Si possono scegliere strade diverse rispetto alla monocoltura e monocultura dello sci, differenziando la proposta per un turismo sostenibile. Il Sindaco di Saint Véran ha avuto il coraggio di farlo dicendo no a nuovi impianti e puntando su una “valorizzazione” che, una volta tanto, è interesse pubblico e non speculazione privata.

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Il sindaco di Saint Véran esulta: cancellato il progetto della nuova funivia

Non capita tutti i giorni che un sindaco si opponga alla costruzione di impianti di risalita a costo di mettersi contro gran parte della comunità. Basta citare, tanto per fare nomi, i comuni dell’Unione Montana Alta Ossola che da tre anni in qua sostengono, benché contro il progetto siano state raccolte più di 80 mila firme, i futuri e ormai inevitabili nuovi impianti nei territori di Devero, Val Bondolero, Val Buscagna, Monte Cazzola e limitrofi che rappresentano zone rare per conservazione e bellezza, uniche in tutte le Alpi e in Europa. 

Ben diversa è la situazione nel Queyras, a pochi chilometri dalla frontiera con l’Italia. Dove il sindaco di Saint Véran a quota 2042 metri, uno tra i 159 borghi più belli di Francia, situato al centro di un Parco naturale regionale, esulta per un motivo che avrebbe gettato nello sconforto la maggior parte dei suoi colleghi delle località alpine italiane: è stato infatti ufficialmente cancellato il progetto di una nuova funivia contro il quale erano state raccolte 13.822 firme

Il consiglio comunale di Saint Véran riunitosi il 9 settembre 2020”, si legge in un annuncio diffuso sul web e rivolto ai 275 compaesani dal sindaco Mathieu Antoine, “ha approvato l’abbandono del progetto della funivia con 8 voti favorevoli, 1 astensione e 2 contrari. A tutti voi un ringraziamento per la vostra mobilitazione e per l’amore che avete manifestato per questa bella vallata…”.   

Saint Véran Queyras no a nuovi impianti
Striscione contro la nuova funivia sullo sfondo della valle di Saint Véran
In apertura: Sint Véran

Queyras esempio di turismo sostenibile

Il caso Saint Véran autorizza a pensare che è possibile immaginare una vita in montagna non subalterna ai luna park dello sci e alla colonizzazione culturale della città. Ma tutto il meraviglioso Queyras ne è un esempio, tutto improntato a un turismo sostenibile. Non la perfezione assoluta ma quasi: parola di chi laggiù ha soggiornato con soddisfazione estate e inverno.

Quanto al consiglio comunale del piccolo villaggio, gli amministratori non si sono evidentemente nascosti che una nuova funivia avrebbe significato energia per farla funzionare e per battere le piste; e poi sbancamenti, strade, bacini per l’innevamento artificiale. E che quei soldi si potevano più utilmente impiegare.

E’ proprio vero, come fa pensare il bravo sindaco del Queyras, che oggi la “valorizzazione del territorio” è solo una questione di business. Non di “interesse pubblico” si tratta, ma di speculazione privata. E ogni giorno che passa, sempre più viene da chiedersi se può la pandemia accelerare un processo di transizione dell’economia alpina verso un modello di turismo economicamente e ambientalmente più sostenibile. Il Queyras insegna, viva il Queyras! (Serafin)

4 Dicembre 2020
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