Serafin ci racconta delle vite operose di “Monsieur Annapurna” e dell’eroina dell’Everest: due giganti non solo con la piccozza in mano. Era il cinquantenario della prima salita all’Annapurna quando s’incontrarono per la prima volta e Roberto immortalò quel momento.

Tabej Junko con Herzog Uno scatto un ricordo: Maurice Herzog e Tabei Junko
La foto che Roberto Serafin scattò a Chamonix a Herzog e Junko

Maurice e Tabei due giganti a Chanonix

“Più nulla al di  sopra di loro tranne il cielo, e tutto intorno, fino a perdita d’occhio. lo sterminato arcipelago dei Karakorum”. Nessuno meglio di Dino Buzzati seppe descrivere le prime conquiste a quota ottomila, a cominciare da quella dell’Annapurna che con i suoi 8.078 metri è tra le più celebri cime himalayane, la prima a essere calpestata nel 1950 dall’uomo nelle persone di Maurice Herzog e Louis Lachenal. Ci vollero poi altri tre anni perché l’Everest capitolasse sotto i passi di Edmund Hillary e dello sherpa Tenzing e la bellezza di un quarto di secolo perché fosse una donna, la giapponese Tabei Junko, a raggiungerne la cima. E più di mezzo secolo perché fosse finalmente un’italiana, la campionessa olimpica Manuela Di Centa, la prima a salire sul tetto del mondo nel 2003. 

Herzog e Tabei s’incontrarono a Chamonix all’alba del terzo millennio, nel cinquantennale della scalata all’Annapurna. Era per loro la prima volta, una delle tante prime volte della loro carriera di alpinisti. Centinaia di appassionati erano saliti lassù a festeggiarli. Visibilmente felici, Herzog e Tabei si abbracciarono e subito dopo posarono per una foto ricordo che rinnova per i posteri la memoria di quell’incontro. Un’immagine dovuta all’autore di queste righe che qui viene per l’appunto riproposta.

Maurice Herzog

Ricapitolando, alle 14 del 3 giugno 1950 la vetta dell’Annapurna venne raggiunta per la prima volta da bipedi terrestri. Si apriva così un nuovo capitolo nella storia dell’alpinismo. Particolare importante. Vennero usate le corde di nylon al posto di quelle di canapa che erano meno sicure e meno agevoli da manovrare specialmente se irrigidite dal ghiaccio. 

Il ritorno a valle avvenne in mezzo a una bufera. Herzog e compagni giunsero al campo base stravolti, le mani e i piedi congelati. Mezzo secolo dopo fu la cittadina francese capitale mondiale dell’alpinismo (di cui Herzog era stato sindaco) a celebrare il cinquantennale di questa avventura. Dal 14 al 17 giugno del 2000 le celebrazioni occuparono tre giornate piene di eventi e d’incontri. Con i suoi moncherini straziati dal gelo dell’Annapurna, Herzog dovette stringere molte mani. 

Già membro della Resistenza, dal 1958 al 1966 Herzog ricoprì il ruolo di Alto Commissario, poi Segretario di Stato per la Gioventù e lo Sport, mettendo in campo riforme destinate a cambiare il rapporto dei suoi connazionali con l’attività sportiva. Dal 1968 al ‘77 fu sindaco di Chamonix e, più o meno nello stesso periodo, venne eletto per due volte in Parlamento come deputato, prima nel dipartimento del Rodano poi in quello dell’Alta Savoia. Nel 1970 divenne membro del Comitato Olimpico Internazionale (incarico che manterrà fino al 1994). Morì nel 2012 a 93 anni.

Junko Tabei e Destivelle Uno scatto un ricordo: Maurice Herzog e Tabei Junko
Junko con Dstivelle, altra grande dell’alpinismo, sempre fotografate da Roberto Serafin

Junko Tabei

Junko Tabei fu a sua volta un’istituzione dell’alpinismo giapponese e della società del Sol Levante non meno di quanto non lo sia stato “Mister Annapurna” in Francia. Fu la prima donna a raggiungere la vetta di un ottomila, quella del Manaslu nel 1974, e fu la prima come si è visto a salire in cima all’Everest nel 1975. Fu sua la prima sullo Shisha Pangma nel 1981 e infine fu lei la prima ad aver scalato tutte le Seven Summit. Chi l’avrebbe mai detto che covasse tanta determinazione quella piccola signora dall’aria mite che Herzog stringeva a se con le mani straziate dalla pestifera Annapurna? 

Everest a parte, Tabei fu una gran donna. Fu saggia e invincibile nelle scalate e operosa nella vita di tutti i giorni. Oltre a prendersi cura dei due figlioletti, nel 1969 fondò un club per sole donne e nel 1970 diede vita al progetto “donne giapponesi per la spedizione sull’Everest”.

Era nata nel 1939 nella città di Miharu, nella provincia giapponese di Fukushima. Crebbe in una famiglia relativamente povera, condizionata dalla Seconda guerra mondiale. Era la quinta figlia femmina e aveva due fratelli. Cominciò ad appassionarsi di montagna e alpinismo quando aveva dieci anni, durante una gita scolastica. Studiò per diventare insegnante e si laureò in letteratura inglese a Tokyo. 

Fu a 35 anni che nel 1975 raggiunse la vetta dell’Everest. Arrivò lassù accompagnata dal suo sherpa Ang Tsering. Insieme erano sfuggiti a una valanga. A partire dagli anni Duemila cominciò a occuparsi di temi ambientalisti. Dopo essersi laureata all’Università Kyushu di Fukuoka, in Giappone, studiò il degrado del terreno montano causato dai rifiuti lasciati dagli alpinisti. Fino a 73 anni s’impegnò ogni estate a raggiungere la vetta del Monte Fuji, 3776 metri, accompagnando studenti della sua città natale gravemente colpita dal terremoto e dallo tsunami del 2011. Qualcuno a quel punto, in mezzo a tante macerie, pensò che davvero i colossi himalayani umiliati con le loro imprese da Tabej e Maurice si fossero presi una disastrosa rivincita.  

Roberto Serafin

26 Maggio 2025
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