Nell’accurata ricostruzione storica di Mattia Sella, giorno per giorno l’eroica costruzione sul Monte Rosa della capanna dedicata alla Regina Margherita verso la fine dell’Ottocento. Ogni operaio portava un carico per trenta o quaranta metri per poi lasciarlo al successivo. Una fatica immane. E a un certo punto alcuni minacciarono di abbandonare l’impresa

Margherita cover825 Storia e storie della Capanna Margherita

La costruzione della Capanna Margherita, un pezzo di storia d’Italia

Un barone, un senatore del Regno, un cavaliere, un principe, una marchesa, alcune nobildonne… La nobiltà piemontese era al gran completo a quota 4554 metri all’arrivo della regina Margherita portata lassù su una comoda slitta dalle guide di Gressoney. Fu un’impresa titanica la costruzione della capanna intestata alla sovrana. E non fu da meno la salita di Margherita in occasione dell’inaugurazione. Puntuale, la regina scese dalla slitta come previsto a mezzogiorno in punto del 18 agosto 1893. Appassionata di alpinismo e appassionatamente legata alle “sue” cime che l’amico Giosuè Carducci aveva cantato con una certa enfasi (“lassù dove salta il camoscio e tuona la valanga…”) era stata trasportata senza problemi fino alla punta Gnifetti. In quel punto era stata costruita la capannina rivestita da lastre di rame per proteggerla dai fulmini. Un vero prodigio di ingegneria che, totalmente rifatta negli anni settanta, resiste anche nel terzo millennio, a parte qualche patema ora rivelatosi eccessivo per le fondamenta minacciate dal possibile scongelamento del permafrost dovuto all’aumento generale delle temperature.

L’elenco delle personalità che avevano preceduto in quel 1893 la regina per accoglierla degnamente è semplicemente chilometrico. Apre la serie delle firme in corsivo su un foglio religiosamente custodito negli archivi della Fondazione Sella, il Barone Luigi De Peccoz che organizzò l’evento insieme con Gaudenzio Sella, nipote  dello statista Quintino, quest’ultimo presidente e inventore del CAI deceduto nel 1884. Tra i nomi illustri si notano quelli di Alessandro, Gaudenzio e Alfonso Sella, Francesco Gonella, Antonio Grober, Luigi Vaccarone, Camillo Alessandri, Pietro Blaserna, Angelo Mosso, Vito Volterra. Chiude la serie delle firme quella prestigiosa di Guido Rey, il poeta del Cervino. 

Margherita nuovissima Storia e storie della Capanna Margherita
Dall’attuale Capanna Margherita

La Capanna Margherita ben raccontata da Mattia Sella

Non era mai successo che una sovrana salisse a quelle quote nel più elevato albergo di montagna. A rievocare con ogni particolare il clamoroso evento documentandone gli aspetti scientifici è ora Mattia Sella, discendente della celebre famiglia, professore incaricato per il Corso di geologia degli idrocarburi presso il Dipartimento di Scienze della terra all’Università Statale di Milano. 

Il suo libro sul complesso cantiere in quota della Margherita, fresco di stampa con le sue 198 pagine, è intitolato “La capanna osservatorio Regina Margherita sulla Punta Gnifetti del Monte Rosa”. Viene pubblicato in questi giorni dalla Fondazione Sella con il patrocinio del Club Alpino Italiano. Inedito in gran parte è il corredo d’immagini messe a disposizione della Fondazione. In parte inedito è anche il resoconto delle grandi manovre per stabilire competenze e stanziamenti in un’Italia che non brillava neanche allora per risorse economiche. 

