Estate in montagna significa anche temporali. Può trattarsi di una perturbazione come quella di questi giorni sul nord Italia o di semplici temporali di calore in un’estate dominata dall’anticiclone come è stato fin qui: qualche temporale si può sempre generare. Il temporale, se osservato al sicuro, porta con sé un grande fascino: conoscendo i luoghi si può imparare a intuire le traiettorie e sentirne l’arrivo. Non è però solo il senso della vista ad essere coinvolto: il temporale, come ci invita a fare Flavia Cellerino in questo racconto, possiamo anche sentirlo con l’udito, il tatto, l’olfatto e il gusto!

Da decenni la mia estate trascorre, in parte, in un paese a 1187 m slm in Valle Stura di Demonte (Cn): Sambuco. È un luogo che ha cambiato pelle negli ultimi cento anni: borgo che contava più di 1200 abitanti e che ora accoglie circa 85 persone.
Ai piedi del Monte Bersaio, una montagna dal sapore dolomitico, però, transitano tanti appassionati di escursionismo, sci alpinismo e ora anche ciclo turismo, accolti con simpatia e servizi di qualità che, ed è un grande valore, non si piegano alle mode del momento.
Qui ho costruito amicizie ruvide e solide, che si rinnovano anno dopo anno, che si mantengono grazie alle tecnologie nei mesi invernali.
Entrando in punta di piedi in questo mondo ho imparato a osservarlo, amarlo, descriverlo.
Vorrei portarvi con me, con questi piccoli racconti d’estate, fatti di cose modeste, di istanti, di sguardi, di attenzioni minute, ma non per questo minori: è il mio modo per ringraziare territorio e persone e per indicare, senza voler insegnare nulla a nessuno, come la “vacanza” non sia un vuoto da riempire con cose effimere, ma sia spesso già densa di emozioni, incontri, riflessioni, bellezza, scoperta, silenzio e pensieri da far crescere dentro di noi.
È arrivato il temporale!
Agosto, si sa, in montagna è mese dei temporali. In realtà, ogni anno, il clima ha una sua fisionomia anche da questo punto di vista. Ci sono state estati piovose, in cui già a luglio ogni giorno iniziava con nuvole basse e lente, lamentose acquerugiole; altre estati in cui i temporali erano confinati alla parte finale dell’estate, rapidi e fugaci.
Con un po’ di osservazioni (e più esse sono distribuite su lunghi archi temporali meglio è) è possibile imparare come, tendenzialmente, si muovono le masse temporalesche in una determinata valle, quando ci si deve veramente preoccupare, o quando – nonostante lampi e tuoni – non cadrà una goccia.
Qui a Sambuco, ad esempio, il cattivo tempo arriva da Ovest, dal passo della Maddalena (quindi dalla Francia) e transita quasi sempre verso est, raggiungendo poi Cuneo e la Pianura, spesso facendo più danni a valle che a monte.
Quasi sempre la variazione avviene intorno a mezzogiorno, quando in prossimità del passo iniziano a palesarsi ammassi nuvolosi più o meno scuri e compatti, che via via guadagnano porzioni di cielo sempre più ampie. Sulle creste dei valloni laterali si addensano incupendo la montagna e i suoi colori, e iniziano a scaricare: le colonne d’acqua in lento movimento sono individuabili con chiarezza: con un po’ di esperienza e di esercizio è anche possibile calcolare quanto tempo resta prima che inizi a piovere anche qui.
Qualche volta il temporale risale la valle, avanza lento, quasi sempre dopo aver guadagnato il vallone di Sant’Anna di Vinadio, e anche in questo caso è percepibile il suo incedere, le sue deviazioni egli scarti improvvisi.
Quando il temporale si incunea sul vasto altipiano della Gardetta, che ci separa dalle Valle Maira, raramente ridiscende il vallone della Madonna e raggiunge Sambuco: scivola lento, scuro e tonante verso la valle Grana, con fragori violenti e maestosi, e bagliori affascinanti quanto inquietanti. Ma che a monte stia piovendo è evidente dal colore sempre più torbido che acquisisce l’acqua del torrente, che spesso sale in volume, fragorosa e veloce, caricata dall’acqua che scroscia in alto.

