In un precedente articolo avevamo spiegato che l’idea che Annibale riuscì ad attraversare le Alpi grazie ad un clima più caldo dell’attuale è un luogo comune. Un lettore ha posto dei dubbi, in maniera corretta sul fatto che il clima attuale sia più caldo di quello dell’epoca romana. Avere dubbi è del tutto normale, anche perché sui temi del clima c’è tanta disinformazione. Siamo quindi tornati sull’argomento con Daniele Cat Berro per chiarire cosa sa la scienza allo stato attuale dei climi del passato e come fa a saperlo.

Qui la puntata del podcast in cui con Daniel Cat Berro abbiamo ripreso la “questione Annibale”. Puoi andare direttamente al capitolo dedicato.

Cosa ci dicono le fonti storiche dell’attraversamento di Annibale delle Alpi

Nel precedente articolo sull’attraversamento delle Alpi da parte di Annibale nel 218 a.C., nell’ambito della seconda guerra punica, ci eravamo già soffermati sul fatto che non sappiamo esattamente dove sia passato. anche se, negli ultimi anni l’attenzione si è molto concentrata su un colle che sembrerebbe essere tra i candidati più probabili: il colle Clapier a circa 2500 m nella zona del Moncenisio.

Avevamo anche già spiegato come, grazie alle fonti storiche di Polibio e di Tito Livio capiamo che il 218 a.C. ebbe un’estate sufficientemente fresca da garantire la conservazione di ampie chiazze di neve, probabilmente anche di residui di valanga, a quote intorno o inferiori ai 2500 m. Questo non avviene assolutamente a quelle quote nel clima attuale sulle Alpi.

Rimandiamo dunque per questi aspetti della questione all’articolo già pubblicato

Come sappiamo che il clima nel 218 a.C non era più caldo dell’attuale?

Ora rispondiamo meglio a quanti si chiedono ancora come possiamo affermare che non è vero che il periodo in cui è avvenuto questo fatto storico fu più caldo dell’attuale.

Innanzitutto dobbiamo ribadire che la ricostruzione del clima antico non si fa certamente con l’analisi di un singolo episodio storico legato a una data particolare, perché sappiamo che le condizioni meteo possono cambiare anche in maniera sensibile tra un anno e l’altro: ciò che conta sono le tendenze di lungo termine calcolate su lunghi periodi.

Grazie alle ricostruzioni paleoclimatiche basate su metodi biogeochimici e geofisici (come l’analisi delle carote di ghiaccio, l’analisi dei pollini fossili contenuti nel nelle torbiere, gli anelli di accrescimento degli alberi…) sappiamo che il 218 a.C. si colloca in un’epoca in cui stava finendo un episodio freddo chiamato dai paleoclimatologi “Gösschenen 2” e ci si avviava verso l’epoca romana più mite.

Quindi era un periodo di addolcimento del clima che non poteva escludere però delle annate più fresche come sembra essere stata, dalle testimonianze storiche, quella del 218 a.C.

Sempre dalle ricostruzioni paleoclimatiche sappiamo che le temperature degli ultimi decenni hanno ormai superato tutti i massimi perlomeno degli ultimi 10 mila anni. Quindi dacché i ghiacciai alla fine dell’ultima glaciazione hanno abbandonato le valli e si sono ritirati nei recessi alpini più elevati, non aveva mai fatto così tanto caldo.

Ci fu un periodo con i ghiacciai più ritirati rispetto a oggi?

L’unico periodo ragionevolmente simile al clima attuale è quello chiamato Optimum Termico Olocenico, collocato tra circa 8000 e 6000 anni fa, in cui per il perdurare per oltre 2000 anni di condizioni molto miti, ii ghiacciai erano anche più ritirati rispetto a oggi.
Però è questione di tempo: se per 2000 anni facesse caldo come oggi, anche senza ulteriore aumento della temperatura, i ghiacciai sicuramente si troverebbero in posizioni molto più arretrate di quelle attuali e probabilmente anche di quelle dell’Optimum Termico Olocenico.

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Segmento di una carota di ghiaccio durante l’analisi in laboratorio (foto beyondepica.eu)

Le attuali conoscenze del clima passato hanno solide basi

Sintetizzando: con le informazioni che abbiamo a disposizione, sia dalle ricostruzioni paleoclimatiche, sia anche dalle fonti storiche riferite a quel singolo anno, possiamo dire che oggi fa sicuramente più caldo rispetto all’epoca di Annibale.

La letteratura scientifica che ci dice questo ormai è veramente abbondante e soprattutto non è questione di interpretazione. Infatti se i singoli avvenimenti storici possono essere letti e interpretati in maniera anche forviante, i dati che arrivano dalle ricostruzioni del clima basate su metodi geofisici, biologici e geochimici ci raccontano in maniera robusta e non interpretabile l’andamento del clima passato.

Gli ultimi 10.000 anni li conosciamo abbastanza bene, ma in realtà la conoscenza del clima sta migliorando anche per epoche che raggiungono i milioni di anni.

Pensate ad esempio al progetto Beyond EPICA – Oldest Ice che si è sviluppato in questi anni in in Antartide e che ha portato a carotare ghiaccio vecchio fino a 1,2 milioni di anni. Una perforazione conclusa proprio poche settimane fa che consentirà di ampliare la conoscenza dettagliata delle temperature e delle concentrazioni di gas serra fino a 1,2 milioni di anni fa.

18 Aprile 2025
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