Con i suoi ricordi Roberto Serafin ci porta prima alle origini della Skimarathon che si svolge in Engadina e poi ci presenta un amico, Walter Bonatti, di cui ha raccontato il mito, ma anche l’uomo, nel libro ripubblicato ampliato per una delle più prestigiose collane dell’editoria di montagna.

Skimarathon: una lunga storia

Neve ancora perfetta, lucente sole primaverile, lunghe giornate. E domenica 8 marzo l’Engadina mette in scena uno dei più grandi spettacoli della stagione: la cinquantaduesima edizione della Engadin Skimarathon, 42 chilometri in stile libero, perlopiù pattinato, sui laghi ghiacciati e nella penombra delle foreste tra Maloja e Zuoz. Da metà febbraio l’evento è sold out. Sono 14 mila gli sciatori in gara, il pettorale costa 165 franchi ma ormai è troppo tardi per iscriversi a questo gran finale nella stagione delle maratone che segue di una settimana un altro grande appuntamento, quello con la svedese Wasaloppet, 90 chilometri a tecnica classica, la corsa più lunga e più dura.

Più di mezzo secolo fa, quando in Engadina nacque la Skimarathon, a “fare il fondo” erano gli eletti, pochi o tanti che fossero, animati dal sacro fuoco che divampava con le prime marcelonghe. L’imperativo era “sciare come al nord” sulle tracce dei vichinghi. Atleti imbattibili come Hakulinen e Jernberg erano gli ideali trascinatori. Giganti abituati a battersi nelle tundre del Grande Nord e che facevano incetta di medaglie ai Giochi olimpici.

Gli svizzeri attirarono i primi appassionati solleticando il loro desiderio di mettersi alla prova in cambio di un’allettante proposta: lo sci “di fondo” è un’attività che allunga la vita, perché non approfittare degli stupendi laghi ghiacciai dell’Engadina per praticarlo? E infatti lungo i laghi i cartelli con il chilometraggio riportavano le tre L dello slogan Langlauf Lieben Langer, ovvero, sci fondo eguale a vita più lunga. Quelle tre L maiuscole accompagnavano il monotono passo alternato degli sciatori dal Maloja a Zuoz insieme con la pubblicità del Toblerone. Ed è incontestabile che molti veterani, con qualche sfortunata eccezione, siano ancora al mondo vivi e vegeti. 

Lo slogan delle tre elle lanciato dagli svizzeri ebbe all’epoca qualche riscontro anche in Italia. Al Centro fondo di Asiago si era accolti da uno striscione con la scritta “Sci Fondo Vita Lunga”. Corroboranti grappini alla fine delle sgroppate completavano la terapia. Non è chiaro però quanto quella scritta rivolta ai diversamente giovani abbia attecchito tra noi mediterranei insofferenti di certe codificazioni. Così pochi anni più tardi gli addetti al marketing fecero sparire ogni tipo di slogan basato su promesse oggettivamente difficili da mantenere. Cresceva intanto il desiderio di ottenere prestazioni sempre più evolute e l’accento venne posto sull’agonismo. Ai contemplatori della natura un paio di ciaspole bastano e avanzano, dopotutto. Così in un mondo sempre più competitivo il fondamentale manuale dello svizzero Alois Kalin si indirizzò agli sciatori meno evoluti solleticandoli anche con consigli di tipo agonistico perché le loro gite potessero diventare anche prove di forza da far schiattare d’invidia gli amici.

