Mercoledì 8 aprile 2026 Hillary Gerardi e Valentine Fabre hanno stabilito il record femminile della Chamonix-Zermatt in poco più di 22 ore. Una traversata scialpinistica classica che si compie, normalmente, in più giorni. Questo episodio suscita in Serafin il ricordo di quando mezzo secolo fa fece questo percorso al contrario rispetto a come si fa solitamente: con il sole in faccia. Ma soprattutto guardando più al piacere della traversata che al cronometro.

gerardi fabre chamonix zermatt 1 La classica Chamonix-Zermatt con il sole in faccia
Hillary Gerardi e Valentine Fabre hanno stabilito il record femminile della Chamonix-Zermatt in poco più di 22 ore

Sfide al cronometro sulla Chamonix-Zermatt

La tradizione vuole che la traversata Chamonix-Zermatt inizi e finisca sul piazzale delle chiese, rispettivamente francese e svizzera. Comunemente chiamata Haute Route, dalla sua nascita nel 1903 la si percorre con sci e pelli di foca in 5-6 giorni per un totale di 107 chilometri e 8100 metri di dislivello positivo. Oggi tuttavia un sempre più diffuso spirito di emulazione ha creato a quelle quote situazioni in cui l’adrenalina esige la sua parte. Sul percorso c’è infatti chi si getta fin da subito secondo un’invisibile pole position come se si trovasse in una pista di formula uno. L’occhio da quel momento è rivolto al cronometro. Come se quel mondo di neve e di ghiaccio che ci circonda fosse lì per caso. Perché le meraviglie per chi sa apprezzarle non mancano in questa Chamonix-Zermatt, come non mancano nella fiabesca Nizza-Bardonecchia che attraversa a occidente le Alpi con una serie di vellutati saliscendi. O come nell’arcigna “Magistrala” del Triglav, in Slovenia, anch’essa ai primi posti nell’interesse degli sci alpinisti di lungo corso. 

Sta di fatto che mercoledì 8 aprile 2026, pochi giorni dopo che Mathéo Jacquemoud e William Boffell avevano completato 103 chilometri di percorso e oltre 8000 metri di dislivello positivo in 13 ore e 27 minuti, sono state la franco-americana Hillary Gerardi e la francese Valentine Fabre a stabilire il record femminile della Chamonix-Zermatt. In poco più di 22 ore hanno infatti percorso il centinaio di chilometri della traversata arrivando trionfanti a Zermatt. 

Nel 2021 erano state Hillary e Valentine le prime a completare in un colpo solo la traversata. Poi le svizzere Gaëlle Perrier e Clara Masserey hanno fatto cadere la barriera delle 24 ore (23,36). Ma perché stupirsi? Sembra che questa sia l’evoluzione dello sci alpinismo. Le grandi traversate classiche, nate come esperienze di più giorni, starebbero insomma diventando sempre più terreno di sfide “light & fast”

Dalle colonne di Alpine Magazine giunge a proposito l’invito a sottrarsi a questa frenesia di record che contagia l’alpinismo. “Andare veloci”, si legge, “è un modo di trasformare ciò che si attraversa. In un certo senso, di ridurlo”. Potenza della velocità.

Chamonix Zermatt in fila. ph SerafinJPG La classica Chamonix-Zermatt con il sole in faccia
Qui e in apertura: sulla Haute Route mezzo secolo fa (ph. R. Serafin)

L’Haute Route mezzo secolo fa

Mezzo secolo fa, quando chi scrive si cimentò in una remota Chamonix-Zermatt gli sciatori grazie al cielo potevano ancora pendersela comoda senza essere schiavi del cronometro. Ciononostante la Haute Route fu sempre dalle sue origini considerata un’impresa eroica. Lo era che io ricordi anche quando ai miei tempi l’attrezzatura si fece più leggera e di conseguenza lo zaino si alleggerì di una decina di chili. Gli sci però non erano ancora dotati di attacchini e c’era da tribolare quando si staccavano dallo scarpone. Meno male che non erano più le lunghe, ingombranti travi di legno dei nostri padri e che le pelli sintetiche stavano perfettamente attaccate alle solette senza bisogno di improbabili cinghiette. 

