Dopo un inverno povero di neve sulle Alpi Orientali e in Appennino, le nevicate della prima parte della primavera hanno riportato la media nazionale dello Snow Water Equivalent (SWE), ovvero il contenuto idrico sotto forma di neve, a livelli normali. Non sono di per sé eccezionali nevicate abbondanti in Appennino, ma in questo caso sì. Daniele Cat Berro ci ha spiegato perché.
Ascolta il podcast con Daniele Cat Berro della Società Meteorologica Italiana
L’inverno è stato mite e nevoso solo a ovest in quota
L’inverno è stato complessivamente molto mite su tutto l’arco alpino e, in misura leggermente minore, anche lungo gli Appennini, ma con frequenti perturbazioni.
Le precipitazioni sono state abbondanti soprattutto sulle Alpi occidentali, mentre su quelle orientali sono risultate scarse (ricordate che si temeva non ci fosse neve per le Olimpiadi?).
Nonostante ciò, sulle Alpi centro-orientali – in particolare nelle aree interne come Alta Valtellina, Alto Adige ed Engadina – l’innevamento complessivo è stato ridotto. Al contrario, tra Valle d’Aosta occidentale e Cuneese si sono registrate nevicate molto abbondanti in quota.
Anche quest’inverno è stato però caratterizzato dalla quasi totale assenza di neve alle basse quote e in Pianura Padana. Milano, ad esempio, non vede la neve dall’8 dicembre 2021!
Questo è avvenuto non perché siano mancate le occasioni di precipitazioni, tutt’altro, ma perché non c’erano le temperature adeguate: ha fatto troppo caldo e quindi la neve si è mediamente fermata nei casi migliori intorno ai 500 m, ma perlopiù sugli 800-1000 m.

(In apertura foto Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano)
Un inizio di primavera burrascoso
Poi il 28 febbraio l’inverno (per la meteorologia) è finito ed è iniziata ufficialmente la primavera: un inizio burrascoso che ci ha portato un bel po’ di neve specialmente in Appennino.
Il transito delle depressioni Debora tra il 25 e il 27 marzo e Erminio tra il 31 marzo e il 3 aprile ha portato ancora delle precipitazioni tardo-invernali con effetti più marcati lungo gli Appennini. Non sono però mancati gli effetti anche altrove con venti molto forti, soprattutto col passaggio di Debora il 25 e 26 marzo. Abbiamo avuto colpi di vento anche oltre i 100 km/h, föhn nelle valli sud-alpine e Bora sull’alto Adriatico.
In Appennino si sono verificate precipitazioni importanti che sono avvenute sotto forma di neve anche fino in pianura come nel caso del 26 marzo in Romagna, grazie al vento di Bora da nord-est e l’apporto di aria fredda. Si sono verificati anche dei danni alle aziende agricole con la vegetazione che si stava risvegliando dopo i tepori anticipati di fine febbraio.
Se fino a inizio marzo a livello nazionale avevamo un deficit della dotazione di contenuto idrico della neve ovvero lo Snow Water Equivalent (SWE), ora soprattutto grazie al contributo degli Appennini, siamo rientrati nella norma. Ad esempio tra Abruzzo Molise, siamo anche molto al di sopra della media, secondo le valutazioni fatte dalla Fondazione CIMA di Savona.
Perché è eccezionale questa neve in Appennino
Sappiamo bene che sul versante Adriatico dell’Appennino è normale avere delle nevicate molto abbondanti, soprattutto sull’Appennino abruzzese e molisano quando ci sono venti freddi da da est che si caricano di umidità passando sopra l’Adriatico: l’effetto di sbarramento orografico offerto dall’Appennino va a produrre nevicate anche tra le più intense note in Italia.
Ricordiamo che c’è un dato che non è mai stato omologato ufficialmente, però c’è sulla carta e potrebbe essere verosimile: 3,40 m di neve caduti in un giorno a Rocca Caramanico sull’Appennino Abruzzese nel dicembre del 1961!
La nevosità appenninica in queste condizioni è quindi nota, ma avere così tanta neve in questo periodo dell’anno e di colpo, peraltro, dopo un inverno molto povero di nevicate, è effettivamente qualcosa di straordinario.
Una prima abbondante nevicata c’era stata col passaggio della depressione Debora a fine marzo quando era caduto tra mezzo metro e un metro di neve fresca già a quote di 800 1000 m in tutta la zona che va dalle Valli Romagnole al Montefeltro, la zona di San Marino e i Monti Sibillini.
Pochi giorni di pausa ed è arrivato il secondo carico di neve, questa volta più abbondante dalle Marche meridionali al all’Abruzzo e al Molise con apporti anche di 2 m di neve fresca. Al Passo Lanciano sulla Maielletta, a 1300 m in provincia di Chieti, si è arrivati a 2,40 m di neve totale al suolo a fine evento venerdì venerdì 3 aprile. Considerato che prima di neve non c’era quasi nulla, è stata tutta neve nuova!
La neve caduta aveva peraltro caratteristiche primaverili, quindi molto umida e pesante: ha dato luogo a enormi valanghe in montagna, alcune delle quali hanno seguito dei percorsi anche inusuali, talora eccezionali, sventrando boschi maturi. Questo fatto è un’ulteriore dimostrazione che si è trattato di un evento dai tempi di ritorno molto lunghi.
RUBRICA A CURA DI:
La Società Meteorologica Italiana è la maggiore associazione nazionale per lo studio e la divulgazione di meteorologia, climatologia e glaciologia. È un’associazione scientifica senza fini di lucro e opera su tutto il territorio nazionale conservando stretto legame con la Società Meteorologica Subalpina che ne è socio fondatore nel territorio alpino occidentale, Francia e Svizzera incluse. SMI promuove ed incoraggia lo sviluppo e la conoscenza delle scienze dell’atmosfera in Italia. Appartiene a UniMet (Unione Meteorologia Italiana) ed all’European Meteorological Society.
Scheda partner