Lo scatto che questa volta Serafin ha deciso di presentarci porta con sé ricordi di guerra. Soggetto della foto è infatti il monumento a Sepp Innerkofler il giorno dell’inaugurazione alla quale parteciparono gli eredi della guida morta da soldato durante un attacco ad una postazione presidiata dagli Alpini. Ciò che purtroppo non sono solo ricordi sono gli orrori della guerra, ancora troppo e sempre più presenti in questo 2025.

Il monumento a Sepp Innerkofler
Chi avrebbe mai detto che sulla soglia di quell’anno Duemila che avrebbe dovuto segnare l’epoca dell’umana felicità avremmo assistito ala marcia impetuosa della barbarie? Così definì l’Illustrazione italiana del 1914 quella guerra cieca, “con il rovesciamento degli slavi contro i germani, dei germani contro i galli e degli anglosassoni contro i teutoni”. Fu una guerra senza preventive dichiarazioni, con trattative di pace dissimulanti affrettati apprestamenti d’invasione, furori di stragi, esplosioni di lunghi odii.
È una storia che oggi purtroppo si ripete nella striscia di Gaza e nelle periferie di Kiev. L’umanità attraverso i secoli non ha purtroppo imparato.
Ma almeno in quel forsennato 1915 uno spiraglio di umanità si era manifestato nelle Dolomiti. Le Tre Cime di Lavaredo furono mute testimoni della fine di Sepp Innerkofler. È un monumento nei pressi della Forcella San Candido a ricordarcelo. Si riferisce a un episodio del 1915 mentre reparti italiani erano in marcia verso il monte Nero la cui vetta venne conquistata il 16 giugno. Fu quello uno splendido attacco scriverà alla fine del conflitto un giornalista austriaco: giù il cappello davanti agli alpini ma giù il cappello anche davanti al sacrificio di Sepp Innerkofler al quale il monumento alla Tre Cime è dedicato. Nella foto scattata dal sottoscritto, il monumento appare il giorno dell’inaugurazione, negli anni ottanta dell’altro secolo, con gli eredi saliti da Sesto per partecipare all’inaugurazione.
Come morì Sepp Innerkofler
Quel giorno del 1915 Josef Innerkofler jr, il figlio più giovane di Sepp, seguiva con il binocolo l’avanzare del padre e degli altri paesani. Lo scorse sotto la cima, a pochi metri da un muretto di sassi che proteggeva la vedetta italiana. Poi vide il padre – che era guida alpina dal Deutscher und Österreichischer Alpenverein (odierni Deutscher Alpenverein e Oesterreichischer Alpenverein) – farsi il segno della Croce. Quindi lo scorse mentre portava lentamente la mano alla cintola, sfilava una bomba a mano, toglieva la sicura e la gettava contro il muretto.
Il giovane vide Sepp ripetere la manovra una seconda volta, poi una terza fin quando la bomba scoppiò all’interno della protezione di sassi dove era stata lanciata. Dal muretto si sporse allora un alpino con il viso insanguinato dalle schegge. Teneva tra le mani un grosso masso. Il militare italiano prese la mira e scagliò il macigno con rabbia contro Innerkofler. “O mi, o ti”, sembra che abbia detto. Sepp venne colpito con violenza dalla grossa pietra, sollevò le braccia al cielo e cadde nel baratro.
Il corpo di Sepp si fermò incastrandosi nella fenditura che incide la parete nord est, il Camino Oppel. Morì sul colpo. Erano le 6,20 del 4 luglio 1915. Qui l’episodio assunse i contorni dell’epopea, riportandoci a un’epoca in cui nelle battaglie soffiava un poco il vento della cavalleria e la conta dei morti non avveniva barbaramente tra la gente civile (pur rimanendo l’assurdità di tante giovani vite inutilmente sacrificate). La salma di Sepp fu recuperata dagli Alpini che pietosamente gli diedero una sepoltura sulla cima del monte Paterno, nel punto in cui aveva perso la vita. Nell’agosto del 1918 le sue spoglie furono poi traslate nel cimitero di famiglia di Sesto dove si trovano tuttora.
Chi era Sepp Innerkofler
Ma chi era Sepp Innerkofler? Nato in un maso nei pressi di Sesto, nell’allora Tirolo facente parte dell’Impero Austroungarico, amante delle montagne della sua valle e cacciatore di camosci, nel 1889 aveva ottenuto il brevetto di guida alpina. Il 28 luglio 1890 scalò la Cima Piccola di Lavaredo (2857 m) dalla parete nord con Hans Helversen e Veit Innerkofler. Lo stesso anno sposò Maria Stadler da cui ebbe sette figli di cui due morirono in giovane età. Nel 1898 aprì il rifugio Dreizinnen (dove ora si trova l’attuale struttura dedicata ad Antonio Locatelli) alle Tre Cime di Lavaredo, grande attrazione turistica nelle Dolomiti fino alla sua distruzione in quel dannato 1915.
Sepp partecipò poi alla gestione del rifugio Monte Elmo e del Zsigmondy in val Fiscalina. Nel 1908 costruì l’albergo Dolomiten a Sesto diventando uno degli uomini più facoltosi della valle. Oggi il monumento con la sua effige in bronzo nei pressi del rifugio Locatelli alle Tre Cime ne ricorda il valore e anche la pietà dimostrata dai suoi nemici nell’inferno della Grande Guerra. Ma non si può non pensare a tutti quei ragazzi costretti ad uccidersi a vicenda per conquistare un pezzetto di roccia. Ogni guerra ottiene solo morte e anche se non mancano i gesti d’umanità come in questo caso, è sempre di più l’odio che viene seminato. Perché ora ce ne siamo dimenticati?
Roberto Serafin
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