Quanto possiamo fidarci delle previsioni delle app meteo? Le applicazioni meteo sono ormai di uso comune, tutti le abbiamo sullo smartphone e non c’è dubbio che siano un prodotto molto comodo e facile da consultare. Dobbiamo però comprendere come funzionano per non chiedere a questi strumenti ciò che non possono dirci.

Ne abbiamo parlato in questa puntata del podcast con Daniele Cat Berro

(capitolo dedicato a questo argomento selezionabile qui sotto cliccando sull’icona del libro)

Vantaggi e come funzionano le app meteo

Non posiamo dire che le applicazioni meteo siano sbagliate, ma hanno molti limiti che vanno considerati e quindi vanno utilizzate con cautela.

Le app meteorologiche che abbiamo tutti installato sullo smartphone sono in un certo senso uno strumento rivoluzionario in quanto hanno cambiato il modo di approcciarsi alle previsioni del tempo.

Sono basate sulle uscite modellistiche delle previsioni del tempo dei grandi centri di calcolo: utilizzano dunque gli stessi dati dai quali dipende qualunque tipo di previsione meteorologica. Questi dati vengono in parte post elaborati con un processo totalmente automatizzato da degli algoritmi talora anche con il contributo dell’intelligenza artificiale. I dati di partenza sono dunque ineccepibili: non sta lì il problema.

Hanno il vantaggio di essere molto comode da consultare e sono continuamente aggiornate da 2 a 4 volte al giorno con le uscite più recenti dei modelli dei grandi centri di calcolo e danno informazioni riferite alle singole località, a seconda del grigliato, ovvero della finezza del modello.

Anche le migliori app meteo hanno dei limiti

Ma ecco che, soprattutto in zone a orografia complessa come quelle montuose, emergono i limiti. Non possiamo avere la pretesa che la previsione sia davvero personalizzata per il punto in cui ci troviamo. Le condizioni possono essere molto mutevoli anche nello spazio di poche centinaia di metri. Inoltre mancano dei dettagli che sono invece molto importanti per chi vai in montagna come, ad esempio, il limite pioggia-neve che è elemento di per sé complicato da prevedere in quanto dei fenomeni estremamente locali possono modificarlo anche di diverse centinaia di metri.

Sono elementi che difficilmente sono colti da un’app automatizzata che non riesce a considerare alcuni elementi che possono invece essere valutati nella redazione di un bollettino da parte di un revisore umano.

Un aspetto mancante nelle app meteo è la disponibilità di una spiegazione della situazione meteorologica da cui derivano le previsioni del tempo che stiamo considerando. È importante comprendere, leggendo o ascoltando come si faceva nell’era pre-app meteo (qualcuno ricorderà i bollettini commentati in televisione da meteorologi come Bernacca, Baroni, Caroselli…), qual’è la situazione a scala continentale che porta al movimento delle perturbazioni delle masse d’aria per poi tradursi in un determinato tipo di tempo nelle diverse regioni. Affidandoci solo ed esclusivamente ai “simbolini” delle app meteo automatizzate perdiamo questa conoscenza, che è anche un background anche culturale che previsione dopo previsione permetteva anche a chi non era meteorologo professionista di crearsi una sensibilità sulla materia molto utile e spendibile sul campo ad esempio durante o in preparazione di uscite in montagna.

Sicuramente altro inganno delle app meteo è quello della precisione temporale. Bisogna sapere che i riferimenti temporali molto precisi, soprattutto, ma non solo in territorio montano, possono non essere rispettati. Classico esempio è quello dei temporali: possiamo sapere che la probabilità aumenterà da una certa ora, ma non vuol dire che esattamente a quell’ora dove sono io arriverà il temporale. Magari arriverà prima o dopo o non arriverà affatto lì, ma nella valle accanto. Queste informazioni vanno prese per il valore che anno, sapendo che alcuni eventi meteorologici non sono prevedibili in alcun modo con una simile precisione neanche con poche ore d’anticipo, figuriamoci giorni!

Un po’ più attendibili le previsioni orararie possono essere in caso di precipitazioni non convettive ovvero derivanti da tappeti nuvolosi stratificati molto estesi che arrivano con una certa regolarità temporale.

Oppure pensiamo al classico tempo mutevole della montagna: l’app potrebbe indicare il “sole con la nuvoletta”, ma se sono nel fondovalle avrò il sole mentre potrei trovarmi per ore in mezzo alla nebbia se sono sulle creste, perché mi trovo… nella nuvoletta!

Un altro dato che molte app meteo comunicano sono i millimetri di pioggia, ma soprattutto in montagna e soprattutto nella stagione estiva non ha il minimo significato. Non sono valori messi a caso perché escono dai modelli meteorologici, però, soprattutto quando si ha a che fare con temporali, non possono essere presi per verità assoluta: una precipitazione potrebbe scaricate in un luogo 50 mm d’acqua e 2 km più in là essere tutto asciutto e questo non può essere previsto con questo dettaglio, men che meno da un app automatizzata.

Non si dice di non usare le app meteo in assoluto, ma di farlo con cautela e di integrare le informazioni con gli altri bollettini specifici e specialistici che i vari enti regionali che si occupano di meteorologia e nivologia producono e diffondono sui loro portali.

La falsa sicurezza delle applicazioni meteorologiche

Uno dei motivi che rende vincenti nella diffusione le app meteo è la sensazione di sicurezza che trasmettono. Se invece leggo un bollettino descrittivo potrei avere tutta una serie di elementi che devo considerare in termini di probabilità, non di certezza. Come abbiamo detto la certezza previsionale di tempo e luogo di alcuni fenomeni meteorologici non può essere data: il previsore ci mette in allerta sulle condizioni che potrebbero verificarsi e con quale probabilità. Sta a noi con la nostra competenza di fruitori di bollettini riuscire a sfruttare quelle informazioni sul campo. Di sicuro la sensazione è di minor sicurezza, ma una falsa sicurezza è quanto i peggio possa esserci.

Tutti noi oggi non vorremmo mai dei condizionali in nessuna situazione e neanche quindi nelle previsioni meteorologiche. Dovremmo invece mantenere ed esercitare l’abitudine ad avere a che fare con i concetti di rischio, di livello di probabilità e di incertezza.

Sulla tendenza a medio termine gli strumenti giusti non sono le app meteo

Queste app spesso si spingono a preveder fino a 15 giorni e si fa l’errore di prendere per buone e sicure quelle previsioni. In realtà non sono previsioni possibili, infatti avvicinandosi alla data di interesse le previsioni cambieranno molteplici volte. le previsioni oltre la settimana possono essere solo generiche e il condizionale è d’obbligo: posso avere idea della tendenza generale, non certo del tempo preciso in quella località per quel giorno.

20240403203015 9424c9970fc97e55ceb69a5a173db0ab546ae2bb App meteo: quanto possiamo fidarci?

Sulle tendenze ci sono prodotti interessanti che via via migliorano come le previsioni che il Centro Europeo per le previsioni a medio termine (ECMWF) dirama: sono le carte di anomalia settimanale di temperatura e precipitazioni in Europa che tutti possiamo consultare.

Sono utili ad avere un’idea di massima su come può evolvere il tempo anche fino a due settimane di distanza, ma non sono certo prodotti che permettono di fare una scelta se fare o non fare un’uscita in montagna fra quindici giorni. Per questo occorre aspettare la classica previsione a breve termine che ha la sua massima attendibilità (superiore al 90%) a tre giorni.

4 Aprile 2024
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Società Meteorologica Italiana

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