Le tre parole chiave formazione, torpedone e connessione, sono state scelte in rima, ma soprattutto sono state scelte per raccontarci altrettanti punti di strategica importanza per le nostre valli.

La convinzione che la montagna sia inevitabilmente destinata ad essere ai margini della cultura e della formazione è smentita (oltre che dalla sua storia verrebbe da dire) da significativi casi in cui la scelta di investirci ha pagato: si è visto, ad esempio, che creare centri di formazione di alto livello legati alle caratteristiche di quell’area non solo offre opportunità per chi vi abita, ma richiama persone anche da fuori moltiplicando gli effetti positivi per il territorio.

Ovviamente requisito fondamentale perché una valle rimanga viva è un buon servizio di trasporto locale: è questo il tema che si vuole richiamare con la parola torpedone. Si parla spesso di trasporti, ma il discorso solitamente si rivolge subito alle grandi vie di comunicazione che attraversano le Alpi dimenticandosi del servizio di trasporto capillare che serve a chi abita le valli. È un problema che va affrontato mettendo in campo soluzioni innovative di gestione tra pubblico e privato, cercando nuove formule che razionalizzino i trasporti e uscire dall’impasse “serve, ma costa troppo”.

Se un territorio non connesso al suo interno e verso l’esterno è destinato a svuotarsi, questo vale anche per la connessione internet (ma pensiamo anche a tv e telefono). Chi vive in città dà ormai per scontata l’iper connessione con tutto il mondo, ma per chi vive nelle aree interne purtroppo spesso non è così. Oggi qualsiasi attività che si faccia se non si ha, non solo una connessione, ma una connessione efficiente, si è tagliati fuori: proprio in quei territori dove servirebbe di più per sviluppare lavoro, in realtà è perlomeno scadente. Per quanto ci sia un’attenzione a questo (si veda il Piano strategico banda larga) ancora permangono molte zone scoperte ed è un problema la cui soluzione è tecnicamente possibile: solo economicamente difficile.

Formazione, torpedone e connessione sono tre punti chiave assolutamente da affrontare se si vuole che si arresti quello spopolamento di territori che in alcune zone è purtroppo ancora in atto. Non trovare delle soluzioni è un problema per tutti i cittadini italiani, non solo per chi vive in montagna. In primo luogo per una questione emergenziale, in quanto, come ben sappiamo, territori non più mantenuti a monte creano dissesti idrogeologici e grossi guai anche a valle e nelle pianure. In secondo luogo perché, in un Paese come il nostro, in difficoltà in tutti i settori tradizionali che hanno trainato la nostra economia per un secolo, si rinuncia a delle opportunità di sviluppo.

Alcune note per approfondire:

Strategia Nazionale per lo sviluppo delle Aree Interne (SNAI): parte nel 2012 con l’obiettivo di supportare lo sviluppo di quelle aree, prevalentemente montane, caratterizzate da una particolare distanza dai centri di offerta dei servizi essenziali. Le aree che erano state selezionate sono 71 pari al 16,9% del territorio nazionale per più di 2 milioni di abitanti. Ne ha recentemente parlato anche Maurizio Dematteis nell’articolo “10 anni di sviluppo della Montagna. O forse no” in Dislivelli.eu n. 100

Nel podcast vengono citati come esempi positivi di centri di formazione particolari e di alto livello capaci di attirare persone anche da fuori valle: il Liceo scientifico sportivo Des Ambrois ad Oulx in Valle di Susa, il Centro Ricerche sulla Gestione della Fauna Selvatica (Ce.Ri.Ge.Fa.S.) a Sampeyre in Valle Varaita e il centro universitario Unimont ad Edolo in Valle Camonica.

Per approfondire ulteriormente questi temi il miglior punto di partenza è ovviamente il numero 101 (novembre 2019) della rivista Dislivelli.eu che sviluppa in primo piano il tema “Servizi vitali per un territorio”.

13 Dicembre 2019
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Associazione Dislivelli

L’Associazione Dislivelli è nata nel 2009 a Torino, dall’incontro di ricercatori universitari e giornalisti specializzati nel campo delle Alpi e della montagna, allo scopo di favorire l’incontro e la collaborazione di competenze multidisciplinari diverse nell’attività di studio, documentazione e ricerca, ma anche di formazione e informazione sulle terre alte.

 

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