In ogni modo mezzo secolo fa l’utenza sciatoria sulle piste di fondo aveva in buona parte i capelli grigi se non addirittura bianchi. Gente viziata dal benessere che aveva tardivamente scoperto il piacere della fatica ed era convinta di guadagnare, faticando, una marcia in più rispetto ai comuni mortali. Oggi la Skimarathon rimane una fantastica galoppata riservata ai giovani e ai non ancora anziani, una prova che non è possibile improvvisare. Ai veterofondisti non resta dunque che seguirla in podcast sul web questa Skimarathon attraverso le riprese col go pro che mettono in evidenza l’eleganza di quella ormai universalmente diffusa “scivolata spinta pattinata”. Niente a che vedere con l’affannoso incedere dei tempi in cui si andava a passo alternato sui binari. E quando le solette degli sci in legno di betulla, qualcuno ancora se le ricorda?, erano impiastricciate con klister e silver, scioline “di tenuta”ideali per affrontare meglio sulla mutevole neve primaverile le impennate del terreno nella foresta di Statz prima del tuffo finale verso la bassa Engadina. Era, come dire, il Tardo Medioevo dello sci di fondo.

Passaggio a Champfer Bonatti: il mito raccontato da un amico
Passaggio sul lago di Silvaplana
In apertura: Bonatti in Grignetta. (ph Serafin)

Tutto Bonatti in un “lichene”

Premessa indispensabile. Con i 119 titoli in catalogo, “I Licheni” di Priuli&Verlucca sono considerati la prima, la più grande e la più importante collana letteraria italiana dedicata alla montagna. Da Reinhold Messner a Mauro Corona, da Edward Whymper a Riccardo Cassin, grandi nomi dell’alpinismo e del mondo alpino sono tra gli autori. Tra i quali ha da poco l’onore d’inserirsi anche chi scrive queste note. Da giovedì 20 febbraio è in libreria “Walter Bonatti. L’uomo, il mito” di Roberto Serafin (174 pagine, 15 euro), centodiciottesimo volume della collana. Il libro ripercorre le tappe salienti della vita, anzi, delle tante vite di Bonatti che se ne è andato a 81 anni il 13 settembre 2011 suscitando ondate di commozione tra gli appassionati di montagna. 

Cover Bonatti Licheni Bonatti: il mito raccontato da un amico

Con il corredo di immagini inedite, con la presentazione di Alessandro Gogna e le testimonianze di amici ed estimatori, emergono nel volume alcuni aspetti di una personalità sicuramente complessa e per certi versi tormentata. Perché Bonatti è stato, oltre che il protagonista di un alpinismo irripetibile, anche un caso mediatico, un polemista, un ecologista, un intellettuale autodidatta, un uomo socievole, ma spesso inafferrabile. E di tutto questo ho voluto tenere conto, svolgendo un’indagine di tipo giornalistico senza condizionamenti di alcun genere. Disponibile, a mio rischio e pericolo, anche a parlar male di Garibaldi. Ma sempre con moderazione, deferenza e affetto per un eroe dei nostri tempi di cui sono stato amico. 

Il libro focalizza l’attenzione sulle ascensioni di Bonatti (in un paio di casi, purtroppo, accompagnate da drammi e tragedie che tanto hanno coinvolto l’opinione pubblica) e sui viaggi in capo al mondo per il settimanale Epoca che ancora continuano a farci sognare. In più, l’appassionato può consultare la cronologia dei giorni grandi di Bonatti e un minuzioso elenco delle scalate compiute dal grande alpinista ed esploratore.

Particolare importante. Questo libro su Bonatti, la cui prima versione è stata data alle stampe in un’altra collana pochi mesi dopo la sua scomparsa, è ora in libreria con un nuovo capitolo e con altri significativi aneddoti nel frattempo emersi della sua vita avventurosa. Va precisato che, al suo apparire nel 2012 per i tipi dello stesso editore, il volume era stato accolto da ampi consensi con due tirature, un premio al concorso “Leggimontagna” promosso dal Club Alpino Italiano e una traduzione in Francia da parte di Glénat (Walter Bonatti, de l’homme au mythe). Superfluo aggiungere che a Bonatti sono legato dal ricordo di alcune stupende giornate trascorse in montagna ad arrampicare, camminare, conversare piacevolmente in compagnia di comuni amici e, ma sì, anche a banchettare in letizia. Ricordi incancellabili che riaffiorano qua e là nel libro.

26 Febbraio 2020
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