Sabato 8 novembre si è svolta la cerimonia di premiazione del prestigioso Premio Marcello Meroni assegnato annualmente a Milano dalla Sem. Serafin, presente all’evento, ci presenta i vincitori di quest’anno e alcuni appunti sulle 17 edizioni che hanno scritto la storia del premio. Una storia che raccoglie tante storie di persone che, legate alla montagna, si dedicano con impegno all’ambiente, alla cultura, all’alpinismo, a iniziative di solidarietà.

17 edizioni per il Premio Marcello Meroni
Dal 2008 a oggi, in 17 edizioni, il Premio “Marcello Meroni” ha scritto e messo in salvo la storia di una montagna amata e rispettata, estranea alle speculazioni che spesso la affliggono in questi anni di gravi turbamenti sociali e ambientali. Ben prima che il Covid-19 stravolgesse la vita privata, lavorativa e sociale di milioni di persone, il riconoscimento (quest’anno consegnato sabato 8 novembre con una suggestiva cerimonia nella Sala Alessi di Palazzo Marino) diventò un simbolo di un’ambrosianità che prende quota e si rinnova. Coworking, social street o associazionismo etnico che sia, il volontariato per Milano è una realtà ben radicata che opera in vari campi: ambiente, minori, handicap, anziani.
Il premio messo in palio dalla Società Escursionisti Milanesi è il risultato di questo prezioso volontariato cresciuto insieme con la smart city che con tutti i suoi difetti è oggi viva, piena di iniziative e progetti. Il riconoscimento nacque dunque per iniziativa della Scuola di Alpinismo e Sci Alpinismo “Silvio Saglio” della Sem con il consenso e il sostegno della famiglia dello scomparso istruttore Marcello Meroni, dell’Università della Montagna Unimont, della Scuola Regionale Lombarda di Alpinismo e in collaborazione con il Comitato Scientifico Centrale del Club Alpino Italiano.
Questo volontariato “attivo” è da considerare una regola nelle sezioni e sottosezioni del Club alpino, un bene prezioso che scorre in pianura zampillando da quelle montagne che i milanesi amano, anzi adorano. Il premio della Sem ne è una genuina espressione. Come annuncia il bando, è dedicato a “persone che si dedicano con impegno all’ambiente, alla cultura, all’alpinismo, a iniziative di solidarietà”. S’inserì all’inizio di questo millennio in un periodo di grandi cambiamenti a Milano, considerata capitale d’innovazione sociale a quanto risulta dal “Rapporto sulla città” promosso dalla Fondazione Ambrosianeum. E va riconosciuta l’importanza, apprezzata anche anche nelle alte sfere cittadine, del suo contributo per aiutare a ripensare il rapporto tra benessere e sviluppo, mettendo al centro le persone e la loro capacità di migliorare la propria condizione.
Fu l’attività di volontariato nel Club Alpino Italiano che suggerì all’istruttore di alpinismo Marcello Meroni di esprimere un grande amore per le persone, per la vita in genere e ovviamente per la montagna. A ricordo e testimonianza dei suoi interessi, le iniziative che concorrono al premio devono essere caratterizzate da uno oppure più dei seguenti elementi: originalità, valenza sociale, solidarietà, dedizione e particolari meriti etici e culturali.
In questa impegnativa scalata alle vette della solidarietà si prodiga insieme con un collaudato comitato organizzatore, Nicla Ivana Diomede, già compagna di Marcello, alpinista provetta, a suo tempo docente dell’Università Statale di Milano e oggi Direttrice del Dipartimento di Cybersecurity e Sicurezza di Roma Capitale. L’impegno gravoso assunto da Nicla nell’esercizio della sua professione non le impedisce di prodigarsi nella ricerca dei veri amici della montagna da premiare. Fondamentale si rivela anche per la riuscita dell’iniziativa il supporto offerto da Laura Posani, presidente della Sem, nel dare sempre maggiore prestigio a questo premio più unico che raro.
