La foto che oggi Roberto Serafin estrae dal suo cilindro è nientemeno che una foto inedita di Walter Bonatti. Un Bonatti famigliare, quotidiano, forse in contrasto con le immagini a cui siamo abituati. Non lo è però per chi lo conosceva bene come Roberto che ancora una volta ci regala i ricordi che affiorano riguardando questo suo scatto.

Al termine di una lunga camminata con Walter Bonatti…
Un delizioso relax dopo una camminata. A riproporlo è l’inedita foto di Walter Bonatti (1930-2011) scattata alla fine dell’altro millennio in Valle di San Giacomo. Provando un visibile sollievo, dopo alcune ore di marcia Bonatti si tolse in quell’occasione calze e scarpe e tuffò le sue illustri estremità in una fontanella. I pedestri piaceri di quell’eccezionale camminatore meritavano o no di essere fotografati? Non so perché, ma quelle scarpe mi hanno riacceso un bellissimo ricordo di Walter ai tempi in cui eravamo amici e anche un po’ compagni di merende in piacevoli escursioni su Alpi e Prealpi della Lombardia.
Walter Bonatti, un buon compagno di camminate
Un vero gentleman, così tutti (sottoscritto compreso) lo ricordano. Nelle escursioni ebbe l’occasione di sfoggiare saltuariamente la sua classe di arrampicatore quando era attratto da certi monoliti che rappresentavano un invito irresistibile a scalarli. In cammino e nelle soste quasi sempre accompagnate da specialità della vallata, sapeva ascoltare con discrezione e adattarsi ai gusti e ai limiti dei compagni. Gli screzi ben noti sulla relazione ufficiale della conquista del K2 gli impedirono però di socializzare come avrebbe sicuramente voluto con gli amici reduci della scalata alla “montagna degli italiani”. Che tuttavia non gli fecero mancare la loro stima anche se, a ogni riunione dei compagni del K2 sopravvissuti che lo avrebbero voluto con loro per un brindisi, Bonatti sempre opponeva un garbato rifiuto.
Chi lo conosce (compreso chi scrive) è convinto che risulta impossibile non ricordarlo mite, aperto alle confidenze, dotato di una contagiosa allegria. E di una resistenza invidiabile. Forse, scrisse alla sua scomparsa il dottor Hermann Brugger specialista in medicina di emergenza, furono i suoi mitocondri, benefiche particelle cellulari che madre natura ci fornisce, a soccorrerlo nelle situazioni più difficili. Per esempio, nel tremendo bivacco agli ottomila metri del K2 e nelle sessanta ore di bufera del Freney in cui si batté come un leone per salvare i compagni di scalata. Ma a proposito d’ipossia e di ipotermia, precisò Brugger, la genetica è ancora in gran parte da indagare.
Un ricordo che rimane scolpito
C’è poco da indagare invece sulla foto scattata in Valle di San Giacomo durante un’interminabile escursione a cui partecipò anche l’amico Popi Miotti, innovatore dell’arrampicata sui graniti delle Retiche. In effetti, a osservarla bene, c’è nell’immagine qualcosa di umile e casereccio, in apparenza poco in sintonia con la fama di quel signore dai capelli bianchi entrato nella storia. Ma sicuramente Walter ci perdonerà se ci siamo permessi di pubblicare questo aspetto tutt’altro che marginale di un piccolo evento che rimane scolpito nel mio cuore.
Roberto Serafin
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