I Promessi Sposi potrebbero non essere più letti a scuola? Si potrebbero dire molte cose, ma noi staremo sul piano di chi ritiene non secondaria la capacità di raccontare il paesaggio: è così inutile la lettura di quelle pagine che magistralmente lo descrivono? E se un paesaggio è frutto anche della capacità di saperlo osservare, non si sta forse, con i Promessi Sporsi, mettendo in secondo piano l’importanza di questa capacità? Eccessivo? Forse, ma resta l’urgenza di insegnare a comprendere il territorio, competenza che si sta perdendo, e la letteratura può essere uno degli strumenti.

L’importanza di saper leggere e raccontare il paesaggio
“Giù le mani dai Promessi Sposi” verrebbe da dire. Il motivo? Come si sa la lettura del capolavoro a scuola è al centro di un vivace dibattito. A fronte del quale per molti, compreso il sottoscritto nel suo piccolo, accesa è la voglia di ribellarsi alle nuove indicazioni ministeriali. Ovvero a quelle possibili norme che si propongono di spostare lo studio del romanzo dal biennio al quarto anno di liceo, rendendolo facoltativo.
Nella bozza del documento si legge addirittura che il celebre romanzo di Alessandro Manzoni non è più un “classico contemporaneo”. Ma si, di ragioni per dissentire da questa affermazione se ne potrebbero trovare parecchie. Noi staremo sul piano di chi ritiene non secondaria la capacità di raccontare il paesaggio: è così inutile la lettura di quelle pagine che magistralmente lo descrivono? E se un paesaggio è frutto anche della capacità di saperlo osservare, non si sta forse, con i Promessi Sporsi, mettendo in secondo piano l’importanza di questa capacità? Eccessivo? Forse, ma resta l’urgenza di insegnare a comprendere il territorio, competenza che si sta perdendo, e la letteratura può essere uno degli strumenti.
Il paesaggio non è solo uno sfondo inutile
Quel ramo del lago di Como descritto nell’incipit rischierebbe di sbiadire se portato lontano dai banchi di scuola. E con quel celeberrimo ramo del lago sparirebbero il Monte San Martino e il Ponte Vecchio e molti altri aspetti “manzoniani” del lecchese. Non è che senza leggere il romanzo di Renzo e Lucia non si possa imparare a guardarsi attorno e i raccontare il paesaggio: ma perché non iniziare da lì invece per stimolare curiosità e capacità di lettura del paesaggio che rischia sempre più di diventare uno sfondo ininfluente?
Fondamentale nel romanzo è proprio la presenza del paesaggio inteso sia nella sua veste naturalistica sia in quella antropologica. A dominare infatti è il paesaggio familiare di Lombardia, con i suoi cieli, i suoi monti, le sue acque. Quel cielo di Lombardia così bello quand’è bello, come lo descrive don Lisander.
Occorre convenire che il paesaggio dei Promessi Sposi è calato nella realtà storica e umana del romanzo e sarebbe un delitto cancellare quest’opera preziosa dai programmi scolastici.
Farsi affascinare da chi ha saputo raccontare il paesaggio
Ovviamente a raccontare magistralmente il paesaggio non fu soltanto il Manzoni e non c’è solo la scrittura per farlo. Ad esempio, restando in Lombardia, a renderne magico il paesaggio ci fu prima di lui un certo Leonardo da Vinci che narrò a modo suo, con tavolozza e pennello, gli aspetti che avrebbero poi attirato l’attenzione del Manzoni ispirandogli pagine indimenticabili.
Dopotutto quelle del Manzoni erano le stesse montagne ritratte da Leonardo dal portico del Santuario della Rocchetta, dal quale si può osservare un vasto panorama sulla valle dell’Adda che va dalle Grigne al Resegone all’Albenza. A condurci per mano, sia detto per inciso, è di questi tempi un prezioso libretto di Angelo Recalcati. Intitolato “Sulle Alpi di Leonardo”, viene distribuito dalla Società Escursionisti Milanesi. Si tratta di un chiaro esercizio di contemplazione e conoscenza, come osserva Laura Posani, presidente della SEM, da suggerire alle ragazze e ai ragazzi di oggi. Con la speranza che, sollevando lo sguardo dai loro device, “possano guardare, conoscere, riconoscere all’orizzonte le catene dei monti in un confronto dialettico con la città, e farsi ispirare”.
Anche i più giovani tra i lettori, quei ragazzi che si vorrebbero privati della lettura dei “Promessi sposi”, rimangono incantati da quella dettagliata descrizione del paesaggio che inquadra Lecco e il viottolo su cui cammina don Abbondio.

