Nella sua lunga carriera di giornalista appassionato d’alpinismo, per Roberto Serafin moltissime salite in vetta si sono trasformate in memorabili occasioni d’incontro e ora ogni foto di vetta fa scaturire un ricordo. Dei cento scatti che potrebbe proporci (ci auguriamo in attesa di vederli pubblicati in un bel libro) ce ne da un piccolo assaggio ricostruendo con parole e immagini cinque indimenticabili incontri in vetta.  La Cordata della Stampa sul Breithorn, il concertino occitano sul Monviso dedicato al Re delle guide, la cima della Grignetta raggiunta con Bonatti lungo la Segantini. E poi il Medale scalato con Carlo Mauri e cima Tosa “fatta” in compagnia del Ragno delle Dolomiti e dell’alpinista che gli salvò la vita.

In cima il piacere della condivisione (reale non social)

E tu, arrivato in vetta, che cosa provi? Fu Adito Desio in persona a proporre questa domanda ai lettori di una rivista del Club Alpino Italiano. Domanda pertinente, in sintonia con la psicologia di chi arrampica come era nello stile del professore. Qualche esempio? Un rinomato alpinista accademico diventato guida alpina confessò di avere pianto per la commozione raggiungendo la cima di un ottomila con un cliente. Talvolta si sale in vetta per porre un suggello indelebile su un’amicizia o si raggiunge una vetta perché lassù ci si sente più vicini al cielo con tutto il benessere che questa circostanza comporta. C’è anche chi tra i grandi alpinisti disquisisce nelle pagine dei suoi libri di “corse alla vetta” senza nascondersi il carattere di sfida che questa attività comporta e anche un certo esibizionismo. Oggi di corse alla vetta degli ottomila che si susseguono quasi quotidianamente non se ne può più come segnala Paolo Paci in un editoriale del suo Meridiani Montagne definendo “ottomila sbadigli” queste ormai noiosissime imprese.

Ma c’è scalata  e scalata. A chi scrive è capitato diverse volte nella sua attività di giornalista appassionato di alpinismo, di condividere il piacere di una cima salita…conquistata con personaggi non comuni. Cinque esperienze straordinarie meritano di essere ricordate, cinque incontri in vetta documentati da queste immagini conservate nella fototeca del Cai Milano e inserite in un fotolibro di prossima pubblicazione.

Il battesimo dell’Agim

Cordata della stampa Cento scatti, cento storie

Un gruppo di giornalisti sotto l’egida della Federazione Nazionale della Stampa italiana fondò nel 2003 un gruppo di specializzazione, l’Associazione giornalisti italiani della montagna (Agim). Lo scopo? Migliorare l’informazione sulle montagna, la sua gente, i suoi problemi. La sede venne stabilita presso la Sezione di Milano del Cai. Il battesimo fu in puro stile alpino. Si scalò tutti insieme il Breithorn con le guide Alberto Re, Graziano Bianchi e Antonio Carrel. E a quota quattromila, si brindò alle fortune, piuttosto scarse in verità, del gruppo. L’Agim, in mancanza di sostegni e carente d’iscritti, ebbe in effetti vita breve. 

Tutti insieme sul “Re di Pietra” 

È ancora buio sulla Cresta Est del Monviso. Un sasso colpisce Alberto Re mentre sale. Il dolore è insopportabile, ogni tanto perde conoscenza. Fine della sua carriera di accademico e guida alpina? Macché. Otto mesi dopo il Re delle guide riprende l’attività. E il 2 agosto 1998 sale di nuovo, per l’ennesima volta, sulla cima del Monviso. È una sorta di pellegrinaggio quest’ultimo nel quale lo accompagnano una quarantina di amici tra i quali chi scrive, autore della foto di vetta. Si festeggia il decennale della “rinascita” di Alberto dopo l’incidente del 1987. In cima lo attende un’orchestrina di ragazzi con Dario Anghilante, storico, musicista, cantante, attore. Dario è accompagnato dai due figli e da un loro amico, lui con il violino e i tre ragazzi con due bandoneon e una fisarmonica. La giornata è radiosa, la catena delle Alpi occidentali si lascia ammirare, quasi toccare. “Dice” Messa don Luigi Destre, il prete salito lassù chissà quante volte. E Alberto è giustamente esultante per questa sua nuova vita piena di esperienze e di viaggi.