Tante e tanti premiati nella storia del Premio Marcello Meroni
Ricapitolando, tra i vincitori delle passate edizioni si annoverano amici della montagna come Paolo Crosa Lenz, Michele Comi, Bepi Pellegrinon, Simon Messner, Flavia Cellerino, Angiolino Binelli, Teresio Valsesia, Giuliano Stenghel, Elio Guastalli, Mountain Wilderness, Franco Michieli, Giorgio e Laura Aliprandi, Soledad Nicolazzi, Matteo Della Bordella, Oreste Ferré, il gruppo dei Sassbaloss, don Luigi Ciotti. Ma va precisato che l’elenco è ben più lungo. Per conoscere tutti i nomi dei vincitori nelle varie categorie occorre dunque consultare il sito del premio.
Qualche nota retrospettiva va aggiunta prima di entrare nella viva cronaca dell’edizione 2025. Tra i premiati si distinse nel 2017 per un’innata generosità l’eccellente alpinista Giuliano Stenghel che ritirò il premio per la categoria “solidarietà”, festeggiatissimo dalla comunità alpinistica guidata da Alessandro Gogna, immancabile ogni anno nella giuria. Più che cordiale fu poi l’incontro di Stenghel con Iris Gherbesi, che oggi si occupa della gestione dello storico rifugio Porta del Cai Milano ai Piani Resinelli. Particolare importante. Iris ebbe dalla Sem il riconoscimento per l’opera di volontariato svolta a Karungu, in Kenya, presso la missione di Padre Emilio. Laggiù vivono, si curano e studiano bambini e ragazzi rimasti senza famiglia e/o sieropositivi.

In apertura i vincitori 2025
Da tempo Iris approfitta ogni anno dei periodi di chiusura del rifugio per recarsi dai suoi ragazzi africani. “Questa esperienza mi ha cambiato la vita”, confida, “ha rimesso a posto la mia scala dei valori”. Ai ragazzi che soffrono si dedica anche il medico Giovanni Masera, premiato nel 2015 per l’impegno speso nella realizzazione del progetto “A ciascuno il suo Everest” dedicato ai piccoli leucemici. Gli insegnanti con i loro ragazzi rappresentano poi una costante presenza del premio. Il progetto “Classi delle Montagne” fu una preziosa invenzione del genovese Stefano Piana, l’insegnante premiato per questa iniziativa nel 2017.
“La scuola ha bisogno”, spiegò il professor Piana nel ritirare la targa del premio, “di riscoprire la bellezza a cui bambine e bambini non sono più abituati. Hanno occhi e non vedono, orecchi e non odono”. Un altro insegnante portò nel 2016 sul palcoscenico del Premio Meroni la sua esperienza con i ragazzi. “Dai banchi di scuola ai sentieri di montagna” (Erga edizioni) è il titolo del libro in cui Roberto G. Colombo, insegnante genovese di Filosofia e Storia, musicista e musicologo, compendia 150 giorni di “straordinarie camminate” con i suoi studenti. Al libro è collegato il sito Internet studentinquota.it “Andando in montagna i ragazzi imparano che la natura non fa sconti: il freddo, le intemperie, i pericoli incombenti mettono a dura prova il sistema nervoso”, spiega nel suo libro il professore. Più che mai convinto, e con lui i suoi allievi, che “la montagna risveglia la creatività”.
E che dire della proposta ai ragazzi di un articolo, un racconto o una poesia per capire meglio il clima? Nessuno prima ci aveva pensato e c’è da augurarsi che l’iniziativa annunciata dal professor Gianni Boschis (che fu candidato nel 2018, l’anno della disastrosa tempesta Vaia) possa realizzarsi, se ciò non è ancora avvenuto, ed essere adottata nell’ambito delle normative già esistenti.
A proposito di didattica, dal Premio Macello Meroni è scaturita l’idea di fondare nel 2012 a Biella il Gruppo Alpinistico Scolastico (Gas). Singolare coincidenza: proprio in questa città nacquero nel 1891 le storiche “Carovane scolastiche” considerate le prime iniziative dell’Alpinismo giovanile del Club alpino. I promotori dell’attuale iniziativa sono il presidente della sezione biellese del Cai Piero Bedotto e il preside della scuola media Fausto Berti. Appassionato coordinatore è l’insegnante Giuseppe Paschetto, a sua volta premiato con il “Meroni”.
La storia del riconoscimento milanese di cui si sono qui evidenziate alcune significative iniziative, fa certamente da controcanto alle speculazioni che certo non giovano all’immagine odierna della montagna, purtroppo oppressa dall’affarismo e da un turismo esorbitante con strade intasate, parcheggi strapieni, nessun rispetto per il paesaggio.

