Mentre Cortina e Milano si apprestano a ospitare i Giochi 2026, l’annuncio delle Olimpiadi invernali 2030 provoca reazioni in Francia. I problemi che vengono sollevati e le parole che vengono dette si possono in molti casi sovrapporre a quanto si è scritto e manifestato in Italia. Ma la macchina delle Olimpiadi prosegue come un film visto troppe volte che si sa già come andrà a finire. Su chi ricadranno debiti ed effetti negativi. Anche Mountain Wilderness France si schiera contro l’iniziativa aprendo una sottoscrizione

In apertura: Grenoble 1968
La posizione di Mountain Wilderness Francia sulle Olimpiadi invernali 2030
Capita a proposito, a nemmeno cento giorni di distanza dalle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, un comunicato di Mountain Wilderness Francia. Il documento riguarda la candidatura ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali del 2030. Una spina nel fianco della montagna. Come ormai si possono considerare tutte le analoghe kermesse. Sotto qualsiasi bandiera vengano annunciate, rappresentano, per dirla con MW Francia, “gravi minacce per le montagne e il futuro dei loro abitanti”.
Le parole sferzanti degli amici francesi potrebbero riferirsi anche ai Giochi Milano Cortina. “Sotto le mentite spoglie di uno spettacolo sportivo globale”, si legge, “questo progetto impegna miliardi di euro di denaro pubblico, promuove uno sviluppo distruttivo e ignora gli imperativi climatici e democratici”. Di qui il rifiuto per le “Olimpiadi distruttive del 2030” e la difesa a oltranza di un futuro sostenibile per le Alpi.
Si dicevano le stesse cose per Milano-Cortina 2026…
Peccato che per questa difesa a oltranza i tempi dei Giochi Milano-Cortina siano scaduti da tempo e che l’ondata di denunce lette sulla stampa si ribalti nelle colonne dei principali giornali in un coro di approvazione. L’opinione pubblica è del resto molto influenzata dai mass media. Che sono tutti o quasi controllati dalle lobby politiche ed economiche che evidenziavano solamente gli aspetti positivi.
Che cosa importa se, come si ebbe occasione di leggere sul Corriere della Sera, i boschi di Cortina si sono trasformati in nidi di ruspe? E chi si ricorda più quanto scrisse Marco Travaglio il 27 giugno 2018 sul Fatto Quotidiano quando ancora era incerta la candidatura italiana? “Gli extra-costi che gravano sulle comunità da quando le località invernali si sono contese i cinque cerchi”, annotò Travaglio, “non ricadono mai sul Comitato olimpico, l’unico a guadagnarci sempre e comunque, bensì sugli Stati e le città ospitanti dove i residenti devono ogni volta sobbarcarsi imposte e balzelli aggiuntivi nei 20 o 30 anni successivi per assecondare le fregole faraoniche dei loro governanti”.
Le critiche sulla stampa francese alla candidatura per le Olimpiadi invernali 2030
Oggi col senno di poi risultano più che mai disattese in Italia le promesse di rispetto ambientale, il recupero delle strutture esistenti e il contenimento dei costi, mentre le montagne delle Dolomiti pagano il prezzo di una corsa contro il tempo fatta di cantieri, tagli, cemento e scavi in aree fragili. Dalla Francia ci giungono in proposito ampi motivi di riflessione. Il quotidiano Le Monde ricostruisce i principali nodi critici: dal cedimento dei terreni e dalla distruzione dei larici secolari, alle tensioni tra istituzioni, tecnici e cittadini, fino alle domande aperte su quale “legacy” lasceranno davvero queste Olimpiadi alle comunità alpine.
Alpine Magazine riapre a sua volta le ostilità contro i fautori dei Giochi del 2030. “Se c’è un ambito”, si legge, “in cui la gestione dei nostri campioni della candidatura olimpica è imprecisa, persino vaga, è il bilancio.
Le Olimpiadi hanno sempre lasciato debiti alle comunità
È una vecchia abitudine nel mondo olimpico giocare con le etichette per oscurare i bilanci con dichiarazioni rassicuranti. Michel Barnier, co-organizzatore delle Olimpiadi invernali del 1992 ad Albertville, non disse forse: “I Giochi pagheranno i Giochi”? Risultato: un deficit di circa 45 milioni di euro coperto dal governo francese e dal dipartimento della Savoia.
Un’altra gaffe memorabile e costosa venne dal sindaco di Montréal, Jean Drapeau, che difese la candidatura della sua città per le Olimpiadi del 1976 e dichiarò: “È impossibile che le Olimpiadi di Montréal vadano in deficit come lo è per un uomo rimanere incinto”. Ci sarebbero voluti trent’anni a Montréal per estinguere il suo enorme debito olimpico.
Sulla scorta di studi scientificamente accurati risulta che negli ultimi cinquant’anni i Giochi abbiano registrato uno sforamento medio del 257% fra budget iniziale e costo finale, sia per le edizioni estive, sia per quelle invernali. In cifre 796% Montreal, 417% Barcellona, 321% Lake Placid, 287% Londra, 277% Lillehammer, 201% Grenoble, 173% Sarajevo, 147% Atlanta, 135% Albertville, 90% Sydney, 82% Torino. Nel capoluogo piemontese venne stanziato un budget di circa 2 miliardi di euro: 1,4 miliardi a carico dello Stato, 200 milioni dal Comune, 300 milioni da privati e 159 milioni da altri enti.
