Ancora una volta, a seguito delle recenti alluvioni si sono sentiti e letti commenti del tutto fuori luogo che non fanno altro che creare disinformazione e ulteriore danno alle comunità colpite. Sono fenomeni complessi che non si prestano a considerazioni affrettate e slogan. Con Daniele Cat Berro abbiamo provato a fare un po’ di chiarezza puntualizzando alcuni aspetti tra i quali il rapporto tra questi tragici eventi, il cambiamento climatico e la manutenzione del territorio.

Ne abbiamo parlato nel podcast (scegli il capitolo tramite l’icona del libro)

Dopo le alluvioni parole a sproposito

Troppo spesso dopo gli eventi alluvionali si sentono commenti fuori luogo. Quest’estate, di questi eventi, ne abbiamo avuti diversi a partire dall’alluvione del 29 giugno sulle Alpi che ha colpito località come Cogne, Cervinia, Macugnaga, per finire con l’Emilia-Romagna nuovamente colpita il 19 settembre a soli 16 mesi di distanza dall’alluvione del maggio 2023.

C’è, come accade su molti argomenti, un’estrema polarizzazione tra le opinioni: da un lato si tende a dare la sola responsabilità ai cambiamenti climatici e dall’altro si tende invece a negare il cambiamento climatico e a dare la sola colpa alla mala gestione dei bacini idrografici.

Tipicamente si sente “non si dragano i fiumi”. Già in passato avevamo spiegato l’inutilità e la donnosità del dragare i fiumi perchè va in realtà a sconvolgere il loro equilibrio idrodinamico scatenando fenomeno erosivi a monte.

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Distruzione della strada regionale 47 a valle di Cogne a opera della piena del Torrente Grand Eyvia 

Bisogna capire la complessità degli eventi alluvionali

Importante capire che le cause di un’alluvione sono sempre molteplici e intersecate in maniera variabile e complessa. Le alluvioni così come i dissesti geoidrologici fanno parte delle naturali dinamiche di un territorio e di un bacino fluviale: ci sono sempre state e sempre ci saranno. Ci sono però dei fattori complicanti:

  • L’utilizzo che facciamo del territorio. In Italia, ma non solo, ci portiamo dietro una serie di errori accumulati soprattutto nei decenni recenti di intensa antropizzazione che ha rubato spazio ai fiumi. I fiumi sono stati costretti a correre in sezioni d’alveo più ristrette e spesso insufficienti a smaltire portate di piena, magari neanche eccezionali. Questo aumenta la nostra vulnerabilità: anche a parità di evento meteorologico (per quantità e intensità di pioggia caduta) quando aumenta l’antropizzazione aumenta il danno che ne riceviamo.
  • Il cambiamento climatico. Ormai è ampiamente riconosciuto dalla comunità scientifica che il cambiamento climatico contribuisce a rendere più probabili e più intensi fenomeni alluvionali che pur già avvenivano in passato.

L’aumento delle temperature incide su intensità e frequenza delle alluvioni

L’aumento delle temperature di mari e oceani aumenta a sua volta l’evaporazione dell’acqua e nell’aria divenuta più calda può starci più acqua in forma di vapore. Questo lo dice a legge fisica di Clausius–Clapeyron: per ogni grado di aumento di temperatura dell’aria questa può contenere i 7% in più di vapore acqueo. Il vapore acqueo è l’ingrediente per determinare le piogge intense.

In occasione di questi grandi eventi alluvionali il gruppo di ricerca internazionale Word Weather Attribution, che va a indagare il potenziale ruolo dei cambiamenti climatici nell’aggravare gli eventi meteorologici, ha ormai riconosciuto l’impronta del riscaldamento climatico globale.

Nel caso recente delle grandi alluvioni in Europa centro orientale, portate dalla depressione Boris che poi tornando indietro dai Balcani all’Italia ha provocato anche le nuove alluvioni in Emili-Romagna, si è riconosciuto un raddoppio di probabilità e un’aumento di intensità delle piogge del 7% a casa dell’aumento delle temperature.

Infatti quest’estate i mari intorno all’Italia e all’Europa erano particolarmente caldi: il Mediterraneo in superficie ha raggiunto anche i 30 °C che è un valore straordinario. Questo ha fatto sì che venissero cedute grandi quantità di vapore supplementare che poi ha potuto alimentare questi sistemi piovosi.

Informiamoci prima di dire la nostra sulle alluvioni

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Meme come questi, che sono anche recentemente girati sui social, portano con sé un’affermazione di grande irresponsabilità e superficialità.

Certamente i bacini idrografici vanno gestiti e occorre, come abbiamo detto, garantire che i fiumi possano smaltire le acque di piena.

Quindi è giusto rimuovere parte della vegetazione negli alvei e il legname abbandonato da precedenti piene, soprattutto ciò che rischia di accatastarsi contro i piloni dei ponti. (Non dragare! …e nemmeno va tolta la vegetazione ripariale viva che è fondamentale per contrastare l’erosione delle sponde!)

Questo oltre a non escludere i cambiamenti climatici non può togliere legittimità e importanza alle allerte che sono oggi uno strumento fondamentale per salvare vite umane e beni economici.

L’allerta rossa che ha correttamente anticipato l’alluvione di settembre in Emilia-Romagna ha certamente avuto un ruolo nel salvare vite umane.

La nuova alluvione in Emilia-Romagna è l’esemplificazione dell’aumento di frequenza e intensità di questi eventi. Impressionante è stato notare come già le piogge del 2-3 maggio e del 16-17 maggio 2023 erano state in molti luoghi da record e l’evento di questo settembre ha battuto diversi di qui record stabiliti solo 16 mesi prima. Anche perché l’alluvione recete è stata contraddistinta rispetto a quelle di maggio ’23 da fenomeni più intensi e concentrati.

Non è vero, come si sente dire ogni tanto, che ogni due gocce di pioggia capita un’alluvione. Si pensi che a San Cassiano sul Lamone sono caduti 360 mm di acqua in meno di 48 ore, che è equivalente a poco meno della quantità che cade mediamente in un anno. Di fronte a precipitazioni di questo tipo a nulla valgono i tombini puliti. Doveroso pulire i tombini e tenere in efficienza i canali e anche tutta la rete idrografica minore che costella le nostre campagne e le nostre montagne, ma non illudiamoci che possa bastare a scongiurare fenomeni alluvionali difronte a centinaia di millimetri d’acqua caduti in pochissimo tempo. L’ordinaria manutenzione serve per evitare allagamenti sotto un normale acquazzone estivo, ma purtroppo difronte a eventi di questa portata poco può fare.

Come abbiamo visto le alluvioni, nella loro tragicità per le comunità colpite, sono fenomeni molto complessi che non si prestano a valutazioni soggettive e affrettate. Occorre conoscere questi argomenti e ascoltare ciò che dicono gli specialisti del settore.

11 Ottobre 2024
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Società Meteorologica Italiana

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