Quante volte abbiamo visto in montagna la legna ordinatamente preparata per l’inverno fuori da una casa. Flavia Cellerino ci accompagna a vedere oltre una semplice catasta di legna, a riconoscere il sapiente gesto che l’ha creata, un vero e proprio gesto artistico.

DSCN3386 Non è solo legna accatastata

Da decenni la mia estate trascorre, in parte, in un paese a 1187 m slm in Valle Stura di Demonte (Cn): Sambuco. È un luogo che ha cambiato pelle negli ultimi cento anni: borgo che contava più di 1200 abitanti e che ora accoglie circa 85 persone. 

Ai piedi del Monte Bersaio, una montagna dal sapore dolomitico, però, transitano tanti appassionati di escursionismo, sci alpinismo e ora anche ciclo turismo, accolti con simpatia e servizi di qualità che, ed è un grande valore, non si piegano alle mode del momento.

Qui ho costruito amicizie ruvide e solide, che si rinnovano anno dopo anno, che si mantengono grazie alle tecnologie nei mesi invernali.

Entrando in punta di piedi in questo mondo ho imparato a osservarlo, amarlo, descriverlo. 

Vorrei portarvi con me, con questi piccoli racconti d’estate, fatti di cose modeste, di istanti, di sguardi, di attenzioni minute, ma non per questo minori: è il mio modo per ringraziare territorio e persone e per indicare, senza voler insegnare nulla a nessuno, come la “vacanza” non sia un vuoto da riempire con cose effimere, ma sia spesso già densa di emozioni, incontri, riflessioni, bellezza, scoperta, silenzio e pensieri da far crescere dentro di noi.

Metti la cera, togli la cera

Non ho mai praticato arti marziali, ma come molti della mia generazione ho visto il film “The Karate kid” del 1984, in cui a un certo punto il saggio maestro Miyagi insegna la pazienza e il controllo al suo recalcitrante allievo attraverso l’invito alla ripetizione di un gesto apparentemente inutile. 

Un insegnamento che, peraltro, non fa parte solo della cultura orientale, ma affonda le sue radici anche nel nostro mondo mediterraneo: per restare tra le citazioni filmiche, stante la recentissima uscita nelle sale di Odissea nella versione di Nolan, basta osservare l’enorme telaio verticale presente nelle stanze di Penelope (Anna Hathaway) per avere subito presente la sua tela, tessuta e sfatta giorno dopo notte, per ingannare i Proci, in attesa di Ulisse. (e qui qualcuno potrebbe obiettare che uno scopo politico e strategico nel tessere la tela e poi disfarla c’era, e quindi quell’azione non era proprio inutile, anzi; e tuttavia quanta pazienza e quanta determinazione…).

Mi sono venuti in mente questi due riferimenti ammirando un muro di legna da ardere costruito con geometrie sapienti e ordine elegante qui a Sambuco, in uno degli angoli più curati e ordinati del paese.

Le stufe a legna (ed anche i caminetti) sono ancora utilizzate come strumento per riscaldare le dimore e, anche se alcuni ultimi inverni complessivamente non sono stati più freddi come quelli di alcuni decenni fa, le provviste da accumulare per la stagione invernale sono notevoli e molti ancora si occupano di rivendere a terzi il legname tagliato nelle proprietà.

Il legname può essere accatastato in tanti modi: ognuno lo sistema come vuole e come è abituato, in base agli spazi che ha disponibili, in relazione alla quantità…. Ma c’è qualcuno che sa trasformare questa necessità pratica in un piccolo gesto d’armonia e composizione, un gesto artistico, che sarà compiuto e ricompiuto, stagione dopo stagione.

Così il muro di legna diventa un po’ zen: “sistema il tronco, togli il tronco”, potremmo parafrasare.

WhatsApp Image 2026 07 27 copia Non è solo legna accatastata

In realtà, camminando e ripensando alla visione di questa composizione lignea, che -va detto – si ritrova in tante altre località (ma questo non modifica il senso del ragionamento), l’ho associata all’arte gestuale, ossia a quella corrente della pittura collocabile tra 1945 e i due decenni seguenti per la quale il movimento fisico e l’istinto dell’artista sono fondamentali per la realizzazione dell’opera: se cito Pollock credo che sia chiaro il riferimento (e ancora qualcuno dirà: ma con il dripping – sgocciolamento -non era prevedibile il risultato, mentre la collocazione del tronco è voluta e prevista).  

Ammetto che la mia analogia sia un po’ audace, tuttavia seguitemi sul sentiero del ragionamento: quando guardo il muro esso diventa un racconto di gesti e volontà, di scelte e sguardi, di ragionamento e di intuito, di estetica.

Ogni tronchetto è stato soppesato, valutato nelle sue dimensioni, collocato in relazione agli altri, e ogni tronchetto posizionato conserva la memoria visiva di queste azioni, moltiplicatesi sino a ricoprire l’intera parete.

Poi arriva l’inverno, e piano piano, inesorabilmente la parete si svuota, decresce, misura giorno dopo giorno assenze di qualcosa che era e non è più, andato, letteralmente, in fumo: la parete, che va e viene è la sintesi di gesti calmi e reiterati, che non si annoiano, che amano (ri)creare , pur temporaneamente.

Questo muro di tronchi è il manifesto tangibile, non retorico, dell’etimologia più profonda della parola ars, arte. Non è solo tecnica, mestiere, abilità: condivide la radice indoeuropea “ar-“che esprime l’idea di adattare, connettere, unire, tenere assieme.

Che poi è quello che vedo continuamente, qui, nei muretti a secco che trattengono la terra, nelle pietre disposte ad indicare il cammino, nei pochi sopravvissuti mannelli di segale per i tetti. 

E io qui, formulo e disfo pensieri, costruisco e smonto muri di emozioni e passi di condivisioni.

11 Agosto 2026
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RUBRICA A CURA DI:
Flavia Cellerino - Artesulcammino

Artesulcammino nasce a Genova nel 2005 da un’idea, allora davvero innovativa, di Flavia Cellerino: coniugare arte e territori facendoli diventare la chiave per comprendere più a fondo l’interazione fra umanità e ambiente.

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