privi di ogni servizio,

Fortunatamente specie nella classe media e sopratutto tra giovani adulti si trovano situazioni che vanno verso una visione collettiva del vivere con belle esperienze qua e là su Alpi e Appennini. Quella che non si vede a livello nazionale è un’attenzione della politica istituzionale.

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23 Dicembre 2025
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RUBRICA A CURA DI:
Luca Serenthà

Sono colui che tiene le fila di quest’intreccio di idee, contenuti e competenze che è Fatti di Montagna. In un certo senso, essendone l’ideatore potrei anche definirmi come primo (cronologicamente parlando) partner. Ci tengo che si capisca che Fatti di Montagna non è il mio blog, ma uno strumento che serve per raccontare la montagna.

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