Vincitori e vincitrici del Premio Marcello Meroni 2025
In fatto di paesaggio così di frequente violato per propaganda con ponti tibetani sospesi sugli abissi e panchine giganti, al premio Meroni giunse tempo fa l’eco di una discussa novità: gli orrendi teli usati per mettere un argine alla liquefazione i ghiacciai, un’iniziativa sponsorizzata da enti turistici e aziende di acque minerali. Il geologo Giovanni Baccolo, scienziato, ricercatore e docente universitario quest’anno tra i premiati, impegnato a combattere la diffusa piaga del negazionismo, fu un firmatario della lettera aperta di otto istituzioni scientifiche contraria al diffondersi di questa anomala copertura.
“Coprire i ghiacciai”, si leggeva nella lettera, “non significa proteggerli dallo scioglimento e dal ritiro. Raccontare la copertura come una soluzione agli effetti avversi del cambiamento climatico è sicuramente sbagliato. Si tratta di un tentativo di greenwashing per descrivere come sostenibile un intervento di per se fortemente impattante”.
Alla cerimonia a Palazzo Marino dell’8 novembre 2025 condotta da Luca Calvi ha partecipato come ogni anno un folto pubblico di amici della montagna. Tra gli ospiti illustri che hanno preso la parola vanno citati Elena Buscemi, presidente del Consiglio comunale, Alberto Pirovano del Comitato direttivo centrale del Club alpino, Nello Scarabottolo docente dell’Università Statale e una rappresentanza del Comitato della Targa d’Argento per la Solidarietà alpina “gemellato” con il Premio Meroni.
Sette sono i premiati nell’anno in corso. A cominciare dal già citato Giovanni Baccolo, ricercatore e docente universitario ex equo per la cultura con Claudio Gasparotti che contrtibuì all’istituzione del Parco dell’Adamello. Per la solidarietà il premiato è stato Walter Fumasoni ingegnere specializzato in strutture e servizi per l’accessibilità, fondatore dell’organizzazione di volontariato “Dappertutto”. Per l’alpinismo la giuria ha scelto Massimo Garavaglia istruttore della Scuola Valticino, “riferimento per le centinaia di giovani che ha formato e fatto innamorare della montagna ed esempio eccellente di passione e competenza”. Per l’ambiente il riconoscimento è andato a Paolo Rossi fotografo, regista e divulgatore conservazionista. Chiara Pesenti ha ricevuto la menzione speciale della giuria per il costante impegno nella salvaguardia dell’antica borgata di Sussia in Valle Brembana. Ex aequo è stata premiata con lei Miriam Rubeis che in Valle Stura si occupa di teatro sociale e di eventi culturali programmando l’attività dell’Ecomuseo della Pastorizia di Pontebernardo.
La commissione del Premio Marcello Meroni
Va ribadito per concludere che il riconoscimento della Sem viene assegnato, con voto di maggioranza, da una commissione giudicatrice formata da Antonio Mattion, direttore della Scuola “Silvio Saglio” del Cai-Sem; Marco Gnaccarini, direttore della Scuola Regionale Lombarda del Cai; Laura Posani, presidente della sezione CAI-SEM; Nicla Diomede, coordinatore Comitato Organizzatore Premio Marcello Meroni; Luca Calvi, linguista poliglotta, scrittore e storico; Alessandro Gogna, alpinista, scrittore e divulgatore di fama internazionale; Antonio Colombo e Claudio Bisin, rappresentanti del comitato fondatore del Premio.
Arrivederci all’anno prossimo e infiniti ringraziamenti fin d’ora a chi contribuirà a segnalare alla giuria altri gentiluomini della montagna.
Roberto Serafin
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MountCity è un progetto fondato nel 2013 a Milano che si poggia sulla passione e competenza di uno staff di cittadini appassionati di montagna, all’occorrenza con il sostegno di associazioni di volontariato. La piattaforma, grazie alla competenza e professionalità di Roberto Serafin che l’ha curata per 10 anni, è stata punto di riferimento sull’attualità della montagna e dell’outdoor con migliaia di articoli pubblicati. Ora lo spirito di MountCity vive ancora dentro questa rubrica.
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