Il paese di Blatte non c’è più, sommerso da una spessa coltre di detriti e ghiaccio in seguito al collasso, avvenuto il 28 maggio, del soprastante ghiacciaio: cosa ci insegna questo catastrofico evento?
Ascolta la puntata del podcast in cui ne abbiamo parlato con Daniele Cat Berro (vai al capitolo dedicato)
Cosa è successo a Blatten
Blatten è, o forse dovremmo dire era, un villaggio nella Lötschental, una valle del Vallese, sopra cui si trova il ghiacciaio di Birch
Il ghiacciaio di Birch era già sotto osservazione dalla fine degli anni ’90, quando si verificarono due grandi valanghe di ghiaccio: questi episodi pur non avevano avuto effetti dirompenti sul fondovalle, avevano già destato attenzione ed era quindi stato predisposto un sistema di monitoraggio.
Poi, tutto sommato, per lungo tempo la situazione era rimasta abbastanza stabile, ma negli anni recenti hanno iniziato ad intensificati i crolli di roccia dal Kleines Nesthorn, che è la montagna di 3300 m che incombe sul ghiacciaio di Birch e sul fondovalle di Blatten. Questi crolli di roccia erano andati via via accumulandosi sul ghiacciaio creando una coltre di detrito molto importante. Il ghiacciaio, appesantito da questa massa di roccia di svariate centinaia di migliaia di metri cubi, se non milioni, aveva reagito cominciando ad avanzare. Inoltre il ghiacciaio ricoperto da una spessa coltre di detrito aveva visto rallentare la sua fusione nonostante nella parte alta del ghiacciaio, come altrove nelle Alpi, il ghiaccio stesse diminuendo, nella parte coperta veniva preservato.
Il ghiacciaio ha cominciato ad avanzare di svariate decine di metri e anche a scorrere più rapidamente verso valle fino ad arrivare alla situazione parossistica di maggio.
Infatti a metà maggio 2025 la gli ammassi rocciosi del Kleines Nesthorn al di sopra del ghiacciaio hanno cominciato a disarticolarsi più rapidamente e a crollare con grandi frane da milioni di metri cubi di roccia sul ghiacciaio il quale ha aumentato la sua velocità fino a 10 m al giorno (che è tantissimo!). Il ghiacciaio a sua volta ha quindi cominciato a moltiplicare i distacchi di ghiaccio dalla fronte causando colate di ghiaccio miste a detriti ed acqua verso il fondovalle.

(fonte: Ufficio federale di topografia Swisstopo – Rapid Mapping via Nimbus.it).
Una di queste colate aveva sfiorato il fondovalle, quindi il 19 di di maggio, di fronte a questa situazione, proprio grazie al sistema di monitoraggio efficiente già in essere da tempo, è stata presa la decisione di evacuare tutto l’abitato di Blatten (300 abitanti circa) in tempi molto rapidi: nel nel giro di 1 ora e mezza Blatten è stata completamente evacuata. Il giorno successivo per soli 20 minuti le persone sono potute rientrare per recuperare le ultime cose nella speranza poi di poter rientrare presto.
I giorni seguenti i crolli di roccia dalla montagna si erano un po’ attenuati lasciando sperare in un’evoluzione meno drastica. Tuttavia non era stata data la possibilità alle persone di rientrare ed è stato un bene perché il 28 maggio alle 15:24 è avvenuta un’enorme valanga di roccia e ghiaccio.
Non è chiaro se a cedere è stato solo il ghiacciaio con tutto il suo carico di detriti franato in precedenza o anche, in concomitanza, un’altra fetta di montagna soprastante. Questo non è possibile al momento chiarirlo, ma sta di fatto che circa 10 milioni di metri cubi di ghiaccio misto a roccia e ai detriti, che via via sono stati coinvolti scorticando il versante sottostante, si sono abbattuti su Blatten, cancellando gran parte del paese e sbarrando il fondovalle con il suo torrente Lonza. Il corso d’acqua a monte dello sbarramento ha creato un lago che ha sommerso quel poco di paese che era stato risparmiato dalla valanga.
Quali sono i casi precedenti analoghi all’evento di Blatten?
Si è trattato di un episodio sostanzialmente senza precedenti, per lo meno negli ultimi secoli sulle Alpi, considerando eventi che hanno coinvolto il crollo di un ghiacciaio con effetti così pesanti su un territorio abitato. Ci sono stati altri episodi legati allo svuotamento di laghi glaciali che hanno fatto diverse vittime, anche in Svizzera, però crolli di ghiacciai con effetti così di questa entità sul fondo valle in tempi recenti non ce ne erano stati.
È opportuno citare casi molto recenti come quello, sempre in Svizzera, nei Grigioni, dell’estate 2017 sul Pizzo Cengalo, con il crollo di una parte di montagna su un ghiacciaio che poi ha innescato delle colate detritiche che, oltre a travolgere otto escursionisti tuttora dispersi, hanno raggiunto anche il paese di Bondo nella Val Bregagliai, ma non con distruzioni di questa portata.