Musica in vetta al Monviso Cento scatti, cento storie

Nel laboratorio del verticale

Bonatti in vetta alla Grignetta copia Cento scatti, cento storie

Mi è capitato di mettere piede più volte sulla cima della Grigna meridionale detta Grignetta. Il ricordo più bello? La volta che in cordata con Walter Bonatti ho compiuto la salita lungo la cresta Segantini. In vetta ad attenderci in mezzo a un nuvolone con gran svolazzare di gracchi c’era il cosiddetto sherpa delle Grigne che nei giorni di festa serviva ai summiter panini e bicchieri di vino. La Grignetta è stata per più di settant’anni il laboratorio degli “alchimisti lombardi del verticale” come la definisce Eugenio Pesci. Bonatti aveva 21 anni quando s’infilò lassù in un bel diedro di quinto e sesto grado. Ricordo con piacere durante la salita, legato alla corda del grande alpinista, l’affabilità di Bonatti, prodigo di aneddoti su quei luoghi a lui familiari. Lungo il selvaggio canalone dell’Angelina a un certo punto mi chiese che gli passassi la Nikon e mi fotografò dall’alto con grande maestria. La foto qui pubblicata fu invece scattata dal sottoscritto mentre Walter riavvolgeva la corda di scalata accanto ai medaglioni in bronzo di alcune celebrità che un tempo, prima di venire rimossi, accoglievano i salitori. 

“Bigio” tra le sue montagne

Mezzo secolo dopo la sua uscita nelle librerie è ricomparso sugli scaffali “Quando il rischio è vita”. Ne fu autore Carlo Mauri (1930-1982) che negli anni Settanta gareggiò con Walter Bonatti sugli scenari dell’alpinismo più spinto. Purtroppo il “Bigio” morì a 52 anni per un infarto sulla ferrata del Pizzo d’Erna, nel Lecchese. Quel giorno era solo, ma con lui doveva esserci anche chi scrive queste note, da qualche tempo diventato suo compagno di scorribande sulle pareti lecchesi. Il suo cuore era provato per un recente infarto. “Bigio” è qui immortalato al termine dell’impegnativa ferrata degli alpini al Medale.  Era un pomeriggio del 26 febbraio 1982 (tardo Medioevo…) quando al ritorno a valle dedicò a chi scrive una dedica: “Insieme abbiamo fatto la via ferrata sul monte Medale. Ora siamo soddisfatti e amici”. L’impegno fu di rivederci al più presto. Ma il cuore lo tradì proprio tra le sue adorate montagne.

Mauri Cento scatti, cento storie

Dalla Patagonia al Brenta

Maestri e Fava Cima Tosa copia 2 Cento scatti, cento storie

Senza esagerare, pagine di storia furono scritte a Cima Tosa nell’autunno del 2000. L’occasione? Un omaggio sulle Dolomiti di Brenta al re Alberto del Belgio, il sovrano alpinista che s’invaghì di questi fantastici scenari. Il programma prevedeva che una serie di cordate ripercorressero in contemporanea le ascensioni effettuate dal sovrano su diverse cime del gruppo. La salita più ambita? Ma certo, la traversata dalla Val d’Ambiez a Madonna di Campiglio salendo a Cima Tosa lungo la via Migotti. Del gruppo faceva parte un coppia che fece molto parlare i giornali: il Ragno delle Dolomiti Cesare Maestri e il fido compagno Cesarino Fava. Ma si, proprio quel Cesarino che lo tolse dei guai nel 1959 al Cerro Torre. Dopo avere atteso a lungo Maestri ed Egger stava, desolato, per scendere a valle. Ma a un certo punto, mosso da un’intuizione tornò sui suoi passi. Vide in lontananza una figura riversa nella neve. Era Maestri, distrutto dalla fatica. Lo rianimò e lo salvò. Trascorsa una quarantina d’anni, sulla Tosa i due grandi vecchi erano di nuovo insieme. Visibilmente felici di ritrovarsi. Salivano chiacchierando senza sosta. Sulla vetta posarono per la foto che rimase per loro un piacevole ricordo. 

Testi e foto di Roberto Serafin

18 Ottobre 2024
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MountCity

MountCity è un progetto fondato nel 2013 a Milano che si poggia sulla passione e competenza di uno staff di cittadini appassionati di montagna, all’occorrenza con il sostegno di associazioni di volontariato. La piattaforma, grazie alla competenza e professionalità di Roberto Serafin che l’ha curata per 10 anni, è stata punto di riferimento sull’attualità della montagna e dell’outdoor con migliaia di articoli pubblicati. Ora lo spirito di MountCity vive ancora dentro questa rubrica.

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