Un nuovo scatto e un nuovo ricordo che emerge: quella volta Serafin immortalò una scena commuovente con protagonista la vedova di Hermann Buhl

La riconsegna della piccozza che Hermann Buhl perse al Nanga Parbat
Quando nel 1953 Hermann Buhl (1924-1957) salì il Nanga Parbat, primo al mondo, solo e senza bombole d’ossigeno, tornò giù stremato. Era stato costretto a un bivacco notturno, in piedi appoggiato alla parete, a 8000 m di quota, ed era rimasto senza la piccozza che probabilmente gli era scivolata via dalle mani ghiacciate. L’indispensabile attrezzo con le sue iniziali venne ritrovato una quarantina d’anni dopo da una spedizione cinese.
La piccozza del Nanga magicamente riemersa dai ghiacci fu restituita nell’anno 2000 agli eredi di Buhl durante una piccola, commovente cerimonia a Salisburgo, in Austria. Fu un evento legato alla mostra “Der Berg Ruft” (Il richiamo della montagna) a cui volle parteciparela Generl, la vedova di Buhl (Eugenie Högerle, ma così la chiamava affettuosamente Hermann). L’attrezzo aveva viaggiato in una robusta scatola di cartone avvolta da un nastro di seta.
La scatola venne aperta con qualche difficoltà e quando l’attrezzo, laboriosamente liberato dell’imballaggio davanti a una piccola folla, venne consegnato a Generl, la donna riuscì a controllare la sua emozione ma solo fino a un certo punto. Tenne la piccozza teneramente tra le braccia e la baciò socchiudendo gli occhi sotto una sventagliata di flash, compreso quello di chi scrive. Forse le sembrò di riabbracciare il marito. Il tutto avvenne nel corso della citata rassegna dedicata all’alpinismo, coordinata da Kurt Diemberger. Kurt era presente alla piccola e suggestiva cerimonia di Salisburgo.

Generl e Hermann
La descrizione si trova nell’appassionante “Mio padre Hermann Buhl” (Cda & Vivalda) scritto da Kriemhlind, la figlia maggiore del grande alpinista austro-tedesco. La foto qui pubblicata con Generl teneramente abbracciata alla piccozza sul cui manico depone teneramente un bacio rimane sicuramente un ricordo suggestivo e indimenticabile, un’icona di quell’irripetibile alpinismo che ebbe in Buhl un protagonista eccelso.
Qualche lacrima di commozione venne versata quel giorno in memoria del grande Buhl. “Mio padre morì”, racconta Kriemhlind nel suo libro, “poco prima che compissi sei anni e iniziassi ad andare a scuola”. Generl ed Hermann avevano tre figlie e quando la cura della piccola nidiata glielo consentiva era Generl ad accompagnare il marito a conferenze e letture. Si dice che amasse la mondanità, mentre Hermann viene descritto come un uomo schivo, follemente innamorato della moglie. “È buio sul ghiacciaio”, il libro in cui descrive la sua avventura al Nanga Parbat, resta un classico tra i libri di alpinismo, una lettura obbligatoria per ogni appassionato.

La tragica morte di Hermann Buhl
Buhl per chi non lo ricordasse morì precipitando dal Chogolisa nell’imperversare di una tempesta di neve per il cedimento della cresta che stava percorrendo. Kurt Diemberger, che lo precedeva aprendo la pista su quella montagna traditrice, non riuscì a prestargli soccorso. I due alpinisti erano stati legati durante la prima ascensione al Broad Peak. Nel muovere i suoi passi verso l’ignoto come ama ricordare, Diemberger si accorse in ritardo che la montagna aveva inghiottito il maestro e compagno di scalate.
“Solo quando mi accorsi che Hermann non veniva cominciai a temere il peggio e mi precipitai indietro”, racconta. “Allora capii. Era successo qualcosa di terribile. Davanti a me c’era una cornice con una crepa. Era vuota…corsi su…qualche metro…ed ebbi la triste conferma: nella neve il segno dei suoi passi era netto, marcato fino al punto in cui la cornice si era spalancata. Dietro… il vuoto. Hermann era precipitato lungo la pare nord”.
Roberto Serafin
RUBRICA A CURA DI:
MountCity è un progetto fondato nel 2013 a Milano che si poggia sulla passione e competenza di uno staff di cittadini appassionati di montagna, all’occorrenza con il sostegno di associazioni di volontariato. La piattaforma, grazie alla competenza e professionalità di Roberto Serafin che l’ha curata per 10 anni, è stata punto di riferimento sull’attualità della montagna e dell’outdoor con migliaia di articoli pubblicati. Ora lo spirito di MountCity vive ancora dentro questa rubrica.
Scheda partner