Le nostre montagne sono gravate di tonnellate di ferraglia di impianti in disuso e centinaia di edifici abbandonati. Perché non c’è una legge che obbliga allo smantellamento, alla demolizione o riconversione? Il report Nevediversa 2026 ne fa il censimento e un lungo elenco di casi su Appennini e Alpi italiane. Anche in Francia non si scherza in quanto a ferraglia abbandonata come denuncia Mountain Wilderness France

Il censimento di impianti ed edifici abbandonati in Nevediversa 2026
Sono 273 gli impianti sciistici dismessi in Italia e 247 gli edifici abbandonati qua e là in montagna. Capita non a caso di frequente d’imbattersi nei tristissimi resti di hotel, residence, seggiovie obsolete e decrepiti skilift con l’ancora o il piattello. Non è un bello spettacolo come ben sanno diversi escursionisti. Anzi, è un fenomeno che mortifica chi ama la natura e c’è da domandarsi come mai non ci sia ancora una legge che imponga la totale rimozione di questi… fantasmi di un turismo d’antan.
C’è poco da stare allegri di fronte alla quantità in continua espansione di rifiuti ed ecomostri che deturpano la montagna. A compiere un opportuno censimento è il rapporto NeveDiversa 2026 di Legambiente (qui la presentazione del report). Scorrendolo si deduce che sulle nostre montagne si trovano anche installazioni militari, industriali, agricole e turistiche abbandonate.
Anche in Francia ci sono tonnellate di rottami sulle montagne
La maggior parte di questi mostri deturpa il territorio e rappresenta un pericolo per la fauna selvatica e per abitanti e frequentatori delle montagne. A occuparsene assiduamente è al di là delle Alpi Mountain Wilderness France. E in Italia come stanno le cose? Si ha notizia soltanto di qualche rara collaborazione italo francese come le pulizie al Colle delle Traversette nella zona del Monviso e ai colli di Granon e di Cibierès nel Delfinato.
In primo piano va sempre considerato il positivo ruolo dei volontari. È stato grazie a quasi 1.000 partecipanti che nel Parco Nazionale del Mercantour e dintorni sono da poco rimosse oltre 182 tonnellate di rottami. Ma diverse tonnellate di metallo arrugginito sono ancora da raccogliere e impacchettate al di là e al di qua delle Alpi per essere portate in elicottero a fondo valle e riciclate.
Da notare che Mountain Wilderness France lavora tutto l’anno per affrontare il grave problema delle strutture abbandonate. Dall’apposito sito web si apprende che l’attività di sensibilizzazione continua senza sosta. Ottima cosa.
La montagna tra accanimento terapeutico e lunaparkizzazione
Oltre agli impianti dismessi, un dato rilevante riguarda i 231 impianti, definiti “casi di accanimento terapeutico” con un incontrollabile utilizzo di fondi pubblici. Il rapporto di Legambiente analizza anche i “luna park della montagna”. Panchine giganti e passerelle sospese sugli abissi realizzate artificialmente con abbondante plastica rischiano di andare prima o poi a formare altre montagne di ferraglia.
Oggi purtroppo la metamorfosi quasi kafkiana delle montagne in preda ad attentati alla loro integrità rappresenta una realtà.

Un lungo elenco di abbandoni
“La normativa non prevede il loro smantellamento e nemmeno interventi per rimuovere certi ecomostri”, ribadisce Vanda Bonardo, responsabile nazionale di Legambiente Alpi.
Sotto i nostri occhi sempre più compaiono deserti costellati da grovigli di cavi e rottami. Brutture che si aggiungono ai fili spinati e ai cannoni della Grande Guerra. Qualche esempio? Dal rapporto di Legambiente si apprende che dismesso e abbandonato è il complesso alberghiero Busca Tedy di Gressoney la Trinité. Rappresentò fino agli anni settanta uno storico hotel in stile liberty, anticamente meta di villeggiatura dell’aristocrazia.
Dal 2016 è abbandonata anche la struttura dei Bagni in Val Masino (Sondrio) con le terme e un complesso alberghiero. Contano cinque secoli di storia. Nessun investimento è in programma. E ancora, a San Pellegrino Vetta (BG) l’area è lasciata al completo degrado. Ad Aymavilles (AO) l’unico skilift è in disuso dal 1973. A Beaulard, Oulx (TO) la partenza della seggiovia dismessa risulta ancora visibile dal piazzale del paese con i suoi tralicci e le sue funi. A Pian dei Fiacconi, Canazei (TN), restano in piedi almeno dieci plinti dell’ex seggiovia Fedaia distribuiti per una lunghezza in linea d’aria di circa 1,5 km. A Lusevera (UD) nel Friuli Venezia Giulia, l’unico impianto è stato abbandonato dopo il terremoto del ‘76, ma sono presenti tutte le strutture. A Cortina d’Ampezzo (BL) la seggiovia Col Tondo-Mietres è ancora in loco ridotta a un rottame nonostante nel 2022 sia stato dichiarato lo smantellamento.
Pessimo spettacolo anche al Breuil Cervinia. Tutta la zona presenta relitti abbandonati, inclusa la stazione intermedia della prima funivia costruita addirittura nel 1939. In Lombardia a Montecampione (BS) il villaggio turistico di Plan affiancato agli impianti sciistici versa a sua volta in un profondo stato di crisi. Sia i 142 appartamenti sia le sedi degli ex locali pubblici sono abbandonati e regolarmente preda di vandali. A Pragelato in Piemonte sono stati definitivamente abbandonati i cinque trampolini per il salto con gli sci costati 35 milioni, contestati all’epoca delle Olimpiadi di Torino 2006. E sono diversi altri i casi che deturpano la montagna analizzati nel rapporto citato.
Condizione necessaria in Francia come in Italia rimane comunque l’obbligo a più riprese invocato dello smantellamento degli impianti al termine del ciclo di vita operativo.
Roberto Serafin
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