Un campanile che da secoli diffonde i suoi rintocchi, come ogni antico edificio, porta i segni della propria storia che possiamo comprendere se li sappiamo leggere. Flavia Cellerino ci racconta l’incontro della storia secolare del campanile di Sambuco in Valle Stura con i primi giorni di quella di tre giovani gheppi.

DSCN3386 I gheppi del campanile

Da decenni la mia estate trascorre, in parte, in un paese a 1187 m slm in Valle Stura di Demonte (Cn): Sambuco. È un luogo che ha cambiato pelle negli ultimi cento anni: borgo che contava più di 1200 abitanti e che ora accoglie circa 85 persone. 

Ai piedi del Monte Bersaio, una montagna dal sapore dolomitico, però, transitano tanti appassionati di escursionismo, sci alpinismo e ora anche ciclo turismo, accolti con simpatia e servizi di qualità che, ed è un grande valore, non si piegano alle mode del momento.

Qui ho costruito amicizie ruvide e solide, che si rinnovano anno dopo anno, che si mantengono grazie alle tecnologie nei mesi invernali.

Entrando in punta di piedi in questo mondo ho imparato a osservarlo, amarlo, descriverlo. 

Vorrei portarvi con me, con questi piccoli racconti d’estate, fatti di cose modeste, di istanti, di sguardi, di attenzioni minute, ma non per questo minori: è il mio modo per ringraziare territorio e persone e per indicare, senza voler insegnare nulla a nessuno, come la “vacanza” non sia un vuoto da riempire con cose effimere, ma sia spesso già densa di emozioni, incontri, riflessioni, bellezza, scoperta, silenzio e pensieri da far crescere dentro di noi.

Il temerario, l’acrobata, il prudente

Una bella torre quattrocentesca, retaggio di un probabile insediamento monastico, domina il margine meridionale di Clauzio (dal latino claustrum chiuso, chiostro), una delle quattro parti che costituiscono l’insieme di Sambuco (Villa, Villetta, Cantone e Clauzio).

Questo campanile conserva i tipici buchi pontieri che servivano un tempo per la costruzione delle impalcature di legno utili alla costruzione della muratura e accoglie un orologio collegato all’impianto delle campane che scandiscono le ore e le mezzore, giorno e notte; alle sette di ogni mattina lo scampanio vigoroso ci risveglia e nel caso, triste, in cui muoia qualche abitante il suono si fa lungo, mesto, lugubre e pesante e avvisa tutti.

Il suono delle campane, se ascoltato con attenzione, rimane sospeso nell’aria, ricordandoci anche in termini strettamente fisici che l’aria è un fluido con una sua densità nelle quale le onde sonore si propagano: mi stupisce ogni volta percepire questa matericità del suono. 

Il contesto climatico genera spesso degli innocui cortocircuiti tra scienza e sensibilità personale: è noto che il suono si propaghi leggermente meglio in aria umida che in aria secca, ebbene nella mia percezione, influenzata dal caldo umido appare esattamente il contrario..

Più l’aria è calda e umida più ho l’impressione che il suono resti sospeso, quasi faccia fatica a diffondersi; mentre nelle mattinate fresche e asciutte il suono mi pare filar via veloce, dileguandosi senza ostacoli, fuggendo verso l’alto.

Comunque, quest’anno il monumento che segnala a tutti Sambuco, un monumento iconico, oramai, perché fotografato continuamente, è diventato la casa di una coppia di gheppi. 

Hanno scelto come nido un buco pontiere a metà della costruzione, sul lato ovest che guarda, idealmente, verso il Passo della Maddalena e il versante francese della Alpi. Il gheppio è un falco (falco tinnunculus) che ha una ottima capacità di adattamento e predilige rocce o alti edifici per nidificare.

A giugno è iniziato il via vai della coppia che ha apparecchiato il nido e poi sono state deposte le uova. Sono nati tre piccoli ed è iniziata la fase di accudimento e protezione: la femmina restava con i pulcini e il gheppio padre procurava il cibo. Tremuli pigolii e il biancore delle deiezioni, che sporcava il muro e la sottostante panchina, indirizzavano il nostro sguardo curioso e affascinato, intenerito dallo sbucare delle testoline sulle quali si intuiva, più che vedere in dettaglio, la morbida lanuggine del piumaggio infantile. 