A tutt’oggi l’Haute Route resta impegnativa per quota, lunghezza e dislivello delle tappe. Indubbiamente richiede un buon livello di allenamento. La meteo lassù è quanto di più inaffidabile e molte disgrazie sono state in parte dovute al brutto tempo. La più famosa sicuramente fu quella che nel 2018 vide la morte per assideramento di un gruppo di italiani. Tutti perfettamente allenati e attrezzati.

Variazioni sul tema

Il percorso originale parte da Chamonix e arriva a Zermatt. Ci sono tuttavia alternative atte a rendere più spettacolare o più veloce il tracciato, come la partenza da Verbier. Anche quando negli anni ottanta tentai la traversata dopo aver saggiato i quattromila dell’Alto Atlante in Marocco, venne scelta di comune accordo un’alternativa. Il gruppo di cui facevo parte decise infatti di partire dalla celebre Capanna Britannia raggiunta in funivia da Saas Fee. Strada facendo avremmo approfittato di altri impianti soprattutto in quel di Zermatt. 

Del gruppo condotto da guide vallesane faceva parte l’amico Franco Brevini che parallelamente all’insegnamento universitario e alla ricerca scientifica, svolgeva e tuttora svolge in tarda età un’intensa attività alpinistica. Insomma, una garanzia come compagno di Haute Route. Nella prima tappa si puntò ovviamente su Zermatt. Brevini si era messo nello zaino una corda da arrampicata. E non fu solo in quella prima tappa che la utilizzai con il suo consenso, dopo avere calzato i ramponi, nel superare in discesa una muraglia di ghiaccio di cui non ricordo il nome. 

La discesa verso Zermatt iniziata col buio sotto una nevicata fu poi resa confortevole dal sole. E la conclusione di ogni tappa avendo con il sole in faccia fu il vantaggio di quello spensierato andare controcorrente anziché verso est come si era abituati a fare. Anche se la qualità della neve per via del caldo lasciava un po’ a desiderare. 

Chamonix Zermatt verso Schonbiel Hutte ph. Serafin. ph. SerafinJPG La classica Chamonix-Zermatt con il sole in faccia
Chamonix Zermatt verso Schonbiel Hutte (ph. Serafin)

Fatiche, ma anche piaceri

Alla capanna Schönbiel che fu inaugurata nel 1875 nientemeno da Whymper, conquistatore del Cervino, al termine della seconda tappa ci crogiolammo un po’ provati con gli ultimi raggi di sole. Durante la salita da Zermatt eravamo stati costretti dalla scarsità di neve a toglierci gli sci e metterceli in spalla. Una fatica in più. L’indomani l’indomabile Brevini mise di nuovo a disposizione la sua corda nella discesa dal Col de l’Eveque. Ormai eravamo in vista delle Vignettes, un grande e severo edificio in pietra tra la Pigne d’Arolla e il Mont Collon. Ricordo che prima di metterci in branda ci si recava ai “servizi” mettendoci disciplinatamente in coda. I servizi si trovavano all’aperto, in una cabina sospesa sul vuoto. Per arrivarci sani e salvi si strisciava lungo un corrimano sferzati da folate sgradevoli. 

L’indomani mattina ci convincemmo che il tempo non avrebbe fatto giudizio e scendemmo a valle annaspando nella neve marcia. Eravamo diretti ad Arolla e poi a Martigny. Il congedo dalle vette del Vallese in quest’ultima graziosa cittadina fu annaffiato da un profumato fendant dei vigneti che ornano le sponde del Rodano. A tavola al ristorante ci attendevano spettacolosi asparagi e altre delizie gastronomiche locali. Davvero la Chamonix-Zermatt non ci negò fatiche e piaceri. 

Roberto Serafin

15 Aprile 2026
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MountCity

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