Per ripianare il debito fu inevitabile e inevitabilmente sgradevole un intervento attraverso le finanze pubbliche. Ma poi chi ancora si fa in quattro per ospitare i Giochi? Luigi Casanova, presidente di MW Italia, ricorda come nel 2017 i cittadini del Tirolo siano stati chiamati a esprimersi tramite referendum sulle Olimpiadi invernali 2026. Il 53,35 % dei votanti disse no. Clamoroso fu il risultato di Innsbruck con 67,41% di voti contrari. Ma neanche un centro frequentatissimo come Kitzbuehel, che ospita gare di Coppa del Mondo, ha voluto le Olimpiadi. Come non le volle all’inizio del millennio la bellissima Valle Pesio nel Cuneese che si rifiutò salvo errori di ospitare il luna park olimpico.

Fiona Mille (MW Francia): un altro scenario è possibile
Intanto la presidente di MW Francia Fiona Mille, appena eletta, ha pubblicato nel 2024 il libro “Reinventiamo le montagne. Alpi 2030: un altro scenario è possibile” (Edizioni del Faubourg). Fiona lavora in uno studio di consulenza in resilienza industriale e territoriale e di queste cose se ne intende. La sua proposta riguarda nel volume il tentativo di riconciliare la montagna selvaggia con la montagna da vivere. “Le montagne”, sostiene la trentenne Fiona, “non risolvono i nostri problemi umani. La montagna non dev’essere destinata ai nostri piaceri, ma rappresentare un rifugio per la biodiversità e un modello di sobrietà”.
Ma non è mai troppo presto. Con quattro anni di anticipo gli amici di Mountain Wilderness France si impegnano ora a difendere un modello montano che protegga la vita anziché sacrificarla. “Il progetto dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali del 2030”, si legge nel documento citato, “così come è attualmente concepito, è incompatibile con le sfide climatiche. Si basa sull’uso massiccio d’innevamento artificiale, sulla costruzione di nuove infrastrutture e sull’artificializzazione di aree naturali già fragili, in totale contraddizione con gli obiettivi di conservazione delle risorse”.
Anche gli annunciati Giochi francesi, così come quelli italiani del 2026, verrebbero “spalmati” su un territorio piuttosto vasto. Sono stati per ora designati quattro centri (Savoia, Alta Savoia, Briançonnais e Costa Azzurra). Ciò genererà, come sta per avvenire in Italia tra poco meno di un centinaio di giorni, un notevole volume di spostamenti in contrasto con ogni logica ecologica.
Un modello obsoleto
Anche il progetto transalpino come quello italiano si baserebbe per concludere su un modello obsoleto. Un progetto che mira a preservare lo sci alpino e gli iper-eventi a tutti i costi anziché sostenere la transizione delle regioni montane verso attività rispettose del clima e della biodiversità.
Anche l’eredità promessa appare incerta e rischiosa. Prevedibilmente le autorità locali si troveranno ad affrontare debiti a lungo termine e le strutture rischieranno di diventare rapidamente obsolete come è avvenuto in Piemonte nel 2008. Tutto ciò fa pensare che le montagne non abbiano bisogno dei Giochi per esistere. Sono già indebolite dal cambiamento climatico e dal turismo di massa.
Fondi pubblici dovrebbero piuttosto finanziare la transizione ecologica, l’edilizia abitativa permanente e la resilienza delle aree locali. In quel 2030 che avanza a grandi passi sarà necessario mobilitare nel mondo 1.330 miliardi di finanza per il clima. E occorrerà di conseguenza stringere la cinghia su altri fronti. Soltanto la Cina sembra non farsene un problema e oggi annuncia di continuare a produrre e utilizzare più pannelli solari, più turbine eoliche e più veicoli elettrici rispetto al resto del mondo messo insieme.
La mobilitazione di Mountain Wilderness Francia
Sommessamente, Mountain Wilderness France mette le mani avanti anche sul piano economico. Rivolta agli iscritti, l’organizzazione sottolinea che cifre notevoli di euro saranno necessarie per denunciare gli eccessi delle Olimpiadi del 2030 con articoli, video, dichiarazioni pubbliche. Ecco perché fa appello alla generosità d’iscritti e simpatizzanti per continuare il suo lavoro in risposta al progetto dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali. Il supporto richiesto sarà destinato a realizzare un coordinamento con gli organi decisionali e all’informazione.
“Piuttosto che i Giochi invernali del 2030 che ci porterebbero sulla strada sbagliata”, dice ancora Fiona Mille, “abbiamo bisogno di dinamiche reali, audaci e condivise”. E ci tiene a precisare che il 66% dell’importo della donazione verrà rimborsato ai volenterosi iscritti tramite l’imposta sul reddito. Una modalità eccellente per reinventare davvero le montagne. E con la collaborazione di chi davvero le ama.
Roberto Serafin
RUBRICA A CURA DI:
MountCity è un progetto fondato nel 2013 a Milano che si poggia sulla passione e competenza di uno staff di cittadini appassionati di montagna, all’occorrenza con il sostegno di associazioni di volontariato. La piattaforma, grazie alla competenza e professionalità di Roberto Serafin che l’ha curata per 10 anni, è stata punto di riferimento sull’attualità della montagna e dell’outdoor con migliaia di articoli pubblicati. Ora lo spirito di MountCity vive ancora dentro questa rubrica.
Scheda partner