Panarotta, in Trentino, dispone la riapertura degli impianti dopo anni di chiusura. Ma solo in via “sperimentale” a quanto risulta… eppure ci sono anche altri esperimenti sul turismo invernale che si potrebbero fare. Qualche località ci ha provato con buoni risultati. Sarebbe auspicabile un cambio di paradigma per andare verso un’economia sociale e solidale che offra strumenti concreti per costruire modelli collettivi e soddisfare i bisogni delle comunità nelle Alpine e negli Appennini . Esperimento non facile, ma il cambiamento del clima non è contrattabile, orma c’è e nuove strade è necessario trovarle. Alle soglie della nuova stagione sciistica, Serafin ci racconta alcuni esempi tra i molti che si potrebbero fare in positivo o negativo.

Panarotta impianti copia Panarotta e le stazioni sotto i 2000: che turismo sperimentare?
Qui e in apertura Panarotta

La riapertura “sperimentale” delle piste di Panarotta

Le Olimpiadi di Milano-Cortina stanno davvero dando un’accelerata a diversi nuovi progetti per le piste di sci? È questo un modo, ci si chiede, per mantenere attrattivo e vivibile tutto l’anno il territorio? Una riposta la offre in questi giorni Panarotta, una località del Trentino un tempo molto frequentata dagli sciatori. Lassù già nel 2016 uno svincolarsi dal solo sviluppo impiantistico veniva percepito come una necessità indilazionabile. Ora però tale strategia viene ribaltata. Come annuncia la stampa locale, in dicembre le piste riaprono anche se l’iniziativa viene definita “sperimentale”.

“Sarà una stazione a misura di famiglia”, si legge in un comunicato, “aperta come palestra dello sci per bambini e principianti durante le vacanze natalizie fino al 6 gennaio e poi durante il periodo di Carnevale e nei weekend di gennaio e febbraio”. 

E pensare che fino a poco tempo fa la storia del bellissimo comprensorio sciistico trentino sembrava giunta al capolinea. Un de profundis era suonato il 30 ottobre 2024 quando scadevano i termini per presentare i piani finanziari e di gestione da parte dei soggetti che si erano fatti avanti per prendere le redini della stazione. Il bando prevedeva la conduzione degli impianti a fune, due tappeti mobili e l’impianto d’innevamento artificiale composto dalle condotte e dalle stazioni di pompaggio, con cinque cannoni sparaneve, vasche di carico, pompe, opere di presa su un torrente. Mica bazzecole, soprattutto considerando che le piste di Panarotta si sviluppano tra i 1500 m e i 2000 m, altezza alla quale è raro ormai avere un sufficiente innevamento naturale.

Questa costosa e complessa impiantistica spiega perché in casi come la Panarotta, oggi soltanto la riconversione outdoor sembra essere un toccasana. Particolare significativo. E’ stata quella parolina “sperimentale” a riaprire i giochi in Trentino. Tenuto conto, s’intende, che tutto l’evolversi del turismo invernale va considerato sperimentale e anche piuttosto provvisorio non potendosi prevedere le evoluzioni del clima così determinanti per la sopravvivenza dello sci. O meglio, potendolo prevedere benissimo.

Altre strade sarebbero possibili, ma spesso non ci si rassegna al tramonto dello sci di massa

Che sia giunto il momento di stabilire una moratoria per ampliamenti e potenziamenti di aree sciabili? Lo chiese tempo fa a tutto l’arco politico che governa le Alpi l’associazione ambientalista Mountain Wilderness. Il buon esempio veniva e viene dalla Svizzera. Nella Confederazione si disincentivano in tutti i modi i nuovi impianti sotto i 1800 metri di quota

Altrove non ci si rassegna invece al  tramonto degli impianti di sci. Ignorando sistematicamente la possibilità di passare attraverso una diversa vocazione turistica, legata alla natura e all’esperienza all’aria aperta. Cioè alla prospettiva di attuare una transizione nell’ambiente montano con l’occhio rivolto a un’economia sociale e solidale che offra strumenti concreti per costruire modelli collettivi e soddisfare i bisogni delle comunità nelle Alpine e negli Appennini

Alcuni esempi di diverso approccio al turismo invernale…

Tornando alla Panarotta, la pur sempre possibile riconversione in chiave outdoor della località trentina richiama alla memoria altri esempi nelle Alpi da non sottovalutare. Come in Piemonte la decisione della Valle Pesio di dichiararsi estranea ai Giochi invernali organizzati nel 2004 rinunciando a qualsiasi tentativo di adeguarsi a tale luna park. Oggi la vallata del Cuneese non può che dirsi soddisfatta di riuscire a sfruttare le non poche risorse naturali. 

