Roberto Serafin questa settimana ha confezionato una selezione di notizie di notevole rilievo. Prima si discute sul numero ufficiale degli 8000 che non è detto debbano per forza essere 14, poi si parla dell’Alpe Devero: un incanto minacciato da devastanti progetti. Infine Serafin mette in guardia chi usa le moto in montagna in luoghi in cui non è permesso: i carabinieri forestali sono felici di ricevere segnalazioni.

Gli 8000 sono 22. Dimostrarlo è possibile

“E se gli Ottomila non fossero 14 ma 22?” è il titolo d’apertura giovedì 9 gennaio di Gogna blog e giustificata è la curiosità che subito traspare dai commenti, tutti sempre qualificati, di questo quotidiano appuntamento con l’alpinismo e l’ambiente alpino. A porsi  e porre la domanda è da diversi anni l’ingegnere torinese Luciano Ratto, presidente onorario del Club 4000, tra i più qualificati esponenti di quella élite conosciuta come “minoranza arrampicante” torinese. “Da un secolo circa”, sostiene Ratto, “si afferma che le montagne più alte del mondo, vale a dire le vette di ottomila metri più importanti, sono 14. Ma questa convinzione non è sufficientemente suffragata. E se, invece non fossero 14 ma 22?”.  

In Gogna Blog viene dunque riproposto in due puntate il Progetto 8000 ideato nel 2003 e ufficialmente presentato nel 2011 da Ratto, insieme con Roberto Mantovani e Roberto Aruga, all’Unione delle associazione alpinistiche (Uiaa) in vista di una certificazione mai arrivata. La riproposta del progetto nel frequentatissimo sito di Gogna segna dunque una tappa importante in queste ricerche che per una serie di circostanze mancano dell’imprimatur del Club Alpino Italiano. Inutilmente Ratto riferisce di avere atteso una risposta alla sua richiesta di pubblicazione da parte della redazione della rivista ufficiale del Cai “Montagne 360”, mentre definisce “sprezzante” l’atteggiamento di Reinhold Messner al quale si era rivolto in vista di un autorevole parere. Non sarà perché alla luce di queste ricerche andrebbe ridimensionata l’importanza della collezione di 14 ottomila effettuata per primo da Reinhold?  Ed è giustificato ritenere che il Club Alpino Italiano, dopo l’iniziativa di GognaBlog, possa  finalmente prendere in considerazione questo progetto che non risulta avere precedenti?

Devero: cronologia di un lungo assedio

Il problema dell’Alpe Devero la cui integrità naturale è minacciata da nuovi collegamenti con gli impianti di Ciamporino nella vicina Val Divedro torna d’attualità in questo inizio del nuovo decennio. La nuova Commissione Ambiente del Consiglio regionale Piemonte ha invitato il 9 gennaio in audizione il Comitato Tutela Devero perché esprima le proprie opinioni rispetto al contestato Piano Strategico “Avvicinare le Montagne” contro il quale ha raccolto finora quasi 90 mila firme. Recente è anche l’impegno per questo paradiso delle Alpi Lepontine del Fondo Ambente Italiano (FAI) che ha eletto il Devero quale “Luogo del Cuore”. 

Ai tanti innamorati dell’incanto del Devero (e io tra quelli) interesserà forse sapere che non c’è pace in questo paradiso fin dal quindicesimo secolo quando – come riferisce Enrico Rizzi nella sua fondamentale “Storia dell’Ossola” (Grossi, Domodossola, 2014) – subì la forza d’urto delle ondate confederate della vicina Svizzera. A questo punto valeva forse la pena di prendersi la briga di stilare una cronologia, o una timeline come oggi fa fino dire, relativa alla tutela del Devero. Che per quanto riguarda i tempi moderni andrebbe fatta risalire a un certo cavalier Giovanni Leoni (1846-1920) innamorato di queste vallate, musicista e poeta, presidente del locale Club alpino, definito il “vate dell’Ossola”. Leoni fondò all’inizio del secolo scorso la Società Pro Devero. “Paradis di nost montagn, che in nissun sit igh n’han un alt compagn”, definì enfaticamente in dialetto il Devero. Che questo paradiso non abbia uguali al mondo è ancora oggi una realtà sotto gli occhi di tutti i visitatori. A quanto si apprende il Devero l’ha scampata bella nel 1971 quando venne presentato un piano per concatenare con impianti il Sempione con l’alta Valle Formazza. Trattavasi del Piano comprensoriale di sviluppo Ve.De.For, acronimo di Veglia, Devero, Formazza. I realizzatori non si sarebbero accontentati dei 113,350 chilometri del circuito, ma avrebbero tracciato per ogni territorio una serie di percorsi serviti dagli stessi impianti o da altri impianti minori. Il progetto non ebbe seguito.

