Le norme di distanziamento sociale sugli impianti di risalita potrebbero forse invogliare qualche sciatore in più a convertirsi allo sci nordico. Il prossimo potrebbe essere l’inverno in cui torna di moda il fondo, ma attenzione al rischio di certe storture…

Qui potete ascoltare la puntata del podcast con anche questa notizia

Prepariamoci a una invasione di neo-fondisti se gli impianti di risalita rimarranno chiusi o andranno a scartamento ridotto. Da molti indizi si potrebbe dedurre che l’inverno 2020/2021 rappresenterà la rivincita dello sci di fondo che per anni è stato una cenerentola degli sport invernali e solo nel nuovo millennio si è messo a crescere nel mondo dell’outdoor. 

Ora con i protocolli anticontagio tutto sta cambiando. Nella tarda primavera hanno riaperto alcuni impianti di risalita, ma a certe condizioni Seggiovie a quattro posti ridotte a due per i noti motivi di distanziamento. Cabine di funivie  in cui si entra contingentati e con mascherina. Gli impianti di risalita sono definiti dei veri e propri colli di bottiglia per lo sci cosiddetto alpino. Si prevede purtroppo che riducano di un decimo la capacità di trasporto. 

Non può che essere allora il fondo lo sci giusto, quello vero, quello adatto a tutti, grandi e piccini, quello dove non si rischia e anzi ci si rimette in linea, si rinforzano i glutei rammolliti dallo star seduti nello smart working e si diventa più belli e atletici. 

Fondoescursionisti Lo sciatore cambia pelle?

E’ arrivato il momento che lo sciatore cambi pelle come le lucertole. Niente più variopinte tute termiche, ma tutine leggere e aderenti. Obbligatori se si sta parecchio in giro sarebbero gli zainetti con zollette energetiche e borracce di tè. Mascherine? Chi se le ricorda più? E via, appassionatamente, con gli sci stretti e leggeri come piume, tutti a scivolare sui binari o a pattinare ben distanziati in fila indiana, immersi nel silenzio delle foreste o abbagliati dal luccichio di laghi ghiacciati. 

E la neve, si dirà? Si potrà ancora ricorrere ai cannoni, visto che ne sono piene le stazioni invernali e a qualcosa possono ancora servire. Ma chi ha detto poi che anche senza la bianca visitatrice non si possa fare il fondo? La cosa più semplice è procurarsi un paio di skiroll e andarsene per stradine secondarie purché asfaltate e per l’occasione chiuse al traffico. Il gesto atletico non cambia. Poi esiste la possibilità, non si sa quanto auspicabile, che apposite fondovie vengano tracciate sui prati. L’esempio lo fornisce la pista per la pratica dello skiroll allestita nell’incanto del passo del Lavazé, nel Trentino. Un’opera strategica è stata definita, costata 700 mila euro, un occhio della testa. Ma anche un pugno nell’occhio con tutto quell’asfalto.

Infine c’è ancora un’alternativa allo sci di fondo classico. Ed è il farlo su piste di plastica. A qualcuno verrà il voltastomaco all’idea di sciare sulla plastica in mezzo ai prati ingialliti dall’inverno, ma sembra che questo genere di piste stiano prendendo piede altrove nel mondo. Però attenzione, questo fondo plastificato non diede buoni risultati già negli anni settanta, quando grazie alla Marcialonga e affini esplose la fondomania e molti divennero fondodipendenti anche a costo di installarsi, chi se lo poteva permettere, un anello di plastica in giardino. Così, per il gusto di allenarsi. O per godere il doppio quando finalmente tornava a sciare sulla neve, quella vera. (Serafin)

11 Giugno 2020
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