Nei Promessi Sposi il paesaggio è anche proiezione di stati d’animo
Non resta che ribadire che nella concezione propria del romanticismo seguita dal Manzoni, il paesaggio è anche proiezione degli stati d’animo dei personaggi. Per fare un esempio, nelle pagine del romanzo si diffonde un senso di affettuosa nostalgia quando Lucia dà l’addio ai monti per sfuggire alle brame di don Rodrigo. Viceversa il paesaggio viene percepito come pauroso e ostile durante la fuga di Renzo verso l’Adda.
Se davvero il capolavoro del Manzoni non andasse considerato un “classico”, questi stati d’animo non sarebbero tenacemente inseriti nell’immaginazione dei lettori di qualsiasi età.

Luoghi che parlano del romanzo che li ha raccontati
Che fine farebbero certi scorci “manzoniani” della dolce Lecco, come il Resegone che vigila sullo sfondo con le sue guglie? A Lecco sono tanti gli aspetti della città che “parlano” di Manzoni, dalle insegne di certe botteghe al moderno ospedale che porta il suo nome.
Nel piccolo villaggio di pescatori di Pescarenico, presso il molo, è visibile una “lucia”, la tradizionale barca lariana che si dice fu utilizzata dai Promessi Sposi per la loro fuga. Quanti verrebbero a saperlo se andasse in porto il provvedimento di cancellare l’opera dai classici? Poco distante un masso ricorda il celebre passaggio dell’addio ai monti “sorgenti dalle acque, ed elevati al cielo”, come si legge nel romanzo. Qualcuno potrebbe forse rimanere indifferente a quelle “cime inuguali note a chi è cresciuto tra loro e impresse nella sua mente”?
E che dire del Resegone “dai molti suoi cocuzzoli in fila”? È quella cresta frastagliata di montagne che fa “rimescolare il sangue” al fuggiasco Renzo. In quale romanzo, capolavoro o no, le montagne si animano con altrettanta vivacità? Il Resegone viene citato più di una volta nel romanzo ed è oggi da ritenersi un luogo dell’Itinerario Manzoniano. Poco fuori città, in località Somasca a Vercurago, si trova la rocca che ha ispirato il Castello dell’Innominato. “Dall’alto del castellaccio, come l’aquila dal suo nido insanguinato”, si trova scritto nei Promessi Sposi, “il selvaggio signore dominava all’intorno tutto lo spazio dove piede d’uomo potesse posarsi…”.
A proposito, tale castello è raggiungibile anche a piedi direttamente da Lecco, percorrendo il Sentiero Rotary che si può imboccare in diversi punti della città.

Quando i Promessi Sposi erano messi in scena dalle marionette al teatro
Non è un caso, per concludere, che le esperienze vissute da Leonardo e dal don Lisander su Alpi e Prealpi abbiano avuto importanti riscontri nelle loro opere e anche in altre attività artistiche. Lo ebbero in verità anche per noi ragazzini in un tardo medioevo. I “Promessi sposi” vennero messi in scena a Milano dalle marionette dei fratelli Colla al teatro Gerolamo aperto fino al 1957 a qualche passo dal Duomo, fra la Corsia dei Servi e la Piazza Beccaria.
Ricordo che a quei tempi una voce fuori campo introduceva la vicenda di Renzo e Lucia con le musiche di Errico Petrella e le scene illustrate del pittore Achille Lualdi. Alcune parti erano davvero memorabili come la calata dei Lanzichenecchi e la rivolta di Milano. Allo spettacolo dei Colla seguì un’edizione musicata del 1997, tratta dal melodramma realizzato da Amilcare Ponchielli nel 1856, in cui le parti recitate si alternavano a quelle cantate.
Esercitarsi a leggere: letteratura e paesaggio
Ma basteranno questi particolari a far ritenere inattuabile la decisione di rendere facoltativa a scuola la lettura dei “Promessi sposi”, fulcro e fondamento della cultura italiana di oggi e di sempre? E se invece di mettere da parte Renzo e Lucia si partisse da lì e da altre pagine di autori classici e contemporanei per tornare a guardare il paesaggio con stupore? Perché non introdurre nei programmi esercitazioni di lettura e racconto del paesaggio e del territorio? (Fantascienza?)
Roberto Serafin
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