Il temporale è una occasione preziosa per allenare i sensi, tutti!
L’olfatto percepisce chiaramente l’odore della pioggia.
Se in città è l’acre odore dell’asfalto bagnato, in montagna, a seconda delle quote, è sentore di terra bagnata, di muschio, di sottobosco che lentamente si decompone in altra materia. In quota è odore di macereto, di fieno; vicino ai ripari esausti degli animali l’odore pungente dello sterco secco rinvigorisce. Ed è difficile da spiegare l’odore dell’elettricità, (in realtà è l’odore dell’ozono) che però esiste, ha una sua specificità, e si impara a riconoscerlo con un po’ di applicazione. È un po’ pungente, ricorda vagamente il cloro delle piscine, oppure l’aglio. Respirare a pieni polmoni dopo un temporale, quando l’aria è più pulita proprio perché molte particelle di polvere sono state abbattute al suolo dall’acqua, è tonificate (e a chi soffre di asma, come la sottoscritta fa anche molto bene!).
Il tatto e tutta la nostra pelle percepiscono il vento, l’umidità crescente, la temperatura che cambia. Quando il temporale avanza c’è un breve tempo di calma assoluta: l’aria è ferma, spesso calda, seguono folate sempre più intense, a tratti violente. Poi arriva la prima acqua, talvolta la grandine, il freddo. Ma qualche volta, nella bizzarria dell’estate piove con il sole, e la pioggia si asciuga quasi subito sulla vostra pelle, sui vostri indumenti, il calore resta intatto.
L’udito raccoglie i rumori del vento, delle gocce, della grandine e prima l’innaturale silenzio degli uccelli che si preparano a resistere al fortunale. L’intensità dell’acqua sui tetti, sulle piante, mentre si raccoglie e scivola via sui selciati, o gorgoglia tra le pietre dei ruscelli cambia, e cambiano i suoni generati. Il vero padrone del suono, però, è il roboante, squassante tuono. Sembra che la montagna diventi un gigantesco strumento a percussione, vibrante mentre le onde sonore si dilatano sbattendo contro le pareti di roccia. La montagna parla, un discorso arrabbiato e duro. Mi immagino gli uomini preistorici di fronte a queste potenti e oscure forze, che si traducevano, inevitabilmente, in divinità. Non a caso, ad esempio, nella Valle delle Meraviglie, nel comune di Tenda, facente parte un tempo del comprensorio della Nizza sabauda, area di antichissime transumanze e di incisioni rupestri, il monte Bego era montagna dei fulmini e dei tuoni.
Anche il gusto può partecipare a questa scoperta. Se il temporale arriva mentre siete in cammino, prima o poi un po’ d’acqua piovana si farà strada sotto il cappuccio impermeabile, si mescolerà ai vostri capelli, al vostro sudore della camminata e scivolerà, birichina, fino alla bocca. E diventerà sensazione e memoria di un attimo.

Infine, la vista vi guiderà a cogliere ogni aspetto delle colonne d’acqua che avanzano, capirete la loro densità, la quantità d’acqua che sta arrivando, osservandole: potranno essere pesanti e grigie o leggere e polverose, a seconda del caso.
Lampi, lunghi filamenti di luce, oppure baluginii in lontananza, nuvole dense che si muovono lente o veloci, morbide colonne risalenti, stratificate e quasi nere: ogni nuvola e ogni fulmine è espressione di unicità.
Qualche volta, poi, volgendo lo sguardo in direzione di Vinadio, mentre il sole tramonta e i raggi hanno la giusta inclinazione, sul vapore che inonda la valle l’arcobaleno congiunge il lato sud e il lato nord della Valle, riconcilia i due lati, stringe le case e i villaggi in un nuovo sodalizio di speranza. Il temporale corre via veloce, nuovi canti si spandono nell’aria.
Boschi e prati brillano nel sole giallo, una leggera coltre d’umidità sporca la luce. Il ciclo della vita continua.
RUBRICA A CURA DI:
Artesulcammino nasce a Genova nel 2005 da un’idea, allora davvero innovativa, di Flavia Cellerino: coniugare arte e territori facendoli diventare la chiave per comprendere più a fondo l’interazione fra umanità e ambiente.