Tutto o quasi tutto ha dovuto fermarsi. Una situazione così non può non portarci a pensare. Ed è bene farlo. Possiamo imparare qualcosa? Il virus, se vogliamo osservare, sta mettendo in evidenza molte cose. Molte cose di noi come persone, come società e come genere umano, ma da solo non cambierà nulla se non saremo noi a volerlo fare. Serafin ci aiuta a ragionare proponendoci le riflessioni nate attorno ad una conversazione con Luigi Casanova.

Qui il podcast con anche queste riflessioni

“Stupisce ma fino a un certo punto come la montagna e i parchi diventino un rifugio in tempi di emergenza. Un vero rifugio, un ventre materno cui tornare, al quale non si pensa durante la quotidianità ma che – sepolto al fondo dell’anima e inavvertito per anni – appena c’é davvero bisogno, torna a galla e indica una meta da raggiungere.” Sono riflessioni di un guardiaparco, Luca Giunti, in servizio nelle Aree protette delle Alpi Cozie. E riflessioni che volentieri si sono condivise in Mountcity con Luigi Casanova, anch’egli guardaboschi, guru dell’ambientalismo, presidente onorario di Mountain Wilderness Italia. 

Casanova, classe 1955, è un trentino che, beato lui, vive e respira ogni giorno nei boschi della sua provincia. A Moena, come custode forestale del Comune, sorveglia il taglio del bosco e guarda al mondo cercando quell’equilibrio che la natura offre. Inevitabile domandargli se a suo avviso questa terribile epidemia è anche un segno che l’ambiente sopraffatto si arrende, come sostiene Erri De Luca. Domanda a cui in verità Casanova non se la sente di rispondere nonostante sua moglie sia microbiologa e ricca di conoscenze specifiche. 

“Prima di pronunciarci”, osserva Casanova, “c’è bisogno di approfondire studi. Comunque questa epidemia rappresenta uno schiaffo all’arroganza dell’umanità intera: ha messo in mostra le nostre fragilità, dovremo investire in umiltà e lentezza, sempre, non solo in momenti di crisi”. 

Anche un altro trentino, Roberto Barbero, responsabile dell’Osservatorio sul clima della Provincia, rispondendo alle domande del Corriere del Trentino, esita a dare giudizi. Stabilire una connessione diretta tra questa pandemia e il cambiamento climatico, spiega, non è così automatico. Anzi: non sarebbe nemmeno corretto. E complessa è anche l’individuazione di un nesso tra la diffusione del virus e l’inquinamento atmosferico. Ma di fronte a questa epidemia un dato emerge con forza. “Ciò che sta succedendo”, dice Barbero, “ha messo in luce un aspetto che fino a ieri sembrava impossibile: ha dimostrato che se i governi decidono di intervenire, la gente è in grado di cambiare il proprio comportamento in tempi brevi, ovviamente prevedendo misure compensative”. 

Altro argomento affrontato nella conversazione via mail con Casanova riguarda l’aiuto che può offrire in momenti di crisi l’esperienza della montagna, anche per chi vive in città, ma pratica le terre alte. “La montagna”, sono parole di Casanova, “ci insegna il limite, ci dice fino a dove possiamo andare, ci insegna a rinunciare, ci insegna a comprendere il linguaggio che abbiamo perduto, quello della natura, il valore dei silenzi, le piccole cose: ad esempio il colore dei fiori che piano piano sconfiggono l’inverno”.

Casanova Luigi Casanova e il futuro che ci aspetta
Luigi Casanova. In apertura: Moena.

E’ vero, è stato chiesto a Casanova, che la solitudine della montagna è diversa da quella della città? “La solitudine della montagna”, ha spiegato, “è certamente diversa. Non sempre migliore. In montagna, dove ci sono conflitti, la solitudine diventa disperante. Devi avere più forza per comprenderne il valore: non tutti sono dotati di questa forza, nemmeno i montanari. La forza la si ritrova nell’incontro, nella socialità”.

Ancora una domanda a Casanova: questo privilegiare di colpo la salute pubblica come bene irrinunciabile farà meglio comprendere l’azione oggi misconosciuta degli ambientalisti? “La vera emergenza”, osserva l’amico Luigi, “oggi non è uno dei tanti coronavirus che convivono con noi umani. E’ l’emergenza climatica, un passaggio drammatico per l’umanità e i nostri giovani. Io non vedo programmi politici che affrontino con la dovuta energia, con senso di responsabilità, questo tema. Leggiamo anche i recenti documenti di Confindustria. Sulla mobilità chiedono ancora strade, sul turismo chiedono ancora sci, chiedono grandi eventi come le Olimpiadi, chiedono grandi opere. Mai una volta che chiedano allo Stato di offrire più servizi, di investire nella montagna autentica offrendo lavoro, mai una volta che chiedano di investire in una politica della sicurezza idrogeologica, nella selvicoltura, nella cura del nostro territorio, nel rilancio delle aree protette e delle politiche di conservazione, nella ricerca. Per ora sono pessimista. Finché non avremo l’acqua alla gola, come accaduto con questo virus, non saremo capaci di reagire. Gli ambientalisti rimarranno una minoranza totalmente inascoltata, anime nobili da emarginare il più possibile. Alcuni, pochi anche questi, si accorgono di noi solo in prossimità delle campagne elettorali”. 

C’è molta concretezza nelle parole di Casanova e forse anche un filo di costruttivo pessimismo, ammesso che il pessimismo possa essere costruttivo. Ancora una domanda, l’ultima. Lo spirito di solidarietà che si respira in questi giorni drammatici è destinato a durare anche dopo la sconfitta dell’invisibile nemico? “Speriamo, ma non ci credo”, è stata la risposta di Casanova. “L’uomo dimentica la sofferenza in fretta. Pensate quanto poco tempo c’è voluto per dimenticare i valori della Resistenza, della costruzione della nostra magnifica Costituzione. Solo pochi anni fa eravamo pronti a demolirla, a ridurre gli spazi di rappresentatività. E pensate quante parti della nostra Costituzione ancora oggi non sono applicate”. Già, come siamo fatti male noi bipedi umani. (Serafin)

26 Marzo 2020
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