Quello delle attività ricreative motorizzate in montagna è un problema sempre più diffuso. Spesso la legge lo vieterebbe, ma non viene fatta rispettare. In Francia è stata lanciata una petizione per dire basta a motori e rotori in quota. Almeno a quelli illegali.

Montagne parchi giochi rumorosi
Le montagne (non solo quelle italiane) sono sempre più ridotte a parchi giochi. L’eliturismo, come denuncia Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, avanza in un clima di complicità. Un concentrato di luci, rumore e movimento all’Alpe Cermis fu venduto alla fine del 2025 come “magia” alpina ovvero come “notte magica”. Musica ad alto volume viene imposta nei rifugi e negli apres-ski. E motoslitte corrono sulla neve offrendo ai turisti incantevoli tramonti in quota definiti nella pubblicità “sunset tour”. Come se non fossero godibili con ciaspole o pelli di foca.
È dunque l’inesorabile fine dei “silenzi in montagna” raccontati da Luca Serenthà come lui sa fare in un delizioso libretto (Mimesis edizioni, 2015)?

Il silenzio è prezioso e spesso difeso dalla legge
Le cose non vanno meglio oltralpe. La prestigiosa Alpe d’Huez, come si legge nella newsletter del mese di marzo 2026 di Mountain Wilderness Francia, fu un clamoroso esempio di abuso. Nonostante ciò, laggiù alcune stazioni continuerebbero a offrire escursioni motorizzate illegalmente. A Huez tanto per dire, le attività in motoslitta vengono commercializzate sul comprensorio sciistico. Il tutto secondo MW Francia in violazione delle normative vigenti.
Così gli amici ambientalisti francesi hanno deciso di lanciare una campagna. Il tono è perentorio. “Fermiamo”, si legge nel sito, “le attività ricreative motorizzate illegali in montagna!”. Una petizione viene contestualmente organizzata per proteggere le aree montane naturali e la loro biodiversità dalle attività ricreative motorizzate illegali. L’obiettivo è di raggiungere tremila firme. L’attacco in stile francese riguarda motoslitte, quad, motociclette, elicotteri, aerei e altri veicoli che operano fuori dai sentieri e sono vietati, sia in estate sia in inverno.
Servono petizioni non solo in Francia
Numerose risultano peraltro le aree montane naturali interessate non solo in Francia dal passaggio di questi veicoli, con gravi conseguenze per la flora e la fauna. Figurarsi che alcune specie come il fagiano di monte dipendono da condizioni indisturbate per nutrirsi, proteggersi dai predatori e riprodursi, soprattutto in inverno. Rumore, inquinamento e degrado del suolo compromettono questi cicli essenziali e minacciano la biodiversità. E non si può negare che le attività ricreative motorizzate compromettono anche la sicurezza e l’esperienza di residenti e visitatori in cerca d’immersione nella natura.
Firmando la petizione, in Francia si sostiene “l’applicazione della legge, la salvaguardia delle montagne e la fine dell’impunità per le attività ricreative motorizzate illegali”. Il documento sarà presentato ai prefetti e ai sindaci dei territori “rumorizzati”.
Sorge un dubbio. Perché invece nei siti italiani pro natura la parola “petizione” non viene quasi mai usata? “Petizione” per chi se lo fosse dimenticato equivale a una supplica ma anche a una sollecitazione, un invito pressante. Una petizione non fa rumore, ma si fa sentire.
Roberto Serafin
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