I rifugi finalmente riaprono nonostante le tante difficoltà. Facciamo il punto dopo aver seguito nei mesi scorsi gli sforzi dei gestori per arrivare a questo risultato. Ovviamente invitiamo tutte le rifugiste e i rifugisti che ne avessero piacere a raccontarci la loro riapertura. Intanto auguriamo a tutti una buona stagione!

Qui puoi ascoltare la puntata del podcast con anche questa notizia

Qualcuno ancora ricorda quando in pieno lockdown corse voce che i rifugi alpini non potessero riaprire e il Cai fece circolare la previsione che agli escursionisti si chiedesse di portarsi appresso delle tendine per trascorrere le notti fuori dalle strutture? Il sito Dislivelli raccolse giudiziosamente il grido di allarme di una rifugista che non voleva saperne di chiudere la capanna che le è stata affidata. “Quello che assolutamente non sopporto”, disse Valentina Jorio del rifugio Chardouse, “è che figure istituzionali che dovrebbero sostenerci, difenderci e aiutarci, siano le prime a elencare le potenziali grandi criticità dell’accoglienza in rifugio ai tempi del Coronavirus”.

Rifugio alpino la Chardousë (Valle Susa)
In apertura: Rifugio Rosalba in fase 3 (foto di L. Guardini)

Le citate figure istituzionali non furono buoni profeti prevedendo campeggi a go go. Anche se è vero che per vivere un’esperienza a contatto con la natura e senza lasciare traccia del nostro passaggio, la tenda è sicuramente da provare. Ora in fase 3, piano piano, i rifugi stanno riaprendo o sono già aperti e ogni rifugista ha trovato la soluzione giusta per soddisfare i requisiti di igiene imposti dal virus che ancora circola. 

Insomma, lo scenario è cambiato oltre ogni più rosea previsione. E i rifugi questa estate sono aperti, si possono tranquillamente prenotare. Scegliere un rifugio come meta significa trovare l’appoggio di persone gentili, competenti ed esperte e anche sostenere un’attività importantissima per l’economia delle Terre Alte”, dice Laura Guardini per anni cronista delle terre alte nelle pagine del Corriere della Sera e ora una delle colonne del periodico Milano Sud e anche firma apprezzata dei blog di montagna.

Capanna Alpinisti Monzesi

Ma allora col virus che ancora circola possiamo stare tranquilli davvero in rifugio? Laura lo ha chiesto, nella sua inchiesta per Milano Sud, a Lorenzo Maritan della Commissione rifugi del Cai Milano. “Assolutamente tranquilli”, è stata paro paro la risposta di Martian. “I rifugisti, da imprenditori quali sono, si sono attrezzati sia per organizzare gli spazi esterni, sia per la sanificazione di stanze e bagni. Dal canto nostro, noi del Cai Milano abbiamo diffuso anche delle linee guida che, seguendo le indicazioni di Istituto Superiore di Sanità e Inail, aiutano i gestori a tutelare ospiti e dipendenti”.

Dei 13 rifugi del Cai milanese, diversi hanno registrato già nei fine settimana di maggio un’affluenza atipica per il periodo. Al Rosalba come al Brioschi, non si era abituati a vedere arrivare tanta gente. I rifugi hanno offerto pasti e caffetteria d’asporto, proprio come avviene in città. 

Rifugio Omio

E ora la bella notizia. Tutti i rifugi – in Lombardia sono oltre 170, contando quelli del Cai e quelli privati – sono pronti a restare aperti tutti i giorni sino a fine settembre. Con la mezza pensione tra i 45 e i 50 euro, tra l’altro, offrono una sistemazione anche economicamente conveniente. Merito di tutto ciò è dei rifugisti che hanno dato fondo alla loro professionalità aguzzando l’ingegno. 

Un esempio? All’esterno della Capanna Alpinisti Monzesi – storico rifugio sulle pendici del Resegone – esistono da tempo immemorabile dei meravigliosi tavoloni di pietra. Si è trattato di metterli al riparo con una copertura per i giorni di pioggia. Ed è lì, non all’interno, che vengono servite fragranti polente insaporite con le piante aromatiche coltivate sul posto.

Rifugio Allievi Bonacossa

Alla capanna Omio della Società Escursionisti Milanesi, in Valmasino, si riparte con tre gestori: Elena, Alberto e Stefano. “Vogliamo che la Capanna”, dicono all’unisono, “rimanga un ‘rifugio’, un luogo di custodia, di amicizia, di semplicità”. All’Allievi, del Cai Milano, sempre in Valmasino, è Francesco D’Alessio, guida alpina, per gli amici Frisco, il nuovo gestore: unico inconveniente, ci vogliono almeno quattro ore di cammino per raggiungerlo lassù in quel paradiso di granito che Frisco si è ritagliato.

E come sarà l’estate nei rifugi delle Dolomiti? Cinque regole definite d’oro dai giornali locali sono state raccolte in una locandina diffusa sui canali social e affissa nei 66 rifugi dell’area dolomitica, che coinvolge Alto Adige, Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Ovviamente le regole prevedono prenotazione obbligatoria per i pernottamenti e consigliata per i pasti, utilizzo di gel e mascherina nelle aree comuni, mantenere il distanziamento fisico previsto, portare con sé asciugamano e ciabatte. Dal canto suo il presidente della Fondazione Dolomiti Unesco Mario Tonina sottolinea di sottoscrivere questo messaggio che considera di speranza e di ottimismo. Altro che gridi di allarme. Se queste sono le premesse, la stagione promette davvero bene.

18 Giugno 2020
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