Abbiamo imparato tutti una parola nuova: overtourism. Ma non è da anni che si dice che il turismo, specialmente in luoghi fragili come la montagna, ha senso solo se distribuito nel tempo e nello spazio? Il riscaldamento climatico spinge ad affollare alcune località turistiche in montagna: ma è un bene o è parte del problema? La montagna avrebbe bisogno di servizi per le comunità che ci abitano e invece certo turismo la rende meno vivibile. Serafin ci sottopone la questione raccogliendo alcuni dati e opinioni.

Il clima spinge il turismo in montagna: ma c’è da gioirne?
Tanto peggio tanto meglio? Tremano le vene e i polsi nel chiederselo, ma obbligano a farlo le statistiche pubblicate domenica 18 agosto dal Sole 24 Ore. Dalle quali si apprende che “il clima spinge la montagna”. La realtà ovviamente è complessa. Entrano in gioco nella crescita dei valori in località montane “griffate” (come Cortina d’Ampezzo, Courmayeur, la Val Gardena e Madonna di Campiglio) diversi fattori nuovi. E uno di questi, non c’è da stupirsi, è l’impatto del cambiamento climatico.
Sul mercato immobiliare infatti influisce positivamente la ricerca di refrigerio. Effetto più che comprensibile nella più calda estate di sempre, quella appena trascorsa. L’aumento dei prezzi, a quanto si legge, è stato nelle Dolomiti del 30% in dieci anni. Non sorprenderà poi che il post covid abbia rilanciato il turismo. In che modo? Sono cambiate alcune abitudini. Gli italiani hanno scoperto la seconda casa. E ciò per godersi la natura, per stare alla larga dall’ufficio e dalle beghe che invariabilmente vi circolano, per allungare i week end e i ponti che il “lavoro da remoto” ora consente in maggiore misura ai privilegiati.
La montagna viene dunque considerata “rigenerante, rilassante, benefica”. E Alpi e Appennini garantiscono, per dirla con un sociologo, il “distacco dalla quotidianità e l’allontanamento dalle problematiche quotidiane”. Significativo è anche il fatto che gli italiani vedono nel soggiorno in montagna l’opportunità di “non usare l’auto”. Anche se per arrivare al parcheggio delle Tre Cime di Lavaredo occorre sottoporsi a estenuanti code.
Qualche cifra su queste (poche) montagne “vincenti” tratta dal giornale della Confindustria? L’affitto di un appartamento a Madonna di Campiglio è passato dai 1400 ai 2500 euro, a Ortisei e Selva di Val Gardena si sta tra i 1599 e 2 mila. L’opinione degli esperti è che, semplicemente, di questi tempi, “voli” il turismo in montagna. Tutto bene perciò? Andiamoci piano. Servizi e investimenti rimangono più che mai necessari per ammodernare le strutture ricettive se il 65% delle località alpine e appenniniche ritiene di avere una vocazione turistica. Ma può forse venire sostituita dal turismo la popolazione che diminuisce dell’8% nelle Alpi e negli Appennini? E comunque si apprende da fonti ufficiali che il 72% dei turisti chiede servizi adeguati di trasporto e sicurezza sull’assistenza sanitaria. Quell’assistenza che non sempre i territori, per contrazione degli investimenti e mancanza di personale medico, sono in grado di garantire (ne sa qualcosa chi ha la sventura di rompersi un polso nella “regina delle Dolomiti” e viene mandato per l’ingessatura in un ospedale dell’Alto Adige).

Overtourism in montagna? Sempre nei soliti luoghi: alla montagna serve ben altro!
Ricapitolando, la parola dell’estate è overtourism, cioè sovraffollamento da turisti. Niente di nuovo sotto il sole. Sono di aprile, alle Canarie, le manifestazioni di piazza dei residenti contro il turismo di massa che determina l’aumento dei prezzi delle casa anche per i residenti e fomenta l’avidità dei proprietari votati solo alla locazione turistica.
Overtourism significa anche come si è visto mettersi in coda con l’auto e rimanere imbottigliati nel traffico domenicale della via Alemagna. Disagi da tollerare per un territorio delicato e complesso, messo a dura prova da una situazione meteorologica instabile e talvolta imprevedibile? Stare in coda resta sempre più il ticket da pagare. Come se non esistessero o si profilassero altri ticket da appioppare ai volenterosi turisti, quelli dello scappa e fuggi.
È lecito allora aspettarsi che qualcuno faccia qualche serio investimento per portare in montagna infrastrutture e lavoro? “Ciò sarebbe auspicabile, non per il turismo o peggio per l’overtourism”, suggerisce Paolo Paci, direttore di Meridiani Montagna, “ma per chi voglia viverla tutto l’anno la montagna, da abitante stanziale. E poi basta con le solite mete, è il momento di rivedere i nostri itinerari turistici ”.
L’opinione del giornalista coincide con quella di uno dei più quotati imprenditori trentini, Lorenzo Delladio, patron de La Sportiva di Ziano di Fiemme, primo proponente (si era nel “lontano” 2017) di una forma di turismo diverso: togliere gli impianti dalla conca di Passo Rolle e proporre un modello nuovo, fatto di scialpinismo, trekking, relax.
Dalle parole di Delladio riportate di recente sul quotidiano L’Adige, si direbbe che un paio di idee costui le avrebbe. “Il tema”, ribadisce, “è quello di diluire le presenze dei turisti nel tempo e nello spazio. Periodi così compressi come luglio e agosto e poi sotto Natale per “fare” la stagione rendono tutto più difficile. Per i turisti e per la gente del posto. Chiaro che non è facile e veloce cambiare mentalità e cultura, ma bisogna provarci. Bisognerebbe prendere spunto dalla Germania, dove anche per l’autonomia dei vari Länder, le ferie e le chiusure delle scuole sono più frazionate nel corso dell’estate”.
Per concludere, c’entrano con l’overtourism mentalità e cultura? Delladio non ha dubbi: tutto parte da lì. “Questo fenomeno è anche una conseguenza di un tipo di comunicazione e di un modo di intendere le cose. Ci sono tanti bellissimi posti da scoprire, ma se vengono pubblicizzati e divulgati sempre e solo gli stessi è chiaro che la gente si concentra principalmente lì”.
Come si è visto, questa è anche l’opinione di Paci che si traduce nelle proposte della sua bella rivista bimestrale “Meridiani Montagne”. D’accordo, il clima insopportabile della pianura spinge in alto l’economia della montagna, ma occorre evitare che l’overtourism rimandi a casa la gente stressata e arrabbiata. E la montagna rimanga sfruttata e abbandonata.
Roberto Serafin
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