Le tre parole che Maurizio Dematteis ci propone per guidare la nostra riflessione non possono prescindere dall’epidemia di covid-19 e dalla situazione che ci sta coinvolgendo e provando tutti.

Qui puoi ascoltare il podcast di cui questo articolo è un estratto

CONTAGIO. Gli eventi legati alla diffusione di questo coronavirus stanno portando alla luce i problemi di un modello che si abbatte su territori che non hanno le prerogative per poterlo reggere. Sono riflessioni che nascono dal confronto con molti amministratoti locali. Soprattutto in quei comuni con tante seconde case, in cui normalmente in questo periodo dell’anno c’è un turismo di massa, l’arrivo di molta gente dalla città ha creato enormi problemi. Nel periodo dello sci questi paesi aumentano la loro popolazione anche di tre o quattro volte, ma i servizi, compreso quello sanitario, sono tarati su numeri molto inferiori. I sindaci sono stati quindi costretti ad intervenire in molti casi con forti restrizioni per evitare emergenze non gestibili in comuni in cui spesso la media dell’età è molto elevata.

SERVIZI. La prima riflessione che ne scaturisce da questa situazione è quella sui servizi. In molti, in questi giorni, tuonano contro i tagli che negli ultimi vent’anni sono stati fatti al sistema sanitario nazionale, ma i primi luoghi che hanno scontato queste riduzioni sono state le aree interne dove sono stati chiusi ospedali e presidi medici. La riflessione di questi giorni non può quindi non coinvolgere questi territori. Benissimo l’adattamento in città di vecchie fabbriche per farne ospedali, ma ci si interroga: perché non riattivare le vecchie strutture sanitarie che sono ancora presenti in molte valli?

limone piemonte Andrà tutto bene... dipende
Limone Piemonte: uno dei comuni dove il sindaco ha dovuto prendere misure di restrizione forte per chi è arrivato ad abitare le seconde case

Ora è risultato più che mai evidente che anche i servizi decentrati, e non solo concentrati nelle città, possono essere molto importanti: in questo le aree interne, e la montagna nello specifico, possono avere un ruolo centrale. Se in prospettiva, pensiamo che probabilmente le zone di pianura e i grossi centri urbani, per effetto dei cambiamenti climatici, diventeranno sempre meno vivibili, capiamo come è strategico pensare di investire in servizi in questi territori in cui sempre più persone vorranno andare a vivere.

FUTURO è in fatti la terza parola. In questo periodo si ascolta molta retorica: “siamo in guerra”, “nulla sarà come prima”, “tutto cambierà”… Non è che in futuro automaticamente tutto cambierà, soprattutto in meglio. Quello che emerge parlando con molti amministratori di comuni delle zone montane è che chi si sentiva abbandonato, ora teme di esserlo ancora di più. Passata l’emergenza sanitaria rimarrà forte il problema sociale ed economico e nei momenti di abbrutimento della società è difficile che con calma si possa sedersi ad un tavolo a ragionare; c’è il rischio che la situazione possa degenerare, soprattutto in quelle zone come le terre alte in cui le partite iva sono tantissime. Ci si augura ovviamente che queste riflessioni vengano portate avanti, ma non è certo automatico. Tutti noi dobbiamo spingere perché ciò avvenga in modo da vivere meglio tutti ed essere più preparati ad affrontare le prossime emergenze. Che siano sanitarie o meno.

Se da questa brutta situazione in cui ci siamo trovati e ancora ci troviamo, vogliamo almeno ricavare qualcosa di positivo come insegnamento e riflessioni sulle azioni da mettere in campo per essere più preparati come società, dobbiamo spingere perché ciò avvenga: non avverrà automaticamente. Possiamo concludere che andrà tutto bene… solo se noi lo vorremo.

Per approfondire

A maggio 2020 uscirà il numero 104 di Dislivelli.eu (che sarà possibile leggere e scaricare da qui) interamente dedicato a questo tema: non perdetelo!

8 Aprile 2020
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Associazione Dislivelli

L’Associazione Dislivelli è nata nel 2009 a Torino, dall’incontro di ricercatori universitari e giornalisti specializzati nel campo delle Alpi e della montagna, allo scopo di favorire l’incontro e la collaborazione di competenze multidisciplinari diverse nell’attività di studio, documentazione e ricerca, ma anche di formazione e informazione sulle terre alte.

 

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