Non è giusto ridurre nessuna persona a uno o due episodi della sua vita, per quanto importanti. Neanche Cesare Maestri. Roberto Serafin, che lo ha personalmente conosciuto, ci parla con un po’ di commozione, di un Cesare Maestri di cui si è forse detto poco.

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Cesare Maestri soccorritore

Benché attesa e in qualche modo scontata, la notizia della scomparsa di Cesare Maestri alla venerabile età di 91 anni ha suscitato martedì 19 gennaio un’ondata di commozione fra i tanti che gli erano amici. Bene ha fatto la Società Alpinisti Tridentini a dire nei necrologi che si è perso un pezzo di storia dell’alpinismo. Se ne è andato un uomo indomabile, fermo nei suoi principi, un alpinista che ha stupito il mondo con l’audacia e la fantasia delle sue scalate. Chi lo ha conosciuto e frequentato ha di lui il ricordo di una persona di estrema mitezza, sensibile, generosa, socievole come pochi altri grandi alpinisti. Ne è riprova, se mai ce ne fosse bisogno, la sua militanza nel Soccorso alpino, con la frequenza e l’audacia delle sue missioni per strappare alla montagna gente in pericolo o poveri corpi straziati. 

Molti che oggi lo piangono non conoscono o conoscono poco questo aspetto della sua vita in montagna tra le amate Dolomiti che lo accomuna ad altre celebrità dell’alpinismo a cominciare dall’indimenticabile Riccardo Cassin che più volte si è impegnato in salvataggi nelle sue Grigne. 

Cesare Maestri
Cesare Maestri (foto fratelli Pedrotti)
In apertura Cesare Maestri soccorritore

Cesare Maestri non è stato solo Cerro Torre 1959 e 1970

Per la sua militanza nel soccorso alpino, Maestri venne premiato nel 2011 a Pinzolo con la Targa d’Argento della Solidarietà Alpina. Meglio tardi che mai. Ma la comunità alpinistica per rendersi conto di quanto sia stato grande anche in questo campo, è stata troppo impegnata a discutere sulla controversa e probabilmente mancata conquista del Cerro Torre nel 1959 seguita da una seconda spedizione nel 1970 ugualmente criticata per gli eccessi nella chiodatura del “grido pietrificato”. 

Oggi Messner lo ricorda come un suo idolo, ma tra i due non corse buon sangue dopo che il re degli ottomila si avventurò in una ricostruzione dei fatti del Torre mettendolo in cattiva luce. Non corse buon sangue neanche con Bonatti e con Mauri che pure tentarono il Torre in concorrenza con lui e nemmeno con il concittadino Salvaterra, un principe del Torre, che in un primo tempo prese le sue parti e poi si convinse che quella vetta non fu mai raggiunta dal Ragno delle Dolomiti. 

Purtroppo Maestri masticò amaro anche con Ardito Desio che con un pretesto lo escluse, insieme con Cassin, dallo squadrone diretto al K2. Ora dovranno vedersela lassù e arriveranno di sicuro a un chiarimento. Sta di fatto che, a differenza di Cassin, gli ottomila li vide solo in età avanzata con una mal riuscita spedizione al Manaslu. E chi scrive ha ancora negli occhi quel suo smarrimento alla partenza dall’aeroporto di Malpensa per il distacco che gli pesava dalle persone a lui care tra le quali la nipote Carlotta e anche per essersi impegnato in un’impresa superiore alle sue forze. 

Le sfide impossibili di Cesare Maestri

Ma a Cesare piacevano le sfide “impossibili” come quando da ragazzo apriva l’ombrello e si buttava dal primo piano della casa per divertire gli amici, e come quando discese in solitaria la via delle Guide dopo aver buttato via, in modo un po’ guascone, la corda che teneva a tracolla e oggi i giornali ricordano quell’episodio come il primo in cui si praticò l’arrampicata in discesa. 

Fu in ospedale, al Santa Chiara di Trento, che Cesare vinse la sua sfida più drammatica, quella volta contro il cancro, e la raccontò nel bellissimo libro “E se la vita continua”. Al Santa Chiara si considerava di casa e quando chi scrive venne sbarellato in quelle corsie per un malore si precipitò a porgergli un bigliettino con il telefono del suo cellulare per ogni evenienza. “Comprese le esequie”, disse beffardo. Era solo per sdrammatizzare.

Cesare Maestri vecchia cartolina
Cesare Maestri in una vecchia cartolina. Sul retro la didascalia recita: “La Guida Alpina Cesare Maestri in arrampicata libera” (archivio Luca Serenthà)

La prima straziante operazione di soccorso di Cesare Maestri

Dopo tanti anni Maestri si sentiva straziare ripensando alla sua prıma operazıone dı salvataggio. Non essendo assicurato dal suo primo di cordata, un ragazzo al Sella precipitò per ottanta metri fracassandosi in fondo a un tetro canalone lasciando una lunga scia di sangue. Un tragico segnavia che condusse a lui Maestri senza esitazioni. “Era poco più di un bimbo”, raccontò diversi anni più tardi in un libro, “avrà avuto sedici o diciassette anni. Ci aspettava con gli occhi sbarrati dal terrore e dal dolore guaendo come un cagnolino investito da un camion”. 

Maestri se lo caricò in spalla quel povero ragazzo che si aggrappò al suo collo con quel poco di forza che gli era rimasta, abbastanza per strozzarlo, ma non sufficiente per tenersi aggrappato. “Con dei cordini ci legarono insieme e divenimmo una sola cosa”, raccontò il Cesare. “Con dolcezza”, aggiunse, “lo pregai di resistere e lui per ringraziarmi continuava ad accarezzarmi la testa e a baciarmi sul collo. A trenta metri dalla fine della discesa ormai in vista dell’ambulanza che ci aspettava al passo, la sua gamba sfracellata si impigliò contro uno spuntone ma il ragazzo non urlò. Gli dissi: ‘Bravo, sei molto bravo e coraggioso’, ma lui non mi accarezzò più. Non mi baciò più. Come un bimbo assonnato che cercasse rifugio in braccio a suo padre, il ragazzo reclinò il capo contro il mio, ed esausto cessò di vivere e di soffrire”.

Aveva ragione Gianni Brera a dire che i soccorritori in montagna talvoltaa non sono animati da pietà ma da orgoglio di casta. Perché sono veri angeli. E sicuramente Maestri era uno di questi. (Serafin)

Cesare Maestri - Cassin - Maraini
Maraini, Cassin e Cesare Maestri (foto R. Serafin)
20 Gennaio 2021
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MountCity

MountCity è un progetto fondato nel 2013 a Milano che si poggia sulla passione e competenza di uno staff di cittadini appassionati di montagna, all’occorrenza con il sostegno di associazioni di volontariato. La piattaforma, grazie alla competenza e professionalità di Roberto Serafin che l’ha curata per 10 anni, è stata punto di riferimento sull’attualità della montagna e dell’outdoor con migliaia di articoli pubblicati. Ora lo spirito di MountCity vive ancora dentro questa rubrica.

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