Fa testo intanto in Francia, nel Briançonnais, la valle di Cervères, incastonata tra le montagne ai piedi del Colle dell’Izoard, tra il Queyras e l’Italia. Esente da impianti, questa valle invita i turisti a condividere la sua storia, il suo stile di vita e la sua cultura attraverso incontri, passeggiate e degustazioni. Il villaggio principale è caratterizzato da una forte presenza agricola e da una storia costellata di eventi che hanno plasmato il carattere degli abitanti. Il patrimonio del comune è protetto come sito Natura 2000. Comprende il picco di Rochebrune, il colle dell’Izoard e l’alta valle della Cerveyrette. A chi verrà mai in mente che lassù si debba sciare su delle piste?

Ricordiamo per concludere anche i Piani d’Erna in Lombardia, ai piedi del Resegone. Quando c’era la neve si saliva lassù in funivia e si sciamava verso i quattro skilift sempre in funzione durante la settimana. A Milano, ricorda chi scrive, nelle scuole al suono della campanella diversi fortunati scolari lasciavano le aule e trovavano un caldo bus ad aspettarli per portarli a sciare ai Piani d’Erna. 

Oggi lo scenario è cambiato. Per Legambente sicuramente in meglio, tant’è che alla località ha assegnato una bandiera verde. Motivo?  “Il riconoscimento”, si legge, “vuole premiare un percorso virtuoso, stimolandone al contempo un’evoluzione sempre più coraggiosa, che vada nella direzione di valorizzare il territorio montano con un progetto di turismo nuovo, sostenibile e destagionalizzato”. 

Attraverso lo smantellamento del comprensorio sciistico abbandonato e l’avviamento di navette gratuite, il Comune di Lecco fa ora tesoro lassù di un turismo naturale e facilmente accessibile con i mezzi pubblici. La rimozione degli impianti venne portata a compimento nel giugno 2020. Fu un bell’esempio di pratiche virtuose che in assoluto non dovrebbero restare interventi isolati e marginali, ma inserirsi all’interno di un sistema di sviluppo dei territori montani. 

Oggi il Comune di Lecco annuncia lo svolgimento dei lavori per le riqualificazioni delle stazioni a valle e a monte della funivia che conduce ai Piani d’Erna. Sono in corso opere di manutenzione del territorio e uno sviluppo di microeconomie commerciali o agricole. Saranno creati uno spazio di accoglienza per il pubblico, locali di ricovero, ma anche sale per eventi e conferenze.

…e un esempio tra i molti di assurda insistenza sul modello dello sci di massa

Tutto ciò mentre in molte altre località in Lombardia, dalle Orobie alle Prealpi, si continua a progettare il ripristino di infrastrutture sotto i duemila metri di altitudine. Dove come si sa la neve resta una chimera.

È quanto purtroppo avviene al Monte San Primo nello splendido Triangolo Lariano dove le associazioni ambientaliste si battono da tempo per evitare il ripristino a caro prezzo dei vecchi skilift. Un’innovazione che viene annunciata tutt’altro che come “sperimentale”.

Roberto Serafin

4 Dicembre 2025
Condividi
RUBRICA A CURA DI:
MountCity

MountCity è un progetto fondato nel 2013 a Milano che si poggia sulla passione e competenza di uno staff di cittadini appassionati di montagna, all’occorrenza con il sostegno di associazioni di volontariato. La piattaforma, grazie alla competenza e professionalità di Roberto Serafin che l’ha curata per 10 anni, è stata punto di riferimento sull’attualità della montagna e dell’outdoor con migliaia di articoli pubblicati. Ora lo spirito di MountCity vive ancora dentro questa rubrica.

Scheda partner