La proposta della capanna venne effettuata dai Sella nella loro veste di iscritti alla Sezione di Biella nel 1888 con apposita delibera dell’Assemblea dei Delegati del CAI. La serie di eventi che ne sono seguiti occupano gran parte del volume. Altri capitoli riguardano l’antefatto e ogni dettaglio della proposta al Club Alpino Italiano. Nell’accendere l’interesse per la costruzione del minuscolo laboratorio d’alta quota va considerata la quasi concomitante costruzione dell’osservatorio costruito nel 1890 dal francese Joseph Vallot (1854-1925) sui Rocher Foudroyès sotto la cima del Monte Bianco (200 metri più in basso della Punta Gnifetti). Su richiesta della Comunità di Chamonix, Vallot eresse anche un rifugio a 4.362 metri chiamato la Cabanne Vallot che verrà spostato nel 1898 in seguito all’accumulo di neve e di ghiaccio a 4.350 metri, a poche decine di metri di distanza.

In Francia l’evento non ebbe il clamore della Margherita la cui nascita occupò le prime pagine dei giornali. Anche se una certa competizione fra Italia e Francia viene registrata negli annali. La Francia poteva vantare tra i prodigi dell’architettura anche la Tour Eiffel inaugurata nel 1889  e scalata in stile alpino per la prima volta nel 1954 da Guido Magnone e Lionel Terray con tanto di diretta eurovisiva, una novità per l’epoca.  

Mattia Sella Storia e storie della Capanna Margherita
Mattia Sella

Notevole nel libro di Mattia Sella la relazione di Gaudenzio Sella pubblicata nel “Bollettino del Club Alpino Italiano” del 1892 e riportata per esteso.  Di grande interesse, si legge nella relazione, fu il coordinamento degli operai addetti al trasporto del materiale. Particolare importante. Gli uomini si muovevano a catena. Ognuno portava un carico per trenta, quaranta metri, per poi lasciarlo al successivo compagno di scalata. Una fatica tremenda. Più di una volta gli operai minacciarono di abbandonare l’impresa e così i loro compensi per convincerli a non mollare vennero ritoccati. Verso l’alto, s’intende. 

A giudizio di Gaudenzio il trasporto venne in definitiva effettuato a un prezzo relativamente basso. E ciò grazie all’autorevole intervento del barone Luigi De Peccoz che stipulò i contratti per il trasporto prima che un colpo apoplettico se lo portasse via sotto gli occhi della regina Margherita.

Il libro di Mattia Sella apre uno spiraglio anche su un altro genere di battaglia, quella contro i fulmini che a quelle quote non danno tregua. Alfonso Sella propose di rivestire tutta la capanna, tetto, lati e sottosuolo di una maglia a grandi buchi di filo di ferro zincato. Si optò invece per una copertura integrale con lastre di rame.

Di rilevo anche lo spazio dedicato allo scienziato Angelo Mosso al quale è dedicato l’istituto al Col d’Olen inaugurato nel 1907. 

Di famiglia operaia, Mosso nel 1871 iniziò l’attività di ricerca presso il laboratorio di fisiologia di Firenze. Attorno a lui si radunarono i migliori ricercatori provenienti da tutte le regioni italiane, Tra le sue opere più importanti, La paura (1884), La fatica (1891) e L’uomo sulle Alpi.

I contributi decisivi per la nascita della Margherita furono versati in contante. La regina e re Umberto scucirono 5500 lire, il Duca degli Abruzzi 5.000 lire, la Sede centrale del CAI 16.80 lire, le Sezioni del CAI 2,170 lire, i soci 4.265 lire e i Ministeri dell’Istruzione e per l’Agricoltura, Industria e Commercio 14.600 lire. Non proprio bruscolini, ma per la scienza questo e altro. E oggi fra le tante meraviglie della Margherita va registrata una biblioteca, la più alta del mondo, con più di 250 volumi in italiano, tedesco, francese, inglese, spagnolo e in qualsiasi altra lingua straniera. 

Le ricerche scientifiche si sono occupate di recente della terapia del mal di montagna acuto, della terapia dell’edema polmonare acuto, della funzionalità respiratoria in soggetti sani e asmatici. I risultati hanno contribuito al riconoscimento e al trattamento delle patologie legate all’alta quota. Mosso ha sicuramente seminato bene.

Roberto Serafin

16 Giugno 2025
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