Un giorno ho assistito, richiamata da versi chiaramente alterati, il conflitto tra una gazza, evidentemente in fase di attacco del nido e il gheppio maschio. Libratosi nell’aria mentre la gazza stava avvicinandosi troppo l’ha ghermita nella tipica posizione di caccia che assume questo rapace, imponendo una ritirata veloce. Poi a lungo ha presidiato la torre continuando a volare emettendo un verso forte e aggressivo, a rimarcare la sua vigilanza.

I piccoli sono cresciuti, la loro livrea si è definita: in questo luglio caldo e siccitoso si sono preparati a spiccare i loro primi voli, coadiuvati dall’esempio e dall’assistenza di entrambi i genitori.

Si sono così palesati i caratteri di questi tre gheppi “adolescenti”: perché anche gli animali, in questo caso gli uccelli, hanno caratteristiche proprie, che variano all’interno dei comportamenti istintuali.

Premesso che non sono una ornitologa, che non ho alcuna competenza scientifica, se non informazioni basiche, quanto vi racconto è, ciò nonostante, frutto di osservazione diretta.

In principio si è lanciato, in un voletto incerto ma determinato il “temerario”. È uscito dal nido senza indugio, ha rischiato di cadere a terra, ma il padre (più grande e con una livrea riconoscibile) ha volato sotto di lui, come a sostenerlo e a indirizzarlo, sul filo del palo della luce, e poi sul tetto della casa vicina al campanile, sul quale il piccolo ha sostato a lungo, per rifarsi dalle prime fatiche.

I voletti sul tetto, i tentativi di decollo si sono succeduti, sotto lo sguardo prossimo dell’adulto maschio, che con attenzione vigilava sui movimenti del gheppietto temerario, compiaciuto dal suo coraggio, che lo lanciava nell’aria con voli sempre più calibrati e atterraggi sempre più precisi.

Nel frattempo, il secondo piccolo tentava l’avventura, decidendo, però, di essere molto più interessato alle acrobazie sulla cornice marcapiano superiore della torre, proprio sotto le monofore delle campane. Approdato sul cornicione con un volo parallelo al muro ha cominciato a saltellare, sbattendo le ali, roteando, salendo, scendendo, ma tenendosi costantemente in prossimità del cornicione. Piccolo acrobata senza rete, esteta del saltello, incurante dei richiami paterni al volo, cammina su e giù non preoccupandosi se ogni tanto perde l’equilibrio, perché, grazie alla capacità di volo intuisce che a terra non ci finirà.

Il vero protagonista, però, è il terzo. Un attore nato, (magari è una attrice ma dubito di riuscire a capirlo) che attende prima di entrare in scena, seguace del morettiano “mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte, o se non vengo per niente?”. Si porta sul bordo inferiore del buco, osserva a destra e a manca, stende la zampa destra, poi la sinistra, finge di aprire le ali (un accenno, vago), si ripulisce, torna indietro, ignora i costanti, imperiosi, supplichevoli richiami del padre e della madre, che volteggiano innanzi al nido per invogliarlo, per lusingarlo, per incuriosirlo. Niente da fare. Nemmeno l’incoraggiamento dei fratelli (sorelle?) con il loro entrare e uscire dal nido lo spinge a provare. Prudente, forse pauroso, forse pigro resta, per ora, nel suo piccolo mondo noto e continua ad ignorare il suo destino.

Prima o poi dovrà desistere, e lo vedremo volteggiare abile come natura vuole e guardingo. Come il suo carattere.

I tre gheppietti sono un po’ come i tre porcellini; una sintesi di molti nostri atteggiamenti: chi non aspetta e si getta nell’avventura, chi prova tutte le varianti prima di affrontarla e chi pensa che alla fine sia sempre meglio stare a casa….

4 Agosto 2026
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RUBRICA A CURA DI:
Flavia Cellerino - Artesulcammino

Artesulcammino nasce a Genova nel 2005 da un’idea, allora davvero innovativa, di Flavia Cellerino: coniugare arte e territori facendoli diventare la chiave per comprendere più a fondo l’interazione fra umanità e ambiente.

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