Nelle ultime settimane si sente nominare spesso El Niño. Quanto influenza il clima El Niño? Possiamo dare a El Niño “la colpa” delle ondate di calore di quest’estate? Prima di tutto è opportuno capire di che si tratta e quali sono i suoi maggiori effetti a livello globale. Ce lo ha spiegato Daniele Cat Berro della Società Meteorologica Italiana
Ascolta le spiegazioni di Daniele Cat Berro nella puntata del podcast
Che cos’è El Niño?
Negli ultimi giorni è stato difficile sfuggire al caldo anche salendo di quota, gli ecosistemi sono sotto stress… ma di chi è la colpa? Qualcuno prova a darla a El Niño, ma diciamolo subito: non c’è alcuna correlazione tra El Niño che sta insorgendo effettivamente in queste settimane nel Pacifico tropicale e l’ondata di calore che ha interessato l’Europa.
El Niño è un anomalo e periodico riscaldamento di origine naturale delle acque superficiali del Pacifico tropicale, praticamente al largo del Perù.
Ed è proprio lì che gli viene dato il nome. I pescatori peruviani vedevano che in certi periodi all’inizio dell’inverno nei dintorni del Natale (da qui El Niño, cioè il bambino, il Bambin Gesù) calava la pescosità del loro mare. Effettivamente l’anomalo riscaldamento delle acque portava dei cambiamenti anche negli ecosistemi, nella disponibilità di nutrienti nel mare e di conseguenza un calo della disponibilità di pesce da pescare.
El Niño è un fenomeno che fa parte di una di un’oscillazione climatica che comprende anche la sua controparte fredda che è La Niña: si oscilla tra condizioni in cui è attivo El Niño e le acque del Pacifico tropicale sono più calde, condizioni neutrali, e condizioni di raffreddamento in cui è attiva La Niña. El Niño ritorna con una periodicità variabile tra i due e i sette anni. L’intero ciclo El Niño-La Niña prende il nome di Enso (El Niño Southern Oscillation).

Gli effetti di El Niño a livello globale
A livello globale gli anni con El Niño sono anni mediamente più caldi. Un periodo El Niño molto importante c’era stato nel 2023-24 che infatti, sovrapposto al riscaldamento globale antropogenico di lungo termine, aveva portato il 2024 a essere l’anno più caldo mai è registrato a scala globale. Questo perché la porzione di mare interessata da questa anomalia è molto vasta e cedendo calore col tempo anche all’atmosfera ha dei risvolti globali.
Dobbiamo però distinguere l’effetto di breve termine e legato alle oscillazioni naturali dal riscaldamento di lungo termine di origine antropica dovuto all’aumento dei gas serra nell’aria al quale El Niño va a sovrapporsi.
Eravamo in debole La Niña nel 2025, poi siamo passati in condizioni neutrali fino a qualche mese fa, ora si sta rapidamente riscaldando il Pacifico tropicale e la WMO, l’organizzazione meteorologica mondiale, ha ufficialmente dichiarato l’inizio di El Niño proprio nelle settimane scorse.
Si suppone che El Niño possa poi accelerare nel corso dell’estate e dell’autunno, raggiungere un picco, nel prossimo inverno e perdurare poi con una coda durante il 2027. Quindi si teme che tra il 2026 e il 2027 ci sia un nuovo picco di temperatura media globale che potrebbe superare quello del 2023-24, perché nel frattempo il riscaldamento globale antropogenico sta andando.
El Niño, al di là di un aumento generale delle temperature medie globali, porta, ad esempio, a una una marcata siccità dell’Australia e delle zone tropicali del sud est asiatico dove causa un’alterazione del monsone estivo, ma porta siccità anche su parte del bacino amazzonico.
Gli effetti di El Niño in Europa
Detto questo a livello globale, l’Europa è il continente meno interessato dagli effetti dalle teleconnessioni dovute a El Niño, cioè agli effetti a lunga distanza di questa anomalia tropicale, per cui, tanto meno in questa fase iniziale, è assolutamente forviante collegare il caldo delle ultime settimane a El Niño.
Anche in prospettiva, guardando all’autunno e all’inverno, non dovremmo aspettarci forti anomalie legate a El Niño, quantomeno distinguibili in maniera significativa da quello che è l’effetto del riscaldamento antropogenico. Parlando di anomalie naturali invece il clima europeo è molto più condizionato a scala stagionale da altri tipi di anomalie legate per lo più a quello che accade nell’Atlantico. Ad esempio c’è l’Arctic Oscillation o la NAO, che è la North Atlantic Oscillation, che è un’anomalia che riguarda le differenze di pressione tra il Nord Atlantico e Mediterraneo: il nostro clima è più legato a quello che accade nel Nord Atlantico. Magari poi un certo effetto di El Niño c’è anche, ma da noi difficilmente sarà distinguibile dal rumore di fondo e dagli effetti di altre anomalie a noi più vicine.
In sintesi se non reggiamo più il caldo quest’estate non diamo la colpa a El Niño, ma al riscaldamento globale antropogenico.
Per saperne di più su El Niño vi consigliamo questo ottimo approfondimento di Giovanni Baccolo

RUBRICA A CURA DI:
La Società Meteorologica Italiana è la maggiore associazione nazionale per lo studio e la divulgazione di meteorologia, climatologia e glaciologia. È un’associazione scientifica senza fini di lucro e opera su tutto il territorio nazionale conservando stretto legame con la Società Meteorologica Subalpina che ne è socio fondatore nel territorio alpino occidentale, Francia e Svizzera incluse. SMI promuove ed incoraggia lo sviluppo e la conoscenza delle scienze dell’atmosfera in Italia. Appartiene a UniMet (Unione Meteorologia Italiana) ed all’European Meteorological Society.
Scheda partner