Serafin ci dona alcuni suoi splendidi scatti dell’ora del tramonto e dell’alba da Milano in cui le montagne ci ricordano la loro esistenza non lontana dalla metropoli apparendo sull’orizzonte infiammato. Se ci pensate bene è un modo poetico per renderci conto che montagna e città non sono separate. Se anche voi avete scatti di “tra-monti (o albe) dalla città” , e volete mandarceli, li pubblicheremo volentieri.

I tramonti spettacolari da Milano
“Ognuno ha il suo raggio di sole” cantava il Quartetto Cetra quando Garinei, Giovannini e Kramer composero questa canzone e Renato Rascel la intonò sulle scene. Ricordo che folle da tutto esaurito ascoltavano il piccoletto nella platea del Nuovo dove l’appuntamento con il minuscolo attore romano era tra i più ambiti della stagione teatrale.
Ebbene, canzonette a parte, c’è chi a Milano ha la fortuna di ricevere saltuariamente il suo raggio di sole al tramonto e magari per sovrapprezzo uno spicchio di cielo, un quarto di luna e il profilarsi sullo sfondo del Monte Rosa in tutto il suo splendore. Personalmente risiedo ai piani alti e sono tra quei privilegiati. Milano la ricordo da giovane come un teatro immenso, ricchissimo di spunti. Oggi non è più così anche se la metropoli conserva un discreto rapporto con la natura. Lo dimostrano il Bosco in Città lanciato verso il cielo, la piazza del Duomo ornata di palmizi e ora di verdi alberelli, le affollate distese del Parco Sempione dei Giardini Pubblici e, appena fuori, il Parco di Trenno un tempo campo d’aviazione per i velivoli militari della Grande Guerra.

A mio avviso dunque Milano vanta, quando il cielo è bello, tramonti spettacolari. Tali da fare invidia alle rinomate “enrosadire” delle Dolomiti. Dura però pochi istanti questo calare del sole. Anche per questo suo concedersi a fatica, quasi con degnazione, l’ultimo raggio sollecita i milanesi (quorum ego) a immortalarlo con una reflex. Oppure, meglio ancora, con il cellulare. Uno strumento che non richiede particolari accorgimenti.

Quando la sera il sole dà spettacolo talvolta la città si trasforma in palcoscenico e la natura sembra riprendersi la città. Al centro della skyline spunta immancabile come si è detto la sagoma del Monte Rosa. Che favola. Sembra di trovarsi davanti una balena arenata su una spiaggia sterminata. È affiancata dalle montagne del Vallese che sono più lontane rispetto a Milano e perciò sembrano più bassotte con le silhouettes ritagliate nel cielo rosso fuoco.

No, non esiste un tramonto uguale all’altro. Dipende dalla temperatura, dal vento, dalla stagione. Potremmo vivere sette vite e non rivederlo mai più uguale. “Laddove mi trovo”, osserva lo scrittore e sociologo francese Edgar Morin, “è possibile vedere in faccia il sole che tramonta. Uno schermo di bruma mi impedisce di esserne accecato; è come una luna, più intensamente luminosa, lunare e solare al tempo stesso”.

Secondo uno studio condotto dal Washington Post sembra, per concludere, che ammirare i tramonti sia una di quelle piacevoli “attività” che permettono di ridurre lo stress. È una terapia che non costa niente. È sufficiente che le componenti blu e verde dell’atmosfera vengano rimosse quasi completamente dalle gocce d’acqua in dispersione. Solo così si rendono visibili le tonalità arancioni e rosse della lunghezza d’onda più lunga e occorre essere lesti per inquadrarle e fotografarle.
Roberto Serafin
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