Le Olimpiadi sono in pieno svolgimento e potrebbe sembrare secondario riflettere sul fatto che il piano sportivo che ci appassiona va distinto dal giudizio sulla gestione e organizzazione di un grande evento. Invece è molto importante. Come è giusto e umano essere coinvolti emotivamente dal primo è doveroso non sospendere il giudizio critico sul secondo. Diego Cason, sociologo di Belluno, che ha seguito da vicino tutte le vicende dell’evento Olimpico, ci aiuta in questa riflessione, con un approfondimento molto stimolante che vale assolutamente la pena di ascoltare. Capiremo qual è il meccanismo che ci fa affascinare e come viene sfruttato per creare consenso coprendo la realtà di una gestione né sostenibile né favorevole ai territori.
Ascolta la puntata del podcast con Diego Cason
Perchè è importante distinguere nelle Olimpiadi il piano sportivo da quello dell’organizzazione del grande evento
Può lasciarci indifferenti vedere Federica Brignone che vince l’oro? (o qualsiasi altro o altra atleta in altre discipline?) Abbiamo fin qui spesso parlato di Olimpiadi dal punto di vista delle criticità nell’organizzazione e nella gestione, ma ora che si tanno svolgendo ci chiediamo se sia possibile non appassionarci alle gesta sportive delle atlete e degli atleti che vi partecipano. Nello stesso tempo ci chiediamo se sia giusto accantonare il discorso sull’impatto che un grande evento ha sui territori. Nè una né l’altra cosa: è invece importante conoscere e riconoscere i due piani, che non sono in contrasto, ma esistono entrambe e sono in relazione tra di loro.
Ne abbiamo parlato con Diego Cason, sociologo di Belluno, che ci ha aiutato ad analizzare questo aspetto delle Olimpiadi che è fondamentale tenere presente anche per una comunicazione più efficace.
“Nell’approccio sia da parte dei sostenitori dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina e anche da parte di coloro che in questi giochi hanno visto un elemento di rischio o comunque un modello di gestione di grandi eventi giudicato pericoloso e negativo, vi è; dal mio punto di vista; un’insufficienza di analisi del fenomeno che ha portato alla radicalizzazione di queste due posizioni.
Tutti i Giochi Olimpici Invernali e ed estivi, sono eventi che in qualche maniera vanno a scassare il sistema di assegnazione delle risorse pubbliche e questo vale in tutti i paesi del mondo, ma c’è una costanza in quest: una relazione di diretta proporzionalità tra il livello di corruzione che c’è dentro una comunità che ospita i Giochi Olimpici e l’espansione della spesa pubblica per questi giochi. I due casi eclatanti sono i casi di due autocrazie come il caso di Sochi dove le spese iniziali erano 3 miliardi e sono diventati 38 miliardi e Pechino che ha battuto il record perché c’erano 5 miliardi di spese previste e la spesa poi della dello Stato cinese è stata di 51 miliardi di dollari.
Mentre ad esempio Lillehammer aveva un preventivo di 1 miliardo e 200 milioni di dollari e ha fatto l’Olimpiade con 1 miliardo e 200 milioni di dollari. Ma Lillehammer è in coda nella classifica degli stati per livello di corruzione, e non è un caso.
Quindi la preoccupazione era ampiamente giustificata, però nel momento in cui questa preoccupazione c’è è ovvio che bisogna distinguere questo fatto dell’amara gestione delle risorse pubbliche per organizzare grandi eventi, dall’evento in sé. E i Giochi Olimpici sono una fonte di mitologia e di immaginazione dell’animo umano potentissimi. “
Diego Cason, nell’intervista che potete integralmente ascoltare in questa pagina, per arrivare a comprende come funzionano i meccanismi che ci fanno appassionare ad un’impresa sportiva e come vengono sfruttati per farne un mercato, parte dallo spiegarci l’importanza del corpo, dei canoni estetici che derivano dall’antica Grecia arrivando a comprende la potenza della seduzione e del fascino.
“La seduzione è un elemento dell’interesse che tu susciti negli altri. E questo interesse ti è necessario, perché se non hai un riflesso dall’altro che rende evidente la tua esistenza, che ne dà valore, come fai a costruirla? Quindi ridurre l’eros e di conseguenza l’erotismo, solo alla capacità di seduzione sessuale è una stupidaggine. O meglio, è uno degli aspetti importantissimi, ma non è l’unico.
Quindi Eros va inteso come passione, come capacità di migliorarsi, di diventare più affascinante. Quando Federica Brignone prende l’oro cosa succede? Succede che 2 miliardi di persone la guardano. Cosa desidera una persona se non essere vista, apprezzata, amata. Ecco allora che sia la vittoria che la sconfitta in una competizione rappresenta questo, la luce che ti mette in vista.

