Da tempo la convivenza non sempre è serena tra ciclisti e pedoni sulle ciclopedonali. Questa rubrica aveva affrontato tempo fa il problema suggerendo alcune soluzioni dettate dal buon senso. Ma la soluzione appare lontana. A Trento un ciclista è stato condannato al pagamento di 500 euro di multa per avere investito una donna che, come era suo diritto, procedeva a piedi sul percorso. E che lo ha denunciato.

Usa il campanello senza didascalia copia Convivenza bici-pedoni: tema sempre attuale

Questione di galateo

Un colpo di campanello sarebbe la soluzione più semplice, nonché immediata, per prevenire gli incidenti sulle ciclabili. Ma quanti ciclisti sono dotati di campanello? E quanti ne fanno uso quando è necessario? La convivenza fra bici e pedoni non è sempre facile: le regole ci sono, eppure tante persone le ignorano; talvolta viene a mancare il buonsenso. Se n’era parlato in questa rubrica prendendo spunto da un’iniziativa messa in atto dagli strateghi del turismo dei Grigioni che nell’estate 2021 lanciarono una specie di nuovo galateo dei biker, o meglio una “trail users guide” come venne spiegato. 

L’incidente bici-pedone a Trento

Ora si dà il caso che lungo la ciclovia che attraversa le valli del Noce, una pista promiscua e senza corsie dedicate, una donna è stata di recente investita da un ciclista che andava nella sua stessa direzione. La signora, 65 anni all’epoca dei fatti, era caduta procurandosi una contusione al polso e al ginocchio.

Medicata al pronto soccorso, era stata dimessa con sette giorni di prognosi, a cui se ne sono aggiunti altri venti. Ha così deciso di denunciare il ciclista per lesioni e, davanti al giudice, si è costituita parte civile chiedendo 5mila euro di risarcimento danni. Il ciclista si è difeso spiegando che la donna si era spostata improvvisamente verso destra e che il manubrio era stato agganciato dalla sedia o dallo zaino che lei portava, con conseguente brusca sterzata della ruota anteriore.

Importante per ricostruire dinamica e responsabilità, come informa il quotidiano L’Adige, è stata la testimonianza di un altro ciclista, che ricordava che la donna si trovava praticamente in mezzo alla pista ciclabile e aveva uno zaino sulle spalle e teneva in mano una sedia pieghevole.

Sulla colpa il giudice non ha avuto dubbi: l’imputato, che a seguito dell’urto con il pedone è a sua volta ruzzolato sull’asfalto, è stato condannato per il reato di lesioni personali al pagamento di 500 euro di multa, al risarcimento danni a favore della parte offesa da liquidarsi in sede civile, e al versamento alla donna di 1.800 euro per le spese di costituzione. 

Nel ricostruire l’accaduto, il giudice ha evidenziato che la bici non procedeva a forte velocità perché in caso contrario le lesioni sarebbero state più serie per entrambe le persone coinvolte. Tuttavia l’imputato non ha avuto una condotta sufficientemente prudente: avrebbe dovuto vedere per tempo il pedone, tanto più se in mezzo alla pista ciclopedonale, rallentare sino a una velocità che consentisse un sorpasso in sicurezza (tenendo una distanza laterale sufficiente) o avvertire della propria presenza con il campanello o richiamando a voce il pedone.

Particolare da considerare. Nel punto in cui è avvenuto l’incidente la pista è larga 2,5 metri e il tratto è rettilineo. Il nodo della questione è che la donna, secondo la tesi della difesa, si sarebbe spostata repentinamente a destra, andando verso la corsia del ciclista (anche se di corsie vere e proprie non c’è traccia). Se così è stato – è il ragionamento del giudice – vuol dire che la bici stava sorpassando troppo vicino, non mantenendo una distanza laterale di sicurezza. Se l’imputato avesse adottato queste misure, ossia frenare, fermarsi, suonare – è la conclusione – l’incidente non si sarebbe verificato.

Galateo e segnavia Morteratsch 472x1024 copia Convivenza bici-pedoni: tema sempre attuale

Le regole di convivenza bici-pedoni e alcune strategie adottate

Nel caso di ciclabili senza corsie, risulta che i cartelli con le regole di comportamento siano posizionati nei punti principali di accesso. In sintesi il ciclista pedala a destra e procede su un’unica fila, modera la velocità, usa il campanello per segnalare l’arrivo; il pedone cammina a sinistra e non in gruppo, si ferma sul bordo della pista e non al centro, ha il cane al guinzaglio corto. 

Mentre la Provincia di Trento, con Ufficio infrastrutture ciclopedonali, sta progettando percorsi dedicati esclusivamente alle biciclette sarebbe bene prendere spunto dalla citata “Trail user guide” dei Grigioni illustrata lungo i sentieri dell’Engadina con vignette che anche i bambini possano capire. Prima regola. È richiesto un simpatico “ding, ding” del campanello. Seconda regola: chi cammina ha sempre la precedenza sui pedalatori quando percorre sentieri stretti e scoscesi. Laddove necessario, il pedalatore ha il dovere di scendere in tal caso dalla bici per lasciar passare il pedone in tutta tranquillità. 

“Take care” è un avviso che accoglie i turisti in Engadina. Quindi il pedone viene invitato a fare attenzione ai veicoli in gran parte elettrici, leggi e-bike, che hanno preso saldamente possesso delle foreste e delle sponde dei laghi. A frotte, in fila indiana, intere famiglie si muovono in sella a quello che un tempo veniva definito cavallo d’acciaio. I più piccoli cavalcano biciclettine saldamente collegate con la bici paterna, i più grandi o grandicelli pedalano fieri, sotto i caschetti, della conquistata indipendenza. 

La convivenza con i camminatori si presenta comunque complessa. E infatti “Gemeinsam tolerance” si legge su alcuni cartelli. Ma la tolleranza non basta. Altrove, in corrispondenza con le frecce segnavia, la parola “rispetto” è declinata in quattro lingue: Rucksicht, Respect, Rispetto, Resguard. Anche perché il diritto di precedenza da parte dei pedoni riguarda soltanto i “stretti sentieri” (narrow paths). Piaccia o non piaccia, nelle ciclopedonali occorre che anche chi va a piedi si faccia carico dei rischi che corre. 

Roberto Serafin

31 Ottobre 2024
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MountCity

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