Adriana Valdo (1931-2024) viene ricordata nell’Annuario del Club Alpino Accademico Italiano appena uscito con le sue 384 appassionanti pagine. Un’occasione anche per rievocare un suo incontro ai piedi del Civetta con Sonia Livanos, altra leggenda dell’alpinismo nelle Dolomiti. Due donne diverse, ma accumunate da forza, determinazione, abilità tecnica e amore per la montagna.


In apertura rielaborazione di questa stessa foto
Adriana Valdo, una vita dedicata a ciò che desiderava essere: alpinista
Tanti compagni di cordata, tutti amici. Ma nessuno “più” amico di altri. Stop. E nessuno si sarebbe azzardato, nonostante l’affiatamento e la simpatia, a metter su famiglia con una tipa come l’alpinista vicentina Adriana Valdo. Così si descrisse lei stessa. “Rimpianti?”, ripeteva sorridendo Adriana, accademica del CAI, fiera di essersi data alla montagna e non ai pannolini dei bimbi. “Nessun rimpianto. Così mi sentivo di fare e così ho fatto. Con serenità e piena consapevolezza di quello che volevo e di come desideravo essere. E se proprio vogliamo parlare di rimpianti è solo per qualche bella scalata che non ho avuto occasione di fare”.
Nel 2024 Adriana se ne è andata all’età di 93 anni e ora le spetta un addio ufficiale del Club Alpino Accademico Italiano di cui ha fatto parte. Un suo documentato ritratto le è stato dedicato nell’Annuario 2025 2026 curato da Mauro Penasa che del CAAI è anche presidente generale. Ad Adriana è dedicata una pagina scritta dal sapiente Guido Casarotto.
È il minimo che si potesse fare per un’alpinista del suo stampo che cominciò a frequentare la montagna fin da bambina. Adriana viene descritta nell’annuario come piccola e minuta. Era in realtà una lady di ferro, come qualcuno l’aveva soprannominata, che nascondeva un concentrato di forza e tenacia. Nel 1957 fu lei la prima vicentina a laurearsi in ingegneria presso l’Università di Padova, facoltà fino allora frequentata esclusivamente da uomini. Nel 1978 fu anche la prima donna, con Silvia Metzeltin, a essere ammessa al Club Alpino Accademico Italiano. Insomma, la sua fu una vita spericolata, da vera pioniera.
Momenti di alpinismo si susseguono nel corposo annuario di 384 pagine, ma va notato che tra gli innumerevoli saggi uno solo riguarda l’alpinismo femminile prendendo spunto dal Convegno autunnale del Gruppo Orientale dedicato alle donne e intitolato suggestivamente “pluralità di alpinismi a confronto” (a Gorizia era stata in quei giorni anche allestita la mostra “Julius Kugy e donne in montagna”).
In ogni modo, è di grande interesse il ritratto dell’indimenticabile Adriana che a suo tempo si legò in cordata con i migliori alpinisti vicentini del momento tra cui Piero Fina, Piergiorgio Franzina e Silvano Pavan. Con Renato Casarotto, allora infermiere alle ferrovie, Adriana si cimentò sulla Lacedelli-Ghedina al pilastro della Tofana e poi sul diedro Philipp-Flamm in Civetta.

Adriana Valdo e Sonia Livanos: una chiacchierata ai piedi del Civetta
Fu proprio nel corso di una celebrazione di questa storica scalata che Adriana Valdo incontrò nell’altro secolo Sonia Livanos, altra “donna di ferro” delle Dolomiti. Genevieve Brès, questo il suo vero nome (anche se per tutti era Sonia Livanos), formava con il marito Georges Livanos “il Greco” una delle cordate alpinistiche non solo più famose e forti degli anni ’50 e ’60 ma anche più simpatiche e trascinanti. Era uno scricciolo di un metro e cinquanta per cinquanta chili. Trovò soprattutto nel Civetta e nelle Dolomiti di Brenta il suo terreno privilegiato di avventura e di vacanza.
Nessun dubbio: la cordata di Sonia e George scrisse la storia dell’alpinismo nelle Dolomiti non meno di quanto non abbia fatto Adriana Valdo praticando anche lo scialpinismo fino al 2022, quindi oltre i 90 anni.
Particolare importante. Una foto scattata da chi scrive ritrae Adriana e Sonia ad Alleghe durante il loro simpatico scambio di confidenze. Che cosa avranno avuto da raccontarsi? Non è forse da considerare una rarità che queste due “lady di ferro” s’incontrassero e confabulassero a lungo da vecchie amiche?
La prima volta sulle Dolomiti? Salvo errori, sulla Cassin alla Ovest di Lavaredo Sonia firmò con il marito la decima ripetizione. E lo stile Livanos? “Per noi contava la riuscita dell’impresa: arrivare in cima”. Libera o artificiale? “Ogni tanto ci succedeva anche di mettere un chiodo, in certi passaggi dove non era poi tanto necessario. Beh, non la consideravo una cosa così importante come arrivare in cima in buono stato, o come ritornare al rifugio, in ottimo stato, per bere un buon bicchiere di vino!”
Gli storici sono d’accordo. Quello dei Livanos fu un alpinismo solare. “Oui, noi due facevamo dell’alpinismo ‘calmo’, anche se superavamo delle grosse difficoltà”, ricordò Sonia quel giorno a tu per tu con Adriana. In Civetta o nelle Dolomiti del Brenta, i coniugi Livanos restavano anche un mese intero in rifugio. “Si parlava un po’ con l’uno, un po’ con l’altro. Poi veniva il momento della partenza per qualche parete. Della montagna ci piaceva tutto”. Lo stesso sentimento si impadronì fin da giovane anche di Adriana e non la abbandonò più. Non è da escludere che l’alpinismo fino all’ultimo le abbia offerto traguardi prediletti.

Molte altre storie d’alpinismo lo trovate nel prestigioso annuario, compreso l’elenco completo dei membri CAAI al 31 dicembre 2025. Buona lettura!
Roberto Serafin
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