Meccanismi e simboli potenti delle Olimpiadi che non si possono ignorare
Si attivano meccanismi potenti che hanno a che fare con miti fondativi del nostro essere animali, prima ancora che essere umani, ma poi l’essere umano ha caricato il tutto di miti, di narrazioni, di significati di simboli. Simboli come la fiaccola olimpica. A cosa serve accendere la fiaccola? Rendiamoci conto: abbiamo l’energia elettrica, a che serve la fiaccola? Cos’è quella rappresentazione simbolica? La fiamma, elemento nativo, “è il trasferimento dell’eredità degli antenati. La memoria. Dopo, nei giochi di Berlino, il nazismo ci ha messo dentro il portare in giro la fiaccola come messaggio di patriottismo nazionalista che è una schifezza in confronto al suo significato originario. Invece è molto importante questa cosa: quella fiamma che si accende è la stessa che arde nei lumini a ricordo dei defunti o la la lampada in fianco alle statue dei lari in periodo latino-romano. La fiamma è la manifestazione dello spirito. A Pentecoste, quando lo Spirito Santo scende sopra gli apostoli, come si manifesta? Con una fiammella.
Allora criticare le Olimpiadi senza considerare questa potenza comunicativa e questo fascino, significa che tu passi subito dalla parte del nemico, perché se sei nemico delle Olimpiadi diventi, senza distinzioni, nemico dell’umano. E quindi bisogna stare all’occhio.
Dopodiché c’è l’altra partita, quello che le Olimpiadi sono diventate un mercato, una mercificazione del corpo umano che ha a che fare con nostra realtà contemporanea molto di più di quanto non si creda”
La retorica Olimpica usata per nascondere la mercificazione dell’evento
Non bisogna dunque far finta di non essere partecipi quando vediamo atleti talentosi riuscire a fare qualcosa di straordinario perchè è semplicemente umano.
Nello stesso tempo sappiamo che una certa retorica Olimpica viene utilizzata come grimaldello per altri scopi. Se però abbiamo presente quanto detto (ascoltate il ragionamento per intero nel podcast, ne vale la pena!) possiamo premetterci, anzi dobbiamo denunciare le cose non fatte bene senza temere di essere tacciati di essere contro le Olimpiadi e i suoi significati profondi.
“La retorica olimpica è sempre utilizzata perché alle Olimpiadi da quando le organizzano gli stati nazionali, gli atleti gareggiano sotto le bandiere. Ad Atene gli atleti gareggiavano come persone, non come rappresentanti di Atene, Sparta etc…
Invece con i nazionalismi l’aspetto sportivo è diventata una preda privilegiata per organizzare consenso e propaganda di regime. Non parlo solo di regimi autoritari, anche le democrazie hanno bisogno della loro mitologia. La retorica rende poco visibile una parte della realtà e invece ne evidenzia l’aspetto del successo, inteso come manifestazione di potere. Se siamo secondi nel medagliere, abbiamo vinto più gare di altri, ma non è che siamo in assoluto migliori di loro. La retorica è esattamente il sistema per nascondere la realtà della mercificazione dell’evento e poter scassare le risorse di uno stato e saccheggiarle.”

Perchè abbiamo bisogno di un altro modello di Olimpiadi?
Detto questo, durante la chiacchierata, Diego Cason ci ha fatto alcuni concreti esempi di come le Olimpiadi di Milano-Cortina vengano dagli organizzatori presentate come sostenibili e con un forte ritorno per le comunità locali, ma la realtà è ben distante. Ci si augurava che potessero essere costruite secondo un modello diverso, come promesso in fase di candidatura, ma così non è stato.
“Perché avevamo bisogno di un altro modello di Olimpiadi? Perché se ha sempre funzionato?
Perché nel frattempo dalle Olimpiadi novecentesche noi siamo cresciuti di otto volte come genere umano. E abbiamo bisogno di un modello di gestione dei territori, delle comunità e degli umani orientata non più al mero produrre, produrre, produrre, consumare, consumare, consumare, crescere, crescere, crescere. La cosa che è sfuggita è che noi non possiamo permetterci di sprecare risorse in questo modo quando un miliardo e mezzo di umani non ha accesso all’acqua potabile e un miliardo non ha un luogo dove abitare e che ci sono paesi dove metà dei bambini non arrivano ai 6 anni perché muoiono prima. Noi non possiamo permettercelo. Potremmo dire -Io sono un paese sviluppato, questi problemi non ce li ho, gli altri si arrangino-. Faccio notare però che chi vive nella parte sviluppate del pianeta è una minoranza esigua. E siccome la forza e il potere sono gli elementi che determinano questa cosa, quando la maggioranza sarà abbastanza armata, anche per loro sarà indifferente se noi verremo demoliti, distrutti e cacciati fuori dai piedi. Vogliamo costruire un’umanità che si basa solo sui rapporti di forza e che premia solo i vincitori?
Quindi la necessità di cambiare questi eventi ha a che fare con questa necessità vitale della nostra specie di cambiare il proprio modo di stare al mondo.”
Continuiamo dunque ad appassionarci alle gare Olimpiche e ad esultare per le medaglie d’oro, ma non possiamo non dire che queste Olimpiadi Milano-Cortina sono state un’occasione persa,
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Sono colui che tiene le fila di quest’intreccio di idee, contenuti e competenze che è Fatti di Montagna. In un certo senso, essendone l’ideatore potrei anche definirmi come primo (cronologicamente parlando) partner. Ci tengo che si capisca che Fatti di Montagna non è il mio blog, ma uno strumento che serve per raccontare la montagna.
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Intervista molto interessante! Grazie a Diego Cason e grazie a Luca!