Oggi il Devero è frequentatissimo nella buona stagione, con ampi parcheggi e navette che lo collegano con la valle Antigorio e ottime strutture di accoglienza. Contro il progetto di collegarlo con Ciamporino prendono posizione il  25 settembre 2017 tre albergatori in difesa della sua naturalezza. L’iniziativa non ha precedenti e smuove acque piuttosto stagnanti. Contro il progetto si pronuncia nel 2017 Paolo Crosa Lenz, presidente del Parco Veglia Devero. Di parere contrario è anche l’organizzazione Gea Vco Naturaliter, che rappresenta 48 guide escursionistiche ambientali della Regione Piemonte. Il 3 ottobre 2017 viene approvato il Piano Paesaggistico Regionale con l’intesa del Ministero dei Beni Culturali. Prevede l’integrità del crinale del Monte Cazzola, quello dove si ipotizza di arrivare con il prospettato impianto funiviario. Il 5 ottobre 2017 Mountain Wilderness Italia invia una lettera al presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino e ad altri destinatari esprimendo le ragioni del no a nuovi impianti. Il 16 ottobre 2017 nella sala convegni del Foro Boario di Crodo (VB) viene discusso in un affollato incontro informativo il progetto “Avvicinare le montagne”. L’incontro è organizzato dall’Unione Montana Alta Ossola. Ne fanno parte i comuni di Baceno, Crodo, Formazza, Montecrestese, Trasquera e Varzo, tutti favorevoli ai nuovi impianti ed evdientemente insoddisfatti di un turismo fin qui definito compatibile. Il 27 novembre 2017 è una data importante. Nasce il Comitato Tutela Devero. Tra gli aderenti risultano Mountain Wilderness, LIPU, Legambiente VCO, Italia Nostra VCO, Salviamo il Paesaggio Valdossola, Pro Natura Piemonte, la Compagnia dei Cammini.  Il Cai preferisce stare alla finestra.

Il 2019 la battaglia si riaccende grazie al Comitato Tutela Devero che continua la raccolta di firme contro il progetto “Avvicinare le montagne”. Il 26 settembre 2019 il Comitato e le Associazioni nazionali Legambiente e Lipu avviano un ricorso al TAR nei confronti di Regione Piemonte, Provincia VCO, Comune di Varzo e Società San Domenico Ski per impedire che il piano di sviluppo turistico “Avvicinare le Montagne” possa intaccare un patrimonio protetto che appartiene a tutti. Questo Piano Strategico, a quanto si legge nel ricorso prevede “più di cinquanta interventi di infrastrutturazione ad elevato impatto ambientale, con l’ampliamento e creazione di nuove costruzioni, impianti a fune, piste da sci e percorsi per mountain bike, bacini idrici, strade di accesso, parcheggi a raso terra e in silos”. E finalmente il 15 novembre 2019 scende in campo Fondo Ambiente Italiano annunciando di avere scelto l’Alpe Devero tra i vincitori dei “Luoghi del Cuore” da salvare. L’ente di gestione delle Aree Protette dell’Ossola esprime profonda soddisfazione e gratitudine al Fai per tale prestigioso riconoscimento. E il Cai continua, salvo errori, a stare alla finestra.

Motociclisti sui sentieri? Segnalateli ai carabinieri forestali

Buon segno. Si moltiplicano le segnalazioni (sui giornali locali) delle multe salate ai centauri sorpresi mentre fanno motocross nei boschi. Fa notizia che sul Sas dlas Dodesc, area protetta nella valle di Antersasc in Alta Badia, ai motociclisti è stata appioppata dai forestali affiancati dai carabinieri una sanzione amministrativa per aver contravvenuto al divieto di circolazione nelle aree protette e il rumore causato. I carabinieri forestali (siano lodati) nella zona speciale di conservazione Deiva – Bracco – Pietra di Vasca – Mola, nel comune di Castiglione Chiavarese (Genova) in nove mesi annunciano di avere sanzionato nel 2019 motociclisti da trial per un totale di 16 mila euro di multe. Con sollievo si apprende infine dalla Stampa dell’8 gennaio 2020 che carabinieri forestali di Ormea hanno sanzionato 5 motociclisti sanremesi che, con moto da enduro, hanno percorso il cosiddetto sentiero della “Cannoniera” che dal passo del Tanarello conduce al rifugio «Don Barbera». L’area, sul confine italo francese, è caratterizzata da svariate forme di carsismo ipogeo e pregevoli emergenze naturalistiche (tra cui una quarantina di endemismi esclusivi delle Alpi occidentali) e da alcuni anni è stata riconosciuta dall’Unione Europea come zona speciale di conservazione «Alta Valle Pesio e Tanaro».  Ma al di là di questo la normativa che regola la presenza di mezzi motorizzati sui sentieri ancora una volta non era stata rispettata. Gli enduristi sono stati multati per un importo complessivo 1.500 euro. Ma quanto interessa ai centauri che l’uso indiscriminato dei mezzi fuori dalle strade o dai percorsi autorizzati possa degradare l’ambiente naturale, innescando processi erosivi e deteriorare la rete sentieristica rendendola talora impraticabile ai fruitori (ciclisti e podisti)? Particolare importante. I carabinieri forestali sono disponibili a recepire le segnalazioni dei cittadini su criticità ambientali attraverso il numero unico di emergenza 112 così come a fornire informazioni sulla corretta fruizione della montagna. E nessuna criticità è più spiacevole per un escursionista che trovarsi a tu per tu con una banda di motociclisti che avanzano sgasando nel silenzio di un bosco.

9 Gennaio 2020
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