La Capanna Marinelli, storico bivacco sulla Est del Monte Rosa, necessita di essere adeguata alle attuali esigenze. Lo spunto viene da “Effetto Albedo” in ricordo dell’amico Flavio Migliavacca che ebbe l’idea. Ora il progetto sta prendendo forma ed è appena stato presentato al CAI Milano, sezione proprietaria del bivacco.

In apertura: la Capanna Marinelli attuale
Intervenire, ricordando Flavio Migliavacca, per adeguare la Capanna Marinelli alle nuove esigenze
Di fronte ai cambiamenti climatici, la montagna invita a rivedere le pratiche consolidate e a ripensare la funzionalità dei punti d’appoggio — rifugi e bivacchi — che costituiscono presìdi strategici sulle Alpi. È il caso della Capanna Marinelli, situata a 3.036 metri sulla parete Est del Monte Rosa, inaugurata nel 1886 su iniziativa della Sezione di Milano del CAI, che ancora oggi ne è proprietaria.
L’invito a realizzare su questo storico bivacco interventi di innovazione e miglioramento arriva dall’associazione Effetto Albedo, fondata da un gruppo di amici accomunati dalla passione per l’alpinismo e per l’esplorazione delle montagne più significative delle Alpi con sci e snowboard.

Con questo spirito, Flavio Migliavacca — snowboarder e alpinista novarese scomparso il 28 maggio 2021, dopo aver completato in stile alpino la salita e la discesa del Linceul di Punta Nordend — aveva immaginato importanti modifiche al bivacco Marinelli, dopo avervi trascorso una notte difficile prima dell’impresa conclusasi tragicamente.
A raccontarlo è Fabrizio Orsello, compagno di cordata di Flavio in quella salita, che l’11 giugno ha condiviso la storia con i soci del CAI Milano. Da allora, Orsello si è impegnato attivamente per dare forma al desiderio dell’amico, coinvolgendo — assieme al CAI Milano — i principali attori del territorio: il Comune di Macugnaga, le Guide Alpine Macugnaga CBSAS, il Soccorso Alpino Macugnaga, il Club dei 4000 Macugnaga ASD e il CAI di Macugnaga, presente all’incontro con il presidente Davide Rabbogliati.
Nelle estati 2023 e 2024 sono state effettuate indagini e rilievi in loco: gli esperti consultati hanno confermato l’opportunità di un intervento di riqualificazione. Originariamente concepita come punto d’appoggio per le classiche imprese alpinistiche estive, oggi alla storica Capanna è richiesto un utilizzo più sicuro e accessibile durante tutto l’anno, inclusa la stagione invernale e primaverile.
Il crowdfunding per la Capanna Marinelli
Durante l’incontro CAI si è discusso dell’intervento con Lorenzo Maritan (Commissione Rifugi del CAI Milano), Walter Berardi (alpinista e attuale custode del bivacco), Fabrizio Orsello e Lorenzo Serafin, che hanno illustrato le caratteristiche del progetto. L’intervento sarà finanziato attraverso una campagna di crowdfunding e tramite canali di finanziamento istituzionali. La raccolta fondi è già attiva sulla piattaforma Rete del Dono.

Il progetto di adeguamenti dalla Capanna Marinelli
Attualmente, la capanna — protetta da una sporgenza rocciosa — presenta in inverno significative difficoltà di accesso e permanenza, risultando fino a maggio inoltrato quasi completamente sommersa da neve compatta. Una possibile soluzione individuata prevede l’utilizzo di una cavità naturale posta sul retro della struttura, scoperta durante l’ultimo sopralluogo che si ipotizza di trasformarla in un vestibolo d’ingresso. Potrebbe risalire al primo ricovero usato da Giovanni Gnifetti Imseng nella sua ascensione del 31 luglio 1872 con gli inglesi Charles Taylor e i fratelli William e Richard Pendlebury.
Il progetto preliminare sembra rispondere alle esigenze espresse dai soggetti coinvolti, comprese quelle di ricavare nel vestibolo uno spazio per il deposito di materiali di soccorso, sci e attrezzatura alpinistica. Durante l’estate 2025 verranno svolti ulteriori approfondimenti tecnici, in vista della redazione del progetto esecutivo, con l’obiettivo di completare l’intervento nell’estate 2026, in occasione del 140° anniversario dell’inaugurazione della Capanna, avvenuta il 5 agosto 1886, sette anni prima della costruzione della Capanna Margherita sulla Punta Gnifetti.
Roberto Serafin
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