Kurt Diemberger compie 93 anni avendo a lungo “danzato sulla corda”, immagine che lui stesso ci consegna in un suo libro, e avendo lasciato un segno indelebile nella storia dell’alpinismo. L’amico Roberto Serafin per festeggiarlo ci regala un suo ritratto raccontandoci qualche aneddoto meno noto dell’uomo e dell’alpinista “garbatamente anarchico”

100 di questi giorni a “re” Diemberger!

Saranno quasi settant’anni che Kurt Diemberger domina la scena mondiale dell’alpinismo. Oggi, 3 marzo, di anni ne compie 93, ma non crediate che questo capocordata austriaco stia per ammainare bandiera. “Cento anni di vita al massimo mi sono concessi”, puntualizza nel libro “Passi verso l’ignoto” (Corbaccio, 2005), “se dovessi campare quanto mio nonno”. Mancano dunque sette anni al traguardo che Kurt è sicuro di raggiungere e per il quale occorre fin d’ora fargli i migliori auguri.

Che si sappia, in campo alpinistico il secolo è stato raggiunto e superato soltanto da pochi eletti, a cominciare da Ardito Desio e da Riccardo Cassin. Gente che la morte ha più avuto volte occasione di guardarla in faccia. E ora in gara c’è lo spagnolo Carlos Soria, uomo simbolo della longevità alpinistica essendo nato il 5 febbraio 1939 ad Avila, in Spagna. Zitto zitto a 86 anni nonno Carlos, alla sua non più tenera età, è deciso a tentare il Manaslu mezzo secolo dopo la prima spedizione spagnola che riuscì a salire su  un ottomila. “Sono pazzo di voglia di riuscirci”, spiega Soria al quale mancano solamente due Ottomila per completare la collana delle 14 montagne più alte della Terra. 

Il patriarca dell’alpinismo rimane comunque “re” Diemberger, nato a Villach in Carinzia nel 1932. Una serie di malanni imputabili alla terza età non hanno spento il suo beato ottimismo. “Da più anni”, dice, “m’impressionano alcune novità che a quanto pare aumentano l’efficienza di un alpinista durante una scalata, a torto o a ragione. ‘Ho finito la vitamina E, la mia forma se n’è andata’, mi confessò un giorno un compagno. E un’altra volta mi sentii dire: ‘Meglio non dare la creatina a quella vecchia bestia di Kurt: lasciamola al gruppo di attacco’. Ma tanto io, per il mio doping, preferisco prosciutto e formaggio grana”

Kurt e Teresa 93 anni di danza sulla corda: buon compleanno Kurt Diemberger!
Kurt e Teresa (ph R. Serafin)

Kurt in famiglia

Nel confortevole nido d’aquila di Monte San Pietro, tra le belle ville immerse nella boscaglia di questo verde sobborgo di Bologna, da tempo Kurt risiede con la moglie Teresa e il figlio medico Igor ed è felice quando qualcuno dei suoi amici, compreso il sottoscritto, va a trovarlo.

Lucia, figlia di sua nipote Jana, lo rese un bisnonno felice. Alla sua figliolanza nata dalle nozze con Maria Antonia Sironi detta Tona, Kurt dedicò uno dei suoi tanti libri, ”Danzare sulla corda” (Corbaccio, 2009) pubblicato in Italia dopo l’edizione tedesca uscita per i tipi di Piper Verlag GmbH di Monaco. Sul frontespizio appaiono i nomi dei figli Hildegard, Karen, Igor, Georg e delle nipoti Jana, Yantse. 

Kurt Diemberger, i tanti riconoscimenti di un alpinista garbatamente anarchico

Vincitore nel 2013 del Piolet d’Or alla carriera, dal 1997 Diemberger è socio onorario del Club Alpino Italiano. E molte altre sono le onorificenze acquisite.

Nel 1986, l’anno nero dell’alpinismo himalayano (nella cui storia Diemberger ha lasciato un’impronta indelebile con due ottomila, Broad Peak e Dhaulagiri, saliti in prima assoluta, unico alpinista vivente al mondo), partirono in dieci per la vetta del K2. Solo tre – e fra questi Kurt – riuscirono a tornare vivi dopo vari giorni di bufera. Lassù Kurt lasciò per sempre Julie Tullis, compagna anche nelle scorribande di cineasta delle altissime quote. 

