Dalla contrapposizione tra montagna e città (qui in Fatti di Montagna lo abbiamo già più volte sottolineato) non ci guadagna nessuno. Eppure, purtroppo, c’è ancora chi pensa di trarne vantaggio. Proviamo a scherzarci un po’… ma non del tutto.

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Una vecchia battuta, nata quando sbarcavano emigranti dal Sud, diceva che Milano è come una donna brutta che però a letto ci sa fare. Gli innamorati di oggi pensano addirittura che quella donna sia diventata bellissima, restando sempre la più abile sotto le lenzuola. Chi la ama senza condizioni, forse riamato, tende a prendersela con i trentini per lo spot dell’Apt Valsugana che sfotteva a quarantena conclusa i milanesi invitandoli “a tenersi pure il traffico e l’aperitivo, i palazzi e la Settimana della moda, la cyclette e le metropolitane”. 

Lo spot usava paragoni, in senso negativo, con la vita in città, e in particolar modo con Milano. La conclusione era la seguente, rivolta ai cittadini della metropoli già provati da tante sventure: “Insomma, tenetevi tutto o tenete a voi stessi”. Sottinteso: e se ci tenete a voi stessi perché non venite a far vacanza nelle nostre valli? Più che un video pubblicitario, è sembrato un autogol con il marchio a tutto schermo del Trentino. Che però ha subito preso le distanze dissociandosi da quello spot infelice e facendolo sparire dal web.. 

“E’ il fallimento dei montanari: hanno omologato le loro terre alle offerte delle metropoli” è stato il duro commento di Luigi Casanova, trentino doc, presidente onorario di Mountain Wilderness Italia. Forse però è vero. I milanesi stavano antipatici anche prima della pandemia e non solo ai trentini. Poi le cose sono peggiorate. In Sardegna il governatore si è affrettato recentemente a dire che i suoi concittadini non sono pronti ad accogliere i milanesi. Ora tutti amici come prima, ce ne fossero di turisti come i milanesi. 

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Da uno dei video de “Il Milanese Imbruttito”, spassosa caricatura dei milanesi.
In apertura: “Piazza duomo in quarantena”, foto di R. Serafin

La verità è che ai milanesi piace sfottersi da soli. Qualcuno avrà visto sui social la spassosa macchietta del milanese imbruttito. Certi milanesi “fatti di montagna” ricordano ancora che un tempo, quando in gita si scatenava una bufera, la battuta che circolava per sdrammatizzare era “Sem minga chi per divertiss”. Che tradotto fa “non siamo qui per divertirci”.

Per ripicca, verrebbe voglia di far sapere ai trentini che sono tante le cose che loro si possono tenere, basta che ci lascino il sia pur barboso Filmfestival della montagna. Che tuttavia, se insistono, saremmo disposti ad accogliere tutti gli anni qui a Milano. 

Però non se ne può più, noi milanesi, di essere sempre presi di mira. Perfino il mite Ferruccio De Bortoli, due volte in passato direttore del Corriere della Sera, davanti a certi attacchi alla Lombardia ha abbandonato le sue solite caute e bilanciate parole e assunto toni sferzanti contro chi critica Milano. In un’intervista a Huffington Post ha parlato il buon De Bortoli “di invidia sociale dei falliti che se la prendono con chi è riuscito a farcela”. Ciò non significa che all’ombra della Madonnina siano tutte rose e fiori. Non c’è niente da offendersi, per noi del Gran Milan, se il sistema di potere lombardo viene definito come uno dei più corrotti d’Italia, con la mafia che invade gli affari dei colletti bianchi, con l’ambiente e l’inquinamento in condizioni disastrose. Ma su questi argomenti c’è forse qualcuno che ha voglia di scherzare? (Serafin)

12 Giugno 2020
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