Una Cortina con tante storie da raccontare emerge dalle piacevolissime pagine di “Dolomiti lo spettacolo infinito” di Paolo Paci. Serafin ne suggerisce, a ragione, la lettura e presentandoci il libro aggiunge i suoi ricordi a partire da quelli legati alle Olimpiadi del ’56. Viene da immaginarsi come sarebbe stato passeggiare in quegli anni per Cortina incontrando quei personaggi grazie ai quali è diventata un topos…

In apertura: Veikko Hakulinen all’arrivo (ph. Serafin)
Quando a Cortina si arrivava con il trenino azzurro
Dal Cadore a Cortina d’Ampezzo fra alpinismo e mito olimpico. Questo è quanto si propose di raccontare Paolo Paci nel suo “Dolomiti lo spettacolo infinito”, fresco di stampa per le edizioni Corbaccio (252 pagine, 19 euro). Impresa riuscita e compito non facile anche per una vecchia volpe del giornalismo in carta patinata come Paci, attuale direttore del periodico della Domus “Meridiani Montagne”.
Una manna piovuta dal cielo è di sicuro il libro per chi ha avuto la fortuna di godersi fin da ragazzo questo spettacolo infinito. Più che mai, come si legge nei risvolti di copertina, si tratta di “un grande affresco che riguarda cinque secoli di storia”.
Irresistibile a me è sembrato questo risalire a ritroso di Paci nelle ere geologiche trattando di tutto, dall’evoluzione economica alla cultura e allo sport. Da lodare è il suo tempismo nell’uscita sugli scaffali, proprio mentre parte il viaggio della fiamma olimpica.
Soffermarsi sulle pagine dedicate a Cortina d’Ampezzo ritengo che sia essenziale per risalire al Tardo Medioevo dello sci. Cioè a quei Giochi olimpici che nel 1956 chi scrive frequentò da ragazzo. A cominciare dal viaggio in treno da Milano a Calalzo su un convoglio che allora si chiamava “Freccia delle Dolomiti” e più che altro era una tradotta di pochi vagoni che conduceva a Calalzo.
L’ultimo tratto da Calalzo a Cortina venne da me compiuto sul mitico trenino azzurro oggi sparito, lungo la strada ferrata poi trasformata in ciclopedonale con le stazioncine dove fermarsi a bere un caffè o una birretta. E con le gallerie innevate artificialmente per farci passare gli appassionati di sci di fondo, che d’inverno nella valle del Boite, risultano numerosi e agguerriti.

Gli eroi di Cortina ’56 a distanza ravvicinata
Al mio arrivo a Cortina, ospite della famiglia cortinese Dimai, la macchina organizzativa era già in moto. Impianti e piste, come annota Paci, erano concentrati intorno a Cortina tranne il pattinaggio di velocità sul lago di Misurina. Altro che gli odierni Giochi Milano – Cortina sparpagliati su un territorio sterminato tra la metropoli, la “perla delle Dolomiti”, il Trentino e la Valtellina. Una volta arrivato lassù ai piedi del Pomagagnon e delle Tofane riuscii a infilarmi in cambio di qualche modesto incarico nella troupe del lungometraggio ufficiale dei Giochi “Vertigine bianca”. Il che mi consentì di salire sul trampolino di salto dal profilo monumentale di Zuel dove la salita era riservata agli atleti e di appostarmi alla curva Bandion per assistere allo sfrecciare sul suo bob del “rosso volante” Eugenio Monti. E anche di assistere da distanza ravvicinata alle prodezze del fuoriclasse austriaco Toni Sailer, oro nello slalom speciale, oro nel gigante, oro nella discesa.
Con buone ragioni Paolo Paci considera Sailer l’eroe indiscusso dei Giochi di Cortina, un maestro di stile in tutti i sensi. Che poi fece una discreta carriera cinematografica di cui mi raccontò quando andai a trovarlo per un’intervista nella lussuosa villa di Kitzbuhel. Possibile che a Cortina a nessuno sia venuto in mente di dedicargli un monumento con tutta la pubblicità che Sailer fece alla “perla delle Dolomiti”?

Alpinisti e scrittori a Cortina
Una decina d’anni dopo ai piedi delle Tofane ebbi il modo di avvicinare in occasione del cinquantennale del K2, un altro mito, il cortinese Lino Lacedelli arrivato per primo in vetta al K2 il 31 luglio 1954 con Achille Compagnoni. Mancavano due anni alle Olimpiadi invernali. Cortina rese omaggio a Lino e Achille in quel 2004 nella pittoresca “Conchiglia” in cui la comunità ampezzana si riunisce nei giorni di festa. La cerimonia fu celebrata con l’accompagnamento della banda locale. Io ottenni il permesso di salire con gli Scoiattoli in cima al campanile per immortalare dall’alto con la reflex l’evento. Una volta sceso invitai Lino a farsi festosamente immortalare con un gruppo di ragazzine in costume ampezzano e anche l’Achille volle entrare nell’inquadratura com’era suo diritto.

Nel libro di Paci viene segnalato che lo scrittore Dino Buzzati visse la sua seconda giovinezza a Cortina insieme con l’amata Almerina. Alpinista appassionato, fu trascinato ormai al crepuscolo dei suoi giorni da Rolly Marchi in cima al Becco di Mezzodì. Una scalata che lo mise in crisi, ma non gli fu concesso di rinunciarvi
Infine va osservato che grandi firme compaiono nelle pagine di Paci dedicate a Cortina. Vi s’incontrano tra gli altri Alberto Moravia convalescente al Codivilla e Carlo Emilio Gadda asociale e malato di ipertensione. Molti erano ospiti di salotti letterari. Ma perché, si domanda l’autore, tanti scrittori, artisti intellettuali proprio a Cortina e non a Courmayeur o a Sankt Moritz? “Se Cortina e il suo scenario di neve e cartone”, è la sua conclusione, “sono oggi un topos della cultura popolare, lo dobbiamo proprio a questi personaggi”.
Poi si sa che l’immagine di Cortina d’Ampezzo si appannò sotto il peso di una soffocante espansione edilizia. In anni recenti, che guaio, le sue foreste furono aggredite da nidi di ruspe in vista dei Giochi. E meno male che l’incanto delle crode offre ancora abbondante materia a penne esperte come quella di Paolo Paci. In grado più che mai di regalarci libri come questo sulla bellezza “eterna e misteriosa” delle Dolomiti.
Roberto Serafin
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