A volte abbiamo la sensazione di trovarci di fronte ad episodi particolarmente freddi, o a nevicate che giudichiamo abbondanti. Il problema è che la nostra percezione ci inganna perchè si forma sugli anni più recenti. La prospettiva cambia se ci confrontiamo con i dati del trentennio di riferimento (1991-2020) o ancor più con quelli del trentennio precedente (1961-1990). È ciò che è successo con l’episodio freddo di questo gennaio. Daniele Cat Berro ci ha aiutato ad analizzarlo alla luce dei dati.

Ascolta il podcast con Daniele Cat Berro

Precipitazioni dicembre-gennaio

L’inverno era cominciato abbastanza male come quantità di neve su gran parte delle Alpi a eccezione delle estreme Alpi occidentali, del torinese, ma in particolare del Cuneese, dove tutt’ora ci sono le maggiori quantità di neve di tutto l’arco alpino. Questo perché già dalla fine di novembre e poi ancor di più dalla metà di dicembre, si sono messe in fila una serie di perturbazioni che hanno favorito molto le Alpi Liguri e Marittime. Attualmente infatti abbiamo degli spessori di neve che arrivano anche a 2 m intorno ai 1500-1800 m di quota nelle valli Gesso, Vermenagna, quindi Limone Piemonte, ma anche le valli adiacenti del Monregalese, la zona del Prato Nevoso. Quantità che non si vedevano da molti anni.

Il resto delle Alpi fino a un paio di settimane fa era abbastanza “pelato” e questo tra l’altro faceva anche un po’ temere per le montagne olimpiche dove adesso la neve è finalmente arrivata anche se in quantità moderate.

È stato, peraltro, un gennaio molto bagnato su gran parte d’Italia, perché questo treno di perturbazioni che, soprattutto nella seconda metà del mese, ha percorso il Mediterraneo e ha portato grandi quantità di acqua, soprattutto sui versanti tirrenici. Certe zone della Sicilia, della Sardegna, della Calabria, come ben sappiamo dalle cronache, sono state subissate di acqua, oltre che di di vento e di mareggiate durante la tempesta Harry della seconda metà del mese, per altro anche con grandi grandi nevicate sull’Etna sopra i 1600-1800 m con apporti dell’ordine di di 1-2 m di neve fresca sulla parte sommitale del vulcano.

Dicembre 2025 uno dei più miti in assoluto

Dal punto di vista delle temperature il mese di dicembre, senza farsi notare troppo con episodi di mitezza particolarmente appariscenti, ma essendo completamente mancati episodi freddi, è risultato essere tra i più miti mai osservati in Italia, in particolare al nord e soprattutto la Valpadana centrooccidentale. Ad esempio Torino e Piacenza, hanno vissuto il loro dicembre più mite in assoluto da quando esistono le misure, dal 1753 a Torino, dal 1871 a Piacenza.

IMG 20260107 171203424 Gennaio 2026 e il freddo... quando la percezione ci inganna
Gelo a bassa quota nei giorni intorno all’Epifania.
In apertura: neve nelle valli del cuneese a inizio gennaio
(foto FdM/L. Serenthà)

Gennaio normale o più freddo del normale?

Gennaio invece è stato quantomeno al nord Italia vicino alla normalità, perfino un po’ più freddo del normale in alta quota.

Ma cosa intendiamo pr normale? Per normale intendiamo, la media del trentennio di riferimento standard 1991-2020, che però è stato già un trentennio segnato dal riscaldamento globale e quindi più caldo rispetto a quello precedente.

Se prendessimo in considerazione il precedente trentennio, 1961-90, scopriremmo che questo gennaio da poco concluso è stato in realtà perfino un po’ sopra media, cioè un po’ più mite di quella che era la normalità del passato fino a qualche decennio fa.

Ha fatto molto parlare di sé l’unico episodio freddo di questo inverno nei giorni intorno all’Epifania, quando una massa d’aria artica ha raggiunto la regione alpina e in generale, il Mediterraneo con effetti anche appariscenti, come le nevicate sulle coste del nord Adriatico e temperature che talora non si vedevano da da 5-8 anni nella regione alpina. Temperature che sono scese talora su i -15, -18 nei fondovalle più freddi di mezza montagna, intorno ai 1500-1800. m.

Si sono avute temperature minime fino a -8 a Trento, -16 a Tarvisio, -16 anche a Gressoney (all’osservatorio in località D’Ejola a 1850 m): valori che non si registravano dal gennaio o febbraio 2021 e che sembrano eccezionali, ma che in prospettiva storica sono assolutamente normali. Per non parlare dei record storici che sono di molti gradi ancora più più bassi.

La percezione ci inganna purché si tara sugli anni più recenti

In realtà la vera anomalia è che queste temperature non si siano più registrare negli ultimi anni: infatti si tratta di valori che nel normale clima alpino di qualche anno fa avevano una ricorrenza ordinaria.

La nostra sensazione però, sia per quanto riguarda le temperature sia per quanto riguarda le precipitazioni nevose, ci inganna perché siamo ormai abituati a temperature più elevate e al fatto che sotto una certa quota la neve non ci sia e quando capitano episodi come questi, le temperature ci sembrano incredibilmente basse o che la neve sia molta.

È una questione di percezione, la quale si costruisce su quello che abbiamo vissuto negli anni più recenti. Tendiamo a perdere rapidamente la memoria di quello che era negli anni passati: se non avessimo i numeri e i dati registrati dalle stazioni meteorologiche, non potremmo avere una valutazione oggettiva di quello che sta accadendo.

Quindi un evento come questo non ci deve stupire, anche perché, come detto, è stato l’unico dell’inverno seguito subito da condizioni via via più temperate nel resto di gennaio e ancor di più in questo primo scorcio di febbraio in cui hanno prevalso correnti temperate e umide marittime.

11 Febbraio 2026
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Società Meteorologica Italiana

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