Lo spot di qualche tempo fa di Air France con la signora in rosso che sale in cima alla Tour Eiffel richiama alla mente di Serafin la prima scalata del monumento francese ad opera dell’alpinista torinese (francese d’adozione) Guido Magnone che fu uno dei protagonisti dell’alpinismo del secondo dopoguerra. Serafin ce lo racconta a partire da questo curioso spunto.

TERRAY e MAGNONE al Fitz Roy Quando la Tour Eiffel fu scalata da Guido Magnone
Terray e Magnone al Fitz Roy. In apertura Terry e Magnone scalano la Tour Euffel e un’immagine dallo spot Air France

Guido Magnone dal Fitz Roy alla… Tour Eiffel

Gli spot di Air France con la signora in rosso che sale in cima alla Tour Eiffel agitando nel vento una lunga sciarpa richiamano alla mente la prima scalata della celebre torre compiuta illo tempore a Parigi. Correvano i favolosi anni Sessanta, anzi per l’esattezza era il 1964. Tra i mattacchioni che si dedicarono con successo all’avventura un gruppo di funambolici alpinisti tra i quali si era messo in luce un italiano di nome Guido Magnone. Con Lionel Terray una dozzina d’anni prima, nel febbraio 1952, Magnone aveva in Patagonia effettuato la prima salita del Fitz Roy, possente guglia di granito che gli indigeni chiamano Chaltén, la “montagna che fuma”, ma che in realtà prese il nome dal capitano della nave “Beagle” a bordo della quale Charles Darwin andò a studiare la Patagonia. 

Fu un evento che fece epoca. Con questa prima salita assoluta si inaugurarono le stagioni del grande alpinismo tecnico in questa terra ai confini del mondo. Quel 1952 era stato l’annus mirabilis di questo alpinista torinese di nascita e parigino di adozione. Il Fitz-Roy era considerato la montagna più difficile del mondo, resa celebre dalle fotografie di Padre De Agostini. Per pagarsi il viaggio, Magnone non esitò a impegnare il suo unico bene, una vecchia automobile. La sua partecipazione si rivelò decisiva. La vetta venne raggiunta il 2 febbraio 1952 dalla cordata Magnone-Terray al termine di una scalata di due giorni lungo lo Sperone sud che si stacca dalla Brecha de los Italianos, già raggiunta da Ettore Castiglioni e compagni nel tentativo del 1937. 

Fu nel 2007 che Magnone fece la sua ultima apparizione ufficiale in Italia. Festeggiatissimo come si conviene a un eroe del suo stampo. Quella volta fu insignito quale socio onorario del Club Alpino Accademico Italiano. Nel Forte di Bard dove si svolgeva l’annuale assemblea degli Accademici Magnone fu giustamente al centro dell’attenzione. Il presidente del sodalizio gli consegnò fra gli applausi la tessera del CAI e il distintivo dell’Accademico. Fu la sua ultima rimpatriata in Italia. 

Magnone accademico con tessera ph. Serafin Quando la Tour Eiffel fu scalata da Guido Magnone
Magnone con la tessera del CAAI (ph. R. Serafin)

Oggi Magnone è ricordato come uno degli alpinisti francesi più importanti del dopoguerra. Il fatto più curioso della sua attività di scalatore risale come si è detto al 1964. Quell’anno con Terray e altre celebrità dell’alpinismo si cimentò nella prima scalata della Tour Eiffel. Le telecamere dell’Eurovisione erano tutte puntate su questa coppia inseparabile di alpinisti ai quali quella pubblicità non dispiaceva. 

Ricorreva il 75esimo anniversario della inaugurazione della torre. Con Guido e Lionel si cimentarono compiendo acrobazie fra i tralicci sullo sfondo della Senna anche René Desmaison, Lucien Bérardini e Robert Paragot. Uno spettacolo che tenne i parigini con il fiato sospeso.  Ordinaria amministrazione però per Magnone il cui sistema nervoso era a tutta prova. Nel suo libro “I conquistatori dell’inutile” Terray confessò a proposito della salita al Fitz Roy che, spaventato dalla prospettiva di morire di fame e di freddo, in un momento di scoraggiamento volle scendere. Ma la “feroce” determinazione di Magnone vinse la sua debolezza. “Finii con l’accettare il rischio enorme che gravava sulle nostre spalle e la scalata continuò”, scrisse. “Alle quattro del pomeriggio ci stringevamo la mano sulla vetta”.