Un altro caso confrontabile, anche se non venne coinvolto un ghiacciaio, è la grande frana della Val Pola, in alta Valtellina tra Tirano e Bormio, dopo l’alluvione del luglio 1987. Era il 28 luglio 1987 e fu un evento che cambiò la geografia della zona: in quel caso furono coinvolti in tutto circa 40 milioni di metri cubi di di roccia e ci furono svariate vittime. Anche in quel caso c’era stata un’evacuazione preventiva a causa di segnali premonitori, ma ci furono delle vittime in una parte di territorio che non era stata evacuata.
Blatten va considerato un caso scuola
Quello di Blatten rimane un caso veramente eccezionale che ha cambiato e cambierà la percezione dei rischi naturali sulle Alpi e anche la gestione della Protezione Civile. Infatti è da considerarsi un caso scuola che fa vedere come, laddove c’è un monitoraggio e un efficiente sistema di allertamento ed evacuazione della popolazione si possono evitare perlomeno danni alle vite umane.
Fino a 30 anni fa un caso di questo tipo, anche in Svizzera, avrebbe comportato 300 vittime senza alcun dubbio. Quindi sarebbe stato un evento veramente catastrofico anche in termini di perdite di vite umane, invece questa volta, pur non potendo salvare il paese, le perdite di vite umane si sono limitate a una persona tuttora dispersa. Monitoraggio, allertamento ed evacuazione efficace sono gli insegnamenti da cogliere in questo evento.
Potenzialmente sono tantissimi i ghiacciai sulle Alpi esposti a questo tipo di rischio e di conseguenze i fondovalle sottostanti, ma è difficile anche censirli tutti, quindi è complicato immaginare di intraprendere un monitoraggio a tappeto. Ciò non toglie però che laddove si intravedono dei segnali di rischio più evidenti sia molto importante attivare le azioni di monitoraggio, di sorveglianza del territorio e, se necessario, di evacuazione.
La frana su Blatten è stata un evento scioccante anche per la comunità Svizzera che abitualmente ha un approccio ai rischi naturali molto serio, razionale e pragmatico. Questo a maggior ragione deve fare scuola anche da noi dove abbiamo già un un sistema di Protezione Civile molto efficiente, ma noi italiani tendiamo sempre a lavorare più sull’emergenza che non sulla prevenzione e questo rischia di essere il grande anello debole nella nostra catena di percezione e gestione dei rischi naturali.
Quale è stato il ruolo dei cambiamenti climatici nella frana di Blatten?
È inevitabile chiedersi quale sia stato il ruolo dei cambiamenti climatici nella frana di Blatten.
Se da un lato non è possibile stabilire un una correlazione diretta tra cambiamenti climatici e questo evento, è pur vero che la comunità scientifica dei geologi e dei glaciologi concorda nel ritenere che ci sia stato perlomeno un contributo da parte dei cambiamenti climatici all’evento di Blatten.
Infatti non possono non aver inciso almeno in parte il riscaldamento atmosferico e degli ammassi rocciosi con la deglaciazione intensa, l’alterazione del permafrost in profondità che può destabilizzare gli ammassi rocciosi attraverso una maggiore circolazione di acqua liquida all’interno della montagna stessa e anche la maggiore frequenza di eventi piovosi in alta quota nelle ultime stagioni stagioni. Questi sono tutti fattori che possono accelerare dei processi di dissesto che magari sarebbero avvenuti in tempi più lunghi: sappiamo benissimo che è nel destino delle montagne di crollare e di livellarsi, ma il riscaldamento dell’aria e degli ammassi rocciosi può accelerare il processo. Ragionevolmente possiamo dunque affermare che un contributo dei cambiamenti climatici c’è stato.
È impressionante guardare la sequenza di immagini degli ultimi decenni della zona di innesco di questo fenomeno: da completamente innevata e glacializzata quale era ancora fino a 30-40 anni fa, oggi era quasi completamente deglacializzata a parte questo piccolo ghiacciaio. La parete sovrastante il ghiacciaio era stata completamente deglacializzata cosa che è difficile immaginare non abbia avuto un ruolo nel destabilizzare gli ammassi rocciosi e di conseguenza anche quel che restava del del ghiacciaio.
A questo link potete trovare maggiori dettagli sull’insieme delle caratteristiche di questo evento.
Alla luce di tutto ciò dobbiamo essere preparati
In conclusione ribadiamo quindi l’importanza dell’insegnamento che ci consegna il catastrofico evento di Blatten: potenziare il più possibile la sorveglianza del territorio e anche tenerci preparati a convivere con episodi di instabilità dell’alta montagna che se non sono di per sé una novità in termini assoluti, il cambiamento climatico non può che accelerare e rendere più frequenti.
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