Nel centenario dalla morte della regina Margherita il progetto “Sulle orme di Margherita” racconta il suo straordinario legame con il Monte Rosa: una figura spesso raccontata per il ruolo istituzionale, ma raramente per la sua dimensione più autentica, cioè quella di una donna che cercava libertà tra i ghiacci e che contribuì a costruire la Capanna Regina Margherita, il rifugio più alto d’Europa e l’Istituto Scientifico ‘Angelo Mosso’ al Col d’Olen. Il progetto comprende una mostra (29 aprile al 31 luglio a Varallo) curata da Camilla Anselmi, un libro e un docufilm.

Sulle orme di Margherita
Cercò la libertà tra i ghiacci del Monte Rosa dove contribuì a costruire la Capanna Regina Margherita, il rifugio più alto d’Europa, e l’Istituto Scientifico “Angelo Mosso” al Col d’Olen. A ricordare la figura di Margherita di Savoia (1851-1926) un secolo dopo la sua scomparsa non è la pizza universalmente conosciuta che prende il suo nome, bensì un’affascinante mostra di cimeli dal titolo “Sulle orme di Margherita” aperta dal 29 aprile al 31 luglio a Varallo (Vercelli) curata da Camilla Anselmi.
Non era mai successo che una sovrana salisse a quelle quote. Recentemente a rievocare con ogni particolare il clamoroso evento documentando la complessa costruzione della struttura e gli aspetti scientifici è stato anche un libro di Mattia Sella, intitolato “La capanna osservatorio Regina Margherita sulla Punta Gnifetti del Monte Rosa”, edito dalla Fondazione Sella con il patrocinio del Club Alpino Italiano (qui lo avevamo già recensito)
Sulle orme di Margherita: il libro e il docufilm
Le celebrazioni sono curate dal Comitato “Sulle orme di Margherita”. Il progetto, realizzato con il sostegno del Consorzio Monterosa Valsesia attraverso il Bando Art. 21 della Regione Piemonte, intende offrire un profilo storico e umano della sovrana alla luce della sensibilità contemporanea. Il libro in uscita in occasione della mostra ripercorre i luoghi visitati da Margherita in Piemonte (testi di Camilla Anselmi, illustrazioni di Luca Pettarelli, Scalpendi editore).
Un docufilm è inoltre dedicato al rapporto tra Margherita e la montagna (regia di Alessandro Beltrame, autrice Roberta Orsenigo).

Un ricco percorso espositivo
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso fotografie storiche, documenti, strumenti scientifici, testimonianze e installazioni multimediali. Fra i nuclei tematici va segnalata la costruzione della celebre Capanna Osservatorio con la storica salita inaugurale del18 agosto 1893. Strumenti scientifici e meteorologici provenienti dall’Osservatorio sono esposti per la prima volta al pubblico. Testimoniano l’intensa attività di ricerca internazionale avviata fin dalla fine dell’Ottocento in quota, in campo meteorologico, fisiologico e alpino.
Le fotografie esposte restituiscono invece le diverse fasi di realizzazione e trasformazione della struttura iniziata nel 1890 e completata tre anni più tardi. Fra le meraviglie della Capanna va oggi registrata una biblioteca, la più alta del mondo, con più di 250 volumi in italiano, tedesco, francese, inglese, spagnolo e in altre lingue straniere. Ricerche scientifiche effettuate di recente riguardano la terapia del mal di montagna acuto, l’edema polmonare acuto, la funzionalità respiratoria in soggetti sani e asmatici.
Completano l’esposizione un dipinto della Regina Margherita del pittore valsesiano Camillo Verno (1893) conservato a Palazzo dei Musei di Varallo, e installazioni video e multimediali.

La regina Margherita e l’impresa della capanna
Gli storici osservano che la salita di Margherita su una delle vette più elevate del Rosa fu una parentesi lieta della sua vita. Era diventata regina dopo avere sposato il cugino Umberto ucciso da un fanatico a Monza. È in ogni modo scontato che in quel 1893, un quarto di secolo dopo la nascita del Club Alpino Italiano, la costruzione ai 4559 metri della Punta Gnifetti abbia avuto un inevitabile significato nazionalistico. Costituì anche una risposta da parte della giovane nazione italiana ai francesi che nel 1890 avevano costruito sul Monte Bianco, a quota 4634, una capanna – osservatorio, la Vallot. La costruzione della capanna dedicata alla regina non fu un’impresa semplice. Lassù sulla Gnifetti per spianare la montagna furono fatti saltare con la dinamite oltre venti metri cubi di roccia. Travi e lamiere furono portate in cima a spalla. Una fatica immane che generò una specie di rivolta tra le maestranze, subito sopita.
Il giorno dell’inaugurazione la regina Margherita compiva 41 anni. Da quattro estati passava le vacanze a Gressoney mentre re Umberto preferiva andare a caccia nella riserva del Gran Paradiso. Issata su una seggiola infilata in due sbarre, Sua Altezza diede prova di coraggio nello sfidare i numerosi crepacci. Insieme con la sua comitiva era partita alle 4.30 da quota 3360 dove aveva dormito sotto una tenda. A mezzogiorno entrò nella nuova capanna salutata a nome del CAI dal senatore Perazzi.
Furono gli obiettivi di Valentino Curta e Vittorio Sella a fissare quei momenti in una memorabile sequenza d’immagini. Peccato che la mancanza di un minimo di giustizia sociale provocasse nel frattempo drammatici moti di insurrezione popolare finiti nella strage di Bava Beccaris. La natura grandiosa e solenne delle alte vette riuscì forse a generare nella regina una ventata di ottimismo? Si tratta soltanto di un’ipotesi come si legge in “Picchi, piccozze e altezze reali”, catalogo della mostra sulle “altezze reali” che in passato frequentarono le alte quote, organizzata dal Museo della Montagna nel 1998 sotto la guida di Amedeo di Savoia-Aosta, una nobile famiglia che le montagne le aveva da generazioni nel cuore.
Roberto Serafin
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