Con la sua garbata anarchia, Kurt non ha mai smesso di danzare acrobaticamente sulla corda. Funamboliche sono le sue capacità di uscire indenne da situazioni critiche. Maldicenze si sono accompagnate nel ’57 alla scalata al Broad Peak con i connazionali Marcus Smuck (capospedizione), Fritz Wintersteller ed Hermann Buhl che perse la vita durante la ritirata, compiuta insieme con Kurt, dal Chogolisa. Per anni i compagni hanno insinuato che Kurt aveva sottratto il diario di Buhl con uno scopo: cancellare delle prove a suo carico. Poi i giapponesi hanno ritrovato il diario e le maldicenze si sono squagliate come neve al sole. 

“In realtà avevo appena venticinque anni e dai diari risulta che Buhl si preoccupava per me come potrebbe fare un padre, stigmatizzando qualche mio difetto: ero un dormiglione, mi piaceva mangiare più del dovuto…”. Kurt ricambiò la simpatia che il grande Buhl gli riservava con un gesto cavalleresco. Lo aiutò a salire sulla vetta del Broad Peak da cui era appena disceso dopo averla raggiunta con Smuck e Wintersteller.

Diemberger ringrazia delegati 1 93 anni di danza sulla corda: buon compleanno Kurt Diemberger!
Diemberger ringrazia l’assemblea dei delegati CAI (ph R. Serafin)

Kurt Diemberger? Funambolo ostinato e incontentabile

S’infiamma rievocando episodi inediti della sua vita di funambolo. Come quando faceva la guida alpina, e al rifugio Gouter sul Monte Bianco si accorse che il suo cliente era in preda alla disperazione perché gli era caduto il portafoglio nel pozzo nero. Nessun problema. Kurt si calò a testa in giù munito delle pinze del caminetto e il cliente riebbe il portafoglio. 

Nella sua autobiografia, Kurt racconta anche la volta in cui non gli riuscì di filmare una stupenda e irripetibile alba nell’aria sottile degli ottomila semplicemente perché sul più bello la cinepresa fece i capricci. O la volta che al Colle Sud la cinepresa rimasta sepolta nella neve venne scongelata su un fornello a gas facendola rosolare con cautela come un maialino allo spiedo. O ancora, quando rimasto solo nel bosco gli fu di conforto il tenue baluginare delle lucciole imprigionate nel suo pugno. 

“Di episodi da raccontare ne ho ancora tanti e non so se un altro libro basterà”. 

Fra i ricordi, affiora l’applauso dei delegati quando nel 1997 a Ferrara il presidente generale del CAI gli consegnò l’attestato di socio onorario. Nel tessere la sua laudatio, un socio sottolineò che anarchico Kurt lo è nelle idee, nelle amicizie e nel lavoro. Ma è un anarchico particolare, d’impronta teutonica. 

“Infatti è ostinato, puntiglioso, talvolta addirittura pedante, incontentabile”, spiega uno che lo conosce bene, lo scrittore e giornalista Enrico Camanni. Ostinato e puntiglioso lo definisce anche la battagliera Tona, la prima moglie. La seconda moglie Teresa, lo accetta invece con molta condiscendenza ed è sempre con lui nelle grandi occasioni. 

“La danza sulla corda della mia vita”

“In ‘Danzare sulla corda’ (Corbaccio 2009”)”, spiega Kurt, “parlo di enigmi, di fortuna e di maledizione in montagna. Ma non solo, racconto soprattutto quello che mi piace chiamare la danza sulla corda della mia vita.

Sono brevi episodi che risalgono ai miei inizi sulle Alpi, ma anche esperienze decisive che mi hanno fatto comprendere dove un cammino spesso pericoloso potesse condurmi: a momenti esaltanti e a crisi profonde vissuti sulle vette dell’Himalaya, a misteri affascinanti di lontani paesi, poi nuovamente a casa mia, alla vita con i miei cari e con gli amici nella danza sulla corda della quotidianità”.