L’alpinismo di Guido Magnone

Tra le imprese di Magnone entrate nella storia dell’alpinismo è da citare obbligatoriamente la Ovest del Petit Dru. Magnone in compagnia dei parigini Lucien Berardini e Adrien Dagory sferrò un attacco decisivo a questa parete “impossibile” di mille metri che nel frattempo aveva respinto vari tentativi dei più agguerriti arrampicatori di Chamonix, Lione, Marsiglia, Parigi e dei Pirenei. Magnone e compagni superarono tre quarti della parete fino al diedro di novanta metri, ma furono costretti al ritiro per mancanza di viveri. Qualche giorno dopo i tre più Marcel Lainé, compagno del primo tentativo, raggiunsero il punto massimo toccato sulla Ovest, risalendo la parete nord fino alla seconda grande terrazza e traversando su chiodi a espansione; successivamente il quartetto Magnone-Berardini-Dagory-Lainé completò la via accendendo vivaci discussioni per l’apertura in due tempi. La via venne ugualmente considerata un traguardo epocale per la lunghezza dell’itinerario e la sostenutezza dell’arrampicata artificiale.

Quella stessa estate (era 1952) Magnone partecipò alla prima ripetizione francese della nord dell’Eiger portata a termine in condizioni proibitive con Gaston Rébuffat e Pierre Leroux, già respinti dal maltempo quindici giorni prima. Il 10 luglio 1954, due settimane prima di partire per il Makalu, Magnone che aveva 37 anni, si sposò con Claudine Portier, 24 anni. Nel 1955 nascerà Sophie e sei anni dopo Bruno. Questa prima spedizione al Makalu diretta da Jean Franco si risolse in una approfondita ricognizione del massiccio fino alla quota di 7.800 m e nel collaudo dei respiratori. L’anno seguente la seconda spedizione otterrà un successo eclatante portando in vetta ben otto alpinisti nel giro di tre giorni: il 15 maggio Lionel Terray e Jean Couzy, il 16 Jean Franco, Guido Magnone e lo sherpa Gyaltsen Norbu, il 17 Jean Bouvier, Pierre Leroux, Serge Coupé, André Vialatte.

Magnone con libro Ph. R. Serafin Quando la Tour Eiffel fu scalata da Guido Magnone
Magnone con una copia del suo libro (ph. R. Serafin)

Guido Magnone da Torino ai Bleausards di Parigi

Un piccolo riepilogo. Magnone nacque a Torino il 22 febbraio 1917 da Mario Magnone originario nell’astigiano, e da Eugenia Lisa, una coppia che pur vantando antenati agiati, tra cui un generale, viveva in condizioni modeste. La grave crisi postbellica e l’alta disoccupazione indussero i Magnone a emigrare a Parigi. Qui si stabilirono nel vecchio quartiere del Marais, trovando lavoro nel laboratorio avviato da uno zio di Guido con altri famigliari che fabbricava scatole per cioccolatini. Il giovane Magnone, dopo studi frammentari e poco brillanti, all’età di sedici anni diventò operaio cartotecnico nell’atelier di famiglia che nel frattempo si ingrandì passando sotto la direzione della madre. In quegli anni Guido si dedicò intensamente alla pallanuoto.  Nel 1937, per corteggiare un’amica e migliorare la propria formazione culturale, si iscrisse all’accademia di belle arti dove frequentò per nove anni i corsi di scultura, una passione che riprese a coltivare negli anni della vecchiaia. 

