Due Lamborghini parcheggiate al rifugio Comici sollevano le proteste del Cai Alto Adige e dell’Alpenverein. Purtroppo non è da ora che la montagna “sta diventando” un luna park.
Che ci fanno due Lamborghi al Comici?
L’alta montagna sta diventando un luna park. Bella scoperta. Elicotteri scorrazzano per i cieli trasportando turisti, pseudo rifugi offrono notti a 400 euro e cene gourmet a base di pesce, cabinovie organizzano per i clienti con aperitivi e cene serali, molte piste sono aperte anche di notte. E che dire delle malghe con musica a tutto volume? Già, che dire? È da quel dì che la montagna è un luna park. A nulla valgono proteste e inviti al rispetto per un ambiente alpino che si vorrebbe incontaminato. Se ne è accorto anche presidente del Cai Alto Adige Carlo Zanella, prendendo posizione sul caso di due, diconsi due Lamborghini parcheggiate davanti al rifugio Comici, in Val Gardena.
Era ora che il club alpino di lingua tedesca dell’Alto Adige criticasse duramente l’exploit dei conducenti di auto di lusso autorizzati a raggiungere al volante dei loro bolidi il piccolo rifugio della in Val Gardena, nel cuore delle Dolomiti. La foto circola in rete. “Tanta forza motrice con tanti gas di scarico sono probabilmente più graditi degli scialpinisti che raggiungono il rifugio con la forza dei muscoli “, dice il presidente dell’Avs Georg Simeoni. “L’habitat montagna è già molto sviluppato e l’Alpenverein è da anni decisamente dell’opinione che il limite sia stato superato. Questi veicoli di lusso hanno probabilmente raggiunto il rifugio Comici attraverso il sentiero allargato che attraversa la Città dei Sassi, progetto valutato negativamente dalle organizzazioni ambientaliste”, afferma Simeoni. Che ora invita i politici e le forze dell’ordine “ad andare a fondo, a chiarire eventuali responsabilità e, se necessario, a sanzionarle”.
“Sono convinto che anche questa volta le auto siano state trasportate in elicottero per fare pubblicità o trainate da gatti delle nevi”, sostiene Zanella. Secondo il quale “scandaloso” è l’uso che viene fatto dell’alta montagna in mancanza (per ora) di una forte presa di posizione delle autorità pubbliche e politiche.

Non è da oggi che la montagna viene usata come luna park
È da tempo in realtà che bisognerebbe scandalizzarsi. Ogni anno d’inverno il lussuoso rifugio dedicato, in Val Gardena, al grande scalatore triestino Emilio Comici, attrae sciatori golosi e spendaccioni. Niente di male: nel suo piccolo il “Comici” è ormai un’icona della montagna griffata, come la definisce Mauro Corona. Più o meno come a Cortina il Miramonti o in Engadina il Suvretta o il Kulm dove nell’Ottocento i primi clienti furono gli inglesi in fuga dalle nebbie londinesi, assetati di aria buona e comfort. E senza badare a spese.
Tutt’intorno al Comici, come informava tempo fa Aldo Grasso sul Corriere della Sera, “ettari di montagna e piste da sci, una cabinovia, una seggiovia, un complesso reticolato di cannoni sparaneve, un bacino idrico per rifornirli”. Ma non è mai troppo tardi per inquietarsi se sulle nevi del “Comici”, che di rifugio ha ben poco, venne organizzato perfino un Gran Premio “davvero particolare” come riferì un giornale locale. In gara non c’erano i bolidi rossi di Maranello, ma due battipista nuovi fiammanti con tanto di livrea Pininfarina, commercializzati da una ditta dell’Alto Adige che è vanto del made in Italy.
Quale miglior scenario per mettere in mostra quei prodigi di tecnologia per i quali, come si legge nel sito dell’azienda, nessuna montagna è troppo ripida?
Per l’occasione sulle piste del Piz Sella, davanti al rifugio, era stato allestito un piccolo circuito “a otto” sul quale si cimentarono alla guida dei battipista due piloti della Rossa, gli illustri Sebastian Vettel e Charles Leclerc. Ma tutto il mondo è paese. L’urlo lacerante della F1 munita di catene pilotata dall’olandese Max Verstappen si diffuse a suo tempo sulle piste innevate di Kitzbühel. Un exploit di dubbio gusto. Seguirono, immancabili, i commenti scandalizzati in Facebook: spettacolo indegno, non c’è limite al peggio. Tutto già visto, già raccontato e deplorato: Verstappen, oggi sugli altari della Formula Uno, la sua F1 incatenata, il candore violato delle piste, la profanazione della montagna invernale con il contributo di un popolare energy drink. Quella volta l’exploit avvenne sulla mitica Streif dove ogni anno si corre una delle più spettacolari discese libere di Coppa del mondo di sci alpino.
Per quel che conta, occorre ripeterlo fino alla noia: trasformare le montagne invernali in autodromi non appare cosa di buon senso. Irreparabile è il danno arrecato al turismo. Un vero campione non dovrebbe farlo. E non può essere un’attenuante il fatto che sui residui ghiacciai sopravvissuti al global warming oggi si avvicendino in un incontrollabile carosello gli elicotteri dell’eliski e gli aeroplani dei voli turistici. “Vediamo questi exploit come l’ignoranza di qualsiasi regola di comportamento in montagna”, afferma desolato Simeoni. Che sullo sfondo ci sia il Sella o il Sassolungo, c’è poco da fare: sempre di cattiva educazione si tratta.
Roberto Serafin
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