L’avventura nelle parole di Kurt… da tradurre

L’avventura più grande per Tona? Tradurre dalla lingua di Goethe la prosa di Diemberger. “Un gioco d’azzardo”, lo definisce. “Le frasi sembrano un castello medioevale tutto torrioni, archi, sporgenze, incastri fra i quali spuntano ciuffi d’erba, fioriscono rose e gelsomini e le fontane zampillano. Definire stupende le emozioni che la lettura di Kurt suscita è poco. Mentre leggi godi le immagini che evoca, gli echi che fa risuonare nella mente con la ricchezza delle descrizioni, l’immediatezza dei dialoghi, l’humor, gli avverbi e gli aggettivi collocati al posto giusto. Nessuno di troppo. Se lo traduci ne diventi parte”. 

“Ma qui comincia il bello, anzi il brutto”, continua Tona. “Ne viene fuori una sequenza di parole che si accavallano e si ripetono, l’effetto non è dei migliori. Allora cerchi di interpretare il senso, e spezzi le frasi, le giri, sposti gli aggettivi e persino i concetti in modo che ne venga fuori, sotto altra veste, l’immagine che la lettura ha destato in te. Pagina dopo pagina, dopo la seconda, la terza, l’ennesima rilettura e revisione pensi di avercela fatta. Poi finalmente t’incontri con lui nella sua casa di Bologna, con il malloppo salvato su una piccola penna che infili nel computer. Digiti e aspetti… ‘Ma io qui avevo detto… guarda bene, è diverso… non era cosi…’. I commenti, prima morbidi e gentili, man mano che le ore passano e che il cervello si affatica sono sempre più bruschi”.

Diemberger con cristallo 93 anni di danza sulla corda: buon compleanno Kurt Diemberger!
Diemberger mostra un cristallo (ph R. Serafin)

Diemberger è sempre Diemberger

Da cercatore di cristalli ad alpinista estremo, da insegnante di economia e commercio a cineasta, sul lavoro come nelle avventure in quota Kurt è implacabile. In occasione di una conferenza a Milano mandò cortesemente al diavolo un ammiratore che gli impediva di concentrarsi su quello che avrebbe poi detto. In una mostra a Salisburgo volle esporre un suo dito della mano amputato dal gelo degli ottomila e non volle sentire ragioni quando qualcuno lo invitò a togliere di mezzo quella testimonianza considerata di cattivo gusto. 

A Milano, in una mostra ai Museo di Porta Romana che io stesso collaborai a organizzare, ci tenne molto invece a esporre un suo calzettone di lana “sopravvissuto” a un gregge di pecore fameliche che divorararono in val Bregaglia le sue calze, attratte dallo “speciale” sapore.

Buon compleanno, carissimo Kurt!

Posso affermare che era contento quando lo fotografavo. Al festival di Trento durante una conferenza seppe che era arrivato da Vienna il suo grande amico Wolfi (Wolfgang Stefan), colui che per anni formò con lui una cordata fissa. Così si precipitò a chiedermi di immortalarli insieme prima che Wolfi ripartisse. “Potevamo fidarci ciecamente l’uno dell’altro”, spiegò.

Con il sottoscritto le poche volte che c’incontriamo si rivela sempre paziente, cortese, affabile. Sono fiero della sua amicizia rivolta anche a mio figlio Matteo che lo invitò alla sua festa di laurea, ricambiato da una bella dedica su un libro… Buon compleanno, carissimo Kurt!

Roberto Serafin

3 Marzo 2025
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MountCity

MountCity è un progetto fondato nel 2013 a Milano che si poggia sulla passione e competenza di uno staff di cittadini appassionati di montagna, all’occorrenza con il sostegno di associazioni di volontariato. La piattaforma, grazie alla competenza e professionalità di Roberto Serafin che l’ha curata per 10 anni, è stata punto di riferimento sull’attualità della montagna e dell’outdoor con migliaia di articoli pubblicati. Ora lo spirito di MountCity vive ancora dentro questa rubrica.

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