Un grave ed esteso incendio ha colpito in questi giorni il Monte Moregallo in provincia di Lecco, aggiungendosi ai molti focolai di questa torrida estate. Il Moregallo è un monte il cui fascino è spesso sottovalutato e di cui molte persone, pur frequentando le montagne lombarde, ignorano anche il nome. Purtroppo ora è diventato suo malgrado protagonista della cronaca dell’ultima settimana, ma come ci racconta Serafin (che da Magreglio ha assistito al triste spettacolo), merita di essere apprezzato per la bellezza che può regalare.

Il Moregallo brucia
La lunga cresta frastagliata del Moregallo la rivedo in lontananza ogni volta che soggiorno a Magreglio nell’ospitale villa dei Podestà. Specialmente al tramonto affiora civettuola accanto ai più titolati Corni di Canzo. La maggior parte delle persone con cui ho rapporti ignorano però che esista una montagna con quel curioso nome e con quella cresta sommitale che la fa rassomigliare in piccolo al Resegone. Ma questa volta si sono dovute ricredere.
Nella travagliata estate del 2026 il Moregallo ha fatto notizia eccome. Trasformatosi in un rogo, ha divampato giorno e notte dal 4 agosto ad oggi 7 agosto. Per domare l’incendio sono intervenuti volontari e vigili del fuoco. Due Canadair sono volati da Genova per tuffarsi in quel ramo del Lago di Lecco (che tanto piacque ad Alessandro Manzoni) in cui il Moregallo si affaccia attirando generazioni di alpinisti. E tra quella catena ininterrotta di monti gli aeroplanini gialli han raccolto nei serbatoi l’acqua del lago ed sono volati con sapienti volteggi a gettarla sul Moregallo.
Impresa difficile, perché la parete del Moregallo che guarda verso Lecco si presenta quasi verticale e i getti d’acqua accarezzavano appena quelle rocce calcaree costringendo i piloti a un’estenuante corsa contro il tempo.
Oggi (7 agosto) si è aggiunto anche lo Skycrane dei Vigili del fuoco, elicottero che in soli 45 secondi può caricare circa 10mila litri d’acqua. Infine l’incendio sembra quasi del tutto spento (ancora sotto monitoraggio durante la notte tra 7 e 8 agosto perchè vi sono zone ancora calde): si parla di 200 ettari intaccati dalle fiamme.

Le salite al Moregallo
Per chi scrive il Moregallo e la sua celebre Cresta Osa rappresenta una salita alpinistica di un certo riguardo, più volte ripetuta. Una salita sempre ricca di soddisfazioni con la brava guida Graziano Bianchi (da poco mancato nella sua Erba) a fare da capocordata.
Va precisato che le venature di roccioso calcare del Moregallo affiorano dai ripidi prati che si trovano di fronte a Lecco, sulla sponda opposta del lago. Forse questa vetta delle Prealpi ricorda per la sua struttura rocciosa la cresta di un gallo e non è escluso che da questo particolare derivi il suo toponimo. E forse non mi sarebbe importato granché della “conquista” di questa vetta sfortunata se non fosse stato per l’attrazione esercitata dalla suddetta cresta OSA, via classica di alpinismo (III-IV) sulla parete orientale, quella che si affaccia su Valmadrera.
La desideravo quella via di roccia ogni volta che in macchina passavo diretto a Lecco e non c’era ancora la galleria stradale sotto il monte Barro. La cresta curiosamente aveva l’apparenza di una grande falce. Per “conquistarla” si saliva da Valmadrera dove si lasciava la macchina fino a una sella dove iniziava l’arrampicata alpinistica vera e propria. Con mia moglie Marina digiuna di arrampicata si risaliva invece fino alla Bocchetta di Sambrosera (1132 metri) per poi affrontare un canalone alla presenza di una selva di pinnacoli di calcare.
Dalla cresta sommatale nei pressi della croce di vetta (1276 m) si abbracciavano le montagne del Lecchese e in lontananza le vette del Vallese e del Monte Rosa. Uno spettacolo indimenticabile che il recente incendio ha richiamato alla memoria di molti appassionati.
Effetti dell’incendio del Moregallo anche nei comuni vicini
Secondo quanto racconta LeccoToday, numerosi curiosi hanno seguito con una certa ansia le operazioni dal lungolago di Lecco e dalle spiagge di Pradello, assistendo ai continui rifornimenti d’acqua del Canadair direttamente dal lago
L’incendio ha avuto effetti anche nei comuni vicini. In diverse località il vento ha trasportato fuliggine fino a balconi e davanzali, mentre nella zona di Pradello sono intervenuti anche i tecnici di Arpa Lombardia per effettuare i monitoraggi ambientali.
Insomma questa volta il Moregallo l’ha combinata grossa, anzi l’ha subita perchè mentre scrivo sono in corso indagini per individuare i colpevoli. Sicuramente la calura gentilmente mandataci dall’Africa con l’anticlone e il gran secco hanno contribuito a propagare velocemente il fuoco.
Il Moregallo nelle parole di Mirella Tenderini
Quando le fiamme saranno completamente spente non resta che raccogliere da Mirella Tenderini, scrittrice e viaggiatrice illustre, l’invito a salire sul Moregallo per renderci conto di quanto siano affascinanti queste montagne di Lombardia e, magari, per provare l’emozione di una salita alpinistica lungo la cresta Osa che agli automobilisti meno distratti diretti a Lecco dalla pianura appare come una “grande scimitarra ricurva”.
“Mi piacerebbe”, ha scritto Mirella, “tornare in cima al Moregallo, da Sambrosera, o passando da Preguda; oppure per la Cresta Osa che dal basso sembra una scimitarra ricurva e quando si è su, quasi arrivati, c’è un pezzettino in piano da percorrere proprio sul filo della lama della scimitarra, che è già come camminare in cielo”.
Da Mirella si viene a sapere che in cima, d’estate, ci sono i più bei voli di rondini della Lombardia. “Se stai sdraiato immobile sul prato – ed è già una cosa bellissima stare sdraiati su un prato verde in cima ad una montagna – senti il rumore dell’aria tagliata dalle ali dei rondoni che corrono bassi e veloci per poi alzarsi in un balzo e tornare in tondo con uno stridio breve”.
Per godere il panorama dicono che sia meglio venire in tardo autunno quando l’aria fredda e più trasparente e si vede lontano tutta la pianura che sfuma verso l’Appennino e l’Adda che serpeggia e luccica a tratti, a seconda dell’inclinazione dei raggi del sole.
Le pareti che precipitano verticali nel lago non permettono insediamenti e scempi. Pare che fino all’inizio del nostro secolo i massi erratici di granito e di serpentino fossero abbondanti in tutta la zona, scendendo verso Valmadrera e Civate, ma che gli scalpellini li abbiano consumati tutti a furia di tagliar pietre da vendere. Il lago li sotto è profondissimo. Negli abissi giacciono le carcasse d’imbarcazioni naufragate sin da epoche preromane.
Bisogna concordare con Mirella che il “nostro” Moregallo è bello da tutte le parti, in tutte le stagioni: per rendergli omaggio dopo la terribile esperienza, niente di meglio di rendersene conto salendoci. Con il dovuto rispetto ovviamente.
Roberto Serafin
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