A Parigi si avvicinò all’ambiente dei “bleausards”, operai e intellettuali che sull’esempio carismatico di Pierre Allain si allenavano la domenica sui blocchi di conglomerato sparsi nella foresta di Fontainebleau. Nel dopoguerra Magnome frequentò i primi corsi di formazione per guide a Chamonix diretti da Jean Franco. Qui conobbe e strinse amicizia con gli alpinisti più dotati dell’epoca: Terray, Lachenal, Rébuffat e compagni. Nell’estate 1949 in compagnia del “bleausard” Jean Bruneau superò in cinque ore la temuta via Allain sulla parete nord dei Drus, tallonando la cordata dell’austriaco Hermann Buhl allora già famoso. Nell’estate 1950 ripeté in giornata la via Cassin sulla nord-est del Pizzo Badile. L’anno seguente venne reclutato da René Ferlet per la spedizione all’inviolato Fitz-Roy

Nel 1956 Magnone in compagnia di André Contamine, Paul Keller e Robert Paragot allestì una spedizione anticipatrice rispetto allo stile delle pesanti spedizioni nazionali agli Ottomila care a Lucien Devies. La meta fu la Torre Mustagh (7273 m) nel Karakorum. Sul posto il quartetto francese ebbe la sorpresa di incontrare una forte spedizione inglese composta da Joe Brown, Ian McNaught-Davis, John Hartog e Tom Patey. Gli inglesi arrivarono in vetta lungo la cresta nord-ovest, precedendo di cinque giorni i francesi saliti lungo la cresta sud-est (12 luglio).

La fortissima cordata Magnone-Terray si ricompose sulle Ande del Perù per vincere la vetta est del Chacraraju, uno degli ultimi seimila vergini della Cordillera Blanca. Era il 1962 e Magnone decise di concludere la sua invidiabile carriera.

Magnone non solo alpinista

Dopo il Makalu visse come conferenziere e organizzatore di attività alpine. Nel 1957 diede il cambio a Jean Franco nella direzione del più importante ente del tempo libero francese, l’UNCM (Union National des Centres de Montagne) che diventerà l’UCPA (Union des Centres de Plein Air) con il compito di gestire una rete di alberghi alpini per la gioventù. Lasciò l’incarico nel 1978 mettendo a frutto la sua esperienza organizzativa pubblicando nel 1983 “Les besoins de loisirs en montagne. Rapport au ministre du Temps libre”.

Il suo libro più famoso rimane “La face W des Drus”, ed. Amiot-Dumont, Parigi 1953, riedito da Slatkine a Ginevra nel 1981. Ricostruì infine la sua carriera alpinistica e professionale dedicata alla montagna nel libro “Sculpteur des cimes”, ed. Arthaud, Parigi 2005. Come regista cinematografico vinse il festival di Trento nel 1956 con il film “Makalu 8500”. Tutte le avventure della sua vita alla soglia dei novant’anni sono riepilogate nel film di Jean-Michel Rodrigo “Guido Magnone. La voie des sommets” (2006) presentato ai festival di Trento e di Cervinia.

Ma è soprattutto quella scalata della Eiffel che ne fece una celebrità. E chissà che cosa ne direbbe oggi, da quel libertino che era, se vedesse lo spot di Air France che lancia un nuovo brand per riaffermare con eleganza “l’arte del viaggio alla francese”. Dove l’eroina si lancia verso l’alto all’interno del monumento con disinvoltura e leggerezza tra le molteplici scale. E arrivata in cima alla torre attraversa con magia un mare di nuvole. Il suo lungo strascico “decolla” quindi, affacciandosi sulla torre illuminata.

Roberto Serafin

30 Giugno 2025
Condividi
RUBRICA A CURA DI:
MountCity

MountCity è un progetto fondato nel 2013 a Milano che si poggia sulla passione e competenza di uno staff di cittadini appassionati di montagna, all’occorrenza con il sostegno di associazioni di volontariato. La piattaforma, grazie alla competenza e professionalità di Roberto Serafin che l’ha curata per 10 anni, è stata punto di riferimento sull’attualità della montagna e dell’outdoor con migliaia di articoli pubblicati. Ora lo spirito di MountCity vive ancora dentro questa rubrica.

Scheda partner