Inizia una nuova stagione sciistica: è lo spunto per riflettere ancora una volta sulle strade che si vogliono intraprendere. Un comunicato stampa di diverse associazioni alpine e ambientaliste dell’Alto Adige e una serata organizzata da ERSAF e CAI Milano in cui si parlerà di “Montagna invernale, tra il non più e il non ancora” sono un’occasione per ragionare sul tema del turismo invernale.

(foto L.Serenthà/Fatti di Montagna)
L’amaro di una nuova stagione sciistica come se nulla fosse
Come se nulla fosse sta iniziando una nuova stagione sciistica. È negli annunci roboanti dei grandi comprensori che si sente questo sapore un po’ amaro di “come se nulla fosse”. Annunci che promettono divertimento e spensieratezza per chilometri di piste immerse in un magico candore. Poi ci capita di osservare la realtà, qua e là appaiono nastri bianchi in mezzo a pendii scuri e forse capiamo da dove viene questo retrogusto amaro: questa idea di turismo invernale non può più appartenere all’oggi. Qualcosa è andato a male in quella ricetta: gli ingredienti sospettati sono il clima e il modello economico.
Sia ben inteso, nessuno dice che la stagione sciistica improvvisamente non avrebbe dovuto iniziare, non sarebbe pensabile. Quello che lascia l’amaro in bocca è quando si cerca di rendere non pensabile una transizione verso altri modelli. Quando si propone lo sci come unica possibilità per l’economia di montagna, quando si rileva una sproporzione enorme tra i finanziamenti pubblici riservati all’industria dello sci rispetto a quelli per altre attività turistiche che possano integrarsi con una più varia economia del territorio.
C’è un modello economico, quello industriale, che punta sulla crescita continua e sui grandi numeri che sta mostrando tutti i suoi problemi e che ancor più manifesta la sua insostenibilità se applicato allo sci e calato su un territorio fragile come quello montano. Ci sono i dati relativi al clima che ci dicono che, a causa dell’innalzamento delle temperature, alle quote inferiori nevica e nevicherà sempre meno e a quelle superiori la neve caduta rimane e rimarrà al suolo per periodi più brevi. C’è una risorsa idrica sulla quale andrebbero fatte scelte oculate data la sua limitatezza che si è palesata già in alcuni frangenti con una scarsità estrema. C’è un consumo energetico che tende continuamente a salire, al di là delle fonti da cui proviene l’energia, e che abbiamo disperatamente bisogno di far diminuire. Dovrebbe quindi esserci una presa di coscienza che spinga a scelte coerenti a questo scenario.

“L’Alto Adige punti in alto cambiando modello”
In Alto Adige un cambio di direzione se lo augurano con un comunicato congiunto l’Alpenverein, il CAI Alto Adige, le associazioni Climate Action, Dachverband für Natur- und Umweltschutz, Heimatpflegeverband, Nosc Cunfin e Mountain Wilderness.
“Il rinnovo del piano di settore impianti di risalita e piste da sci, che dovrebbe avvenire tra pochi mesi, è un’occasione per tracciare la rotta in questa direzione. Le Associazioni alpinistiche e ambientaliste auspicano che questa opportunità venga colta per sviluppare una nuova filosofia di turismo e rendere l’Alto Adige un modello da seguire: la prima regione sciistica al mondo a impatto climatico zero, che rispetta il paesaggio, l’ambiente e le tradizioni e si affida ai trasporti pubblici.
È tempo di puntare in alto e di dare un contributo concreto alla lotta contro il cambiamento climatico! È ora di dire chiaramente che coloro che si presentano come i protettori delle regioni montane e affermano di essere l’unica alternativa allo spopolamento della montagna, in realtà non fanno altro che spremere le regioni alpine declassandole a parco divertimenti, esercitando una pressione sempre maggiore sui delicati ecosistemi delle alte quote. Continuare con il modello attuale non è ragionevole.”
Report ANEF, una mancata presa di coscienza
A proposito di resistenza ad una presa di coscienza è emblematico il report Impatti socio-economici a livello locale degli impianti di risalita di ANEF (l’associazione nazionale degli esercenti degli impianti a fune) dove ci si sforza di dimostrare che di quelli modello di turismo non se ne può fare a meno.
Eppure ANEF potrebbe essere uno di quei soggetti importanti in una presa di coscienza collettiva. Fantascienza? No, perchè il presidente della corrispondente associazione svizzera ha dichiarato “Il riscaldamento globale viene ormai considerato come parte integrante della strategia del settore. Il futuro degli impianti di sci è oltre i 1800 metri.“.
Sembra già un inizio di presa di coscienza della realtà. Per l’analisi più approfondita del report di ANEF, vi rimando al bell’articolo di Luca Rota, puntuale e sul pezzo come sempre.

…ma del dolce c’è
Fortunatamente anche in Italia c’è chi si rende conto che un cambio di paradigma è necessario. A volte sono piccoli gruppi di persone, a volte amministratori illuminati o semplicemente avveduti, a volte intere comunità che decidono di cambiare il loro destino inventandosi nuove strade. Lo hanno ben raccontato Maurizio Dematteis e Michele Nardelli nel loro “Inverno liquido. La crisi climatica, le terre alte, e la fine della stagione dello sci di massa”. Un libro (ne avevamo già parlato con Nardelli) che ha avuto e continua avere il pregio di creare dialogo e di aver coinvolto moltissime persona nella stesura e successivamente nel suo viaggio in giro per l’Italia.
Ancora una volta l’inizio di una nuova stagione sciistica deve essere lo spunto per tornare a riflettere, per farlo insieme: non c’è bisogno tifoserie contrapposte, ma di persone che hanno voglia di ragionare e di uscire da schemi che ormai non danno più le risposte giuste dentro le crisi che stiamo vivendo.
Un’ulteriore occasione di riflettere sarà l’11 dicembre, Giornata internazionale della montagna, grazie alla serata organizzata da ERSAF – Ente Regionale lombardo per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste – in collaborazione con la sezione di Milano del Club AIpino Italiano. Maurizio Dematteis dialogherà con Paolo Paci, direttore di Meridiani Montagne: “Montagna invernale, tra il non più e il non ancora – Le Alpi dall’epoca dello sci di massa a quella del turismo dolce”. L’ingresso (alle 19 presso la sede CAI Milano in via Duccio di Boninsegna 21/23) è libero e fortemente consigliato. La serata rientra all’interno del festival “Leggere le montagne”, che dal 2015 celebra la Giornata Internazionale della Montagna con una serie di iniziative letterarie e culturali lungo l’intero arco alpino.
Al termine ci sarà un rinfresco con ottimi prodotti della montagna lombarda… chissà che non aiutino a scacciare quell’amaro in bocca, ma soprattutto speriamo che l’amaro sia contrastato da quel turismo dolce di cui, qua e là, si vede crescere il desiderio, ma soprattutto la progettualità.
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Sono colui che tiene le fila di quest’intreccio di idee, contenuti e competenze che è Fatti di Montagna. In un certo senso, essendone l’ideatore potrei anche definirmi come primo (cronologicamente parlando) partner. Ci tengo che si capisca che Fatti di Montagna non è il mio blog, ma uno strumento che serve per raccontare la montagna.
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