Il K2? Fu come andare sulla Luna. Dai diari di Ugo Angelino inediti particolari sulla sofferta salita ala vetta della spedizione italiana che trova riscontro anche in una mostra aperta fino al 30 marzo al Monte dei Cappuccini.

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Era come andare sulla luna: il K2 del 1954 in mostra al Monte dei Cappuccini

Una storia finita? Tutt’altro. Del K2 di continua a parlare anche nel 2025 dopo che nel 2024 si sono svolte le celebrazioni dei 70 anni dalla conquista. Questa volta due sono gli eventi che tengono desta l’attenzione sulla “montagna degli italiani”. Fino al 30 marzo al Museo Nazionale della Montagna di Torino si può visitare la mostra “Era come andare sulla Luna – K2 1954” che narra l’impresa sotto un punto di vista inedito: l’apporto dell’industria italiana che in pochi mesi riuscì a mettere a punto materiali innovativi, testati dagli alpinisti della spedizione e diventati fondamentali nell’evoluzione dell’alpinismo. A indagare negli archivi in collaborazione con il Trento Film Festival sono gli storici Leonardo Bizzaro, Roberto Mantovani e Vinicio Stefanello, grandi firme dell’alpinismo. 

Luomo del K2712 Nuovi sguardi sul K2 del 1954
Copertina del libro con le memorie di Angelino
In apertura: foto d’epoca di Angelino dal suo archivio

Ugo Angelino: l’uomo del K2

L’altro evento è di natura letteraria. Riguarda il versante “umano” della conquista nei documenti inediti di Ugo Angelino che fu tra gli uomini di punta dello squadrone di Ardito Desio. Il volume L’uomo del K2, curato da Massimo G. Palazzi, è pubblicato con grande accuratezza e un ampio apparato iconografico dalle edizioni Zeisciu (253 pagine, 40 euro il prezzo di copertina). 

Che violare un colosso di ottomila metri fosse come andare sulla Luna lo si sapeva da tempo in quel 1954. Quasi nulla si sapeva invece né dei pericoli né della sopravvivenza nella Zona della Morte. Ogni spedizione era un esperimento senza garanzie, in bilico tra la vita e la morte. Per raggiungere le cime occorreva essere animati da candore ed entusiasmo incrollabili. Come lo fu Maurice Herzog che durante la discesa dall’Annapurna si trovò nel 1950 a un passo dalla morte. 

I tentativi in quegli anni si succedevano senza interruzione ed è stato per un malaugurato contrattempo, la morte improvvisa di uno scalatore a due passi dalla cima, se la prima bandiera piantata in vetta al K2 non fu quella a stelle e strisce.

L’archivio del biellese Ugo Angelino (1923-2016) affronta la scalata del K2 “dal versante umano” come osserva il curatore del libro. Dunque nessun accenno, salvo errori, alla vertenza che per anni contrappose Walter Bonatti e il Club Alpino Italiano né ai turbamenti del suo grande amico Riccardo Cassin per essere stato escluso dai candidati alla vetta

Il ruolo dell’industria italiana nella spedizione al K2

Per quanto riguarda l’apporto dell’industria italiana al successo della spedizione, dagli appunti di Angelino emerge il ruolo delle aziende piemontesi come ci ricorda Paolo Crosa Lenz nel suo mensile “Lepontica” numero 43 attualmente in distribuzione.

“In particolare”, si legge nella pubblicazione di Crosa Lenz, “la Gottifredi di Novara produsse le corde del K2 con il nylon della Rhodiatoce di Verbania, mentre l’azienda Tettamanti di Trecate produsse le termotute indossate dagli alpinisti per l’alta quota”. Chissà, viene voglia di chiedersi, se quegli indumenti all’epoca considerati avveniristici avrebbero garantito la sopravvivenza anche sulla gelida superficie della Luna.

Angelino Compagnoni Floreanini e Gallotti Nuovi sguardi sul K2 del 1954
Ugo Angelino con Compagnoni Floreanini e Gallotti (ph. Serafin)

Gli appunti e le lettere di Angelino e gli ordini di Desio

I diari di Angelino comprendono le lettere scritte dal Pakistan alla madre e al fratello Clelio e occupano vari quaderni rivelando le difficoltà fisiche e psicologiche che hanno caratterizzato l’assalto alla vetta nel mese di luglio 1954. Solo che dopo la descrizione della sepoltura di Mario Puchoz, i racconti diventano sempre più brevi, in alcuni casi ridotti a due o tre righe. Ugo aveva di sicuro altre gatte da pelare.

In base a un ordine di  servizio del capo spedizione Ardito Desio, gli venne assegnata la funzione e la responsabilità di dirigere i trasporti e i rifornimenti dei vari campi. A quanto Angelino stesso riferisce, sentimenti di entusiasmo, aspettativa e gioia furono manifestati da tutti gli uomini selezionati. “È la cosa più meravigliosa e inafferrabile che mi si potesse offrire”, annota il ventitreenne Walter Bonatti eccedendo nei superlativi (ma poi prenderà le distanze da quell’esperienza per i torti da lui ricevuti, ignorando in segno di protesta i rituali incontri tra i reduci). 

Angelino e Laura Achler ph Serafin Nuovi sguardi sul K2 del 1954
Ugo Angelino con la giornalista Laura Achler alle esequie di Bonatti (ph. Serafin)

I dissensi con Desio e il clima teso

Dagli appunti di Angelino emergono il preventivo delle spese per un totale di 107 milioni di vecchie lire, la tabella oraria generale della spedizione, i finanziamenti. “Nessuno dei partecipanti”, si legge, “potrà fare un guadagno di alcun genere sulla spedizione: se un beneficio qualcuno avrà, sarà un beneficio puramente morale, non certo materiale”. A queste specie di raduni spirituali non sembra però che sia corrisposto altrettanto rigore etico nei confronti dei portatori trattati come schiavi, costretti ad ammutinarsi sui ghiacciai perché privi di quegli occhiali da sole che per ordine di Desio erano stati lasciati a Skardu. 

E qui viene il bello, cioè il brutto. La colpa di questa grave mancanza viene da Desio fatta ricadere su Angelino. E non c’è da stupirsi se l’alpinista poi promosso accademico del CAI risponde per le rime. “Un capo spedizione che vuole attribuirsi solo gli onori e non le responsabilità”, scrive nei suoi diari, “non è degno di tale titolo”. Parole dure, sintomi palesi di un’atmosfera sempre più incandescente. 

Per fortuna l’appetito non manca e Angelino può scrivere alla madre che l’aria dei 2000 metri mette addosso una gran fame. Anche la voglia di scalare è tanta. Il 21 maggio giunto al Campo Concordia, Angelino comunica entusiasta al fratello che il K2 è proprio di fronte a lui. “Vedesti com’è bello, manca solo la bandiera italiana sulla cima”. Ma i rapporti con Desio sono sempre tesi. Non gli vanno giù i rimproveri del capo per non avere fornito ai portatori un’attrezzatura adeguata e annuncia per ripicca la volontà di rientrare in Italia. Più che una volontà una minaccia. Desio gli risponde a muso duro per lettera che non avrà difficoltà a sbarazzarsi di lui. E tutti gli uomini della squadra manifestano solidarietà con Angelino annunciando che di quella lettera Desio dovrà farne parecchie copie. 

Poi finalmente viene l’atteso momento del rimpatrio. “Tento di immaginare l’entusiasmo che la notizia della vittoria avrà provocato in Italia”, scrive Angelino. “Saranno tutti contenti meno quello che sulla spedizione ne ha dette di cotte e di crude”. A chi si riferisca non è chiaro. O forse lo è per chi ha orecchie per intendere ed è in grado di trovare quel nome tra le righe del bellissimo libro pubblicato dalle edizioni Zeiusciu. Ciò che contò per Angelino fu di scordarsi per sempre di certe beghe che hanno tediato per anni. E infatti mezzo secolo dopo in una lettera a Lino Lacedelli del 20 aprile 2004 spiega di voler tralasciare ogni commento sulle ben note polemiche. “E’ stata una vittoria dell’alpinismo italiano”, lascia scritto in un impeto di patriottismo, “e di questo dovrebbero andare tutti fieri”. Onore ad Angelino per il suo buon senso e la sua rettitudine.

Roberto Serafin